The Empty Dream | Recensione band emergenti del panorama underground - Page 2
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BLIND GUARDIAN – AT THE EDGE OF TIME


 

Sono trascorsi quattro lunghi e, per alcuni, interminabili anni dall’ultimo disco dei Blind Guardian. Quel “A Twist In The Myth” che piacque a tutti ma, al contempo, segnò un, neppur lieve, tentativo della band di ricalcare i solchi del monumentale “Imaginations From the Other Side”.

E già che,  il nostro guardiano cieco, di strada ne ha fatta. Partito da “clone ufficiale degli Helloween”, ha partorito, man mano, dischi sempre più personali, sino a sfoggiare autentiche opere d’arte, come il già citato “Imaginations From The Other Side” e il successivo (e, secondo chi scrive, sopravvalutato) “Nightfall In the Middle Heart”).  

Poi una breve pausa, un dischetto di cover e inediti e quel “A Night At The Opera” che spaccò in due il mondo dei fan della band. I primi accusarono loro di aver completamente sradicato le loro radici epico-fantasy e sinfoniche dai precedenti best sellers; i secondi, più opened mind (tra i quali mi ci ficco) apprezzarono molto l’opera (tranne l’ultimo brano, quella bonus track, “Harvest Of Sorrow” cantata in italiano, completamente acustica e tradotta come “Frutto Del Buio”…. Un incubo). Per chi scrive, “A Night At The Opera” è, senza dubbio, l’album più sperimentale, bello e originale dei Blind Guardian che, dopo averlo licenziato e essersi subito il cazziatone da critica e fan, decisero di pubblicare “A Twist In the Myth”, dischetto innocuo, molto bello ma che nulla aggiungeva a quanto già detto in  Imaginations….”.

E questo album, invece? Come valutare “At The Edge Of time”?

Potrei semplicemente dire: l’ennesima figata. Ma procederò con i piedi di piombo.

Coraggioso l’intento di inizializzare l’opera con una vera e propria mini-suite di quasi 10 minuti, “Sacred World”, costruita su riff dinamitardi e rocciosi e sulla voce di Hansi Kursch sempre in tonalità “The Lion King”. Ma ciò che stupisce è la presenza massiccia di orchestrazioni che, in questo disco, fanno davvero la differenza.

Se nei precedenti album, le orchestrazioni, fungevano da accompagnamento o, comunque, da arrangiamento senza coprire il sound di chitarre e altri strumenti, nell’opener è proprio l’orchestra a condurre il “gioco” e a trasportarci in un modo nuovo, un mondo ancora più epico e sinfonico, maestoso all’inverosimile. Brano che, infine, comparirà, utilizzato come soundtrack del videogioco “Sacred”.

Ma i nostri non si scordano dove hanno lasciato i controcazzi che sfoderano nella successiva e dinamitarda “Tanelorn (In To the Void)”, nella quale, l’orchestra, viene temporaneamente accantonata per dar sfogo al guitar riffing più roccioso che i Blind Guardian abbiano posto in essere dai tempi di “Imaginations From The Other Side”. Con tanto di melodie,  cori epici, refrain catchy e tutti i condimenti che ci hanno viziato e continueranno (si spera) a viziarci nel tempo.

Insomma: il guardiano cieco ci vede benissimo , specie quando, gli axemen, decidono di sfornare i loro guitar solos, marchio di fabbrica dei loro brani che si intrecciano con i riff e che vengono sorretti da un drumming terremotante e distruttivo.

Classica song “Made in Blind Guardian”, con acuti di Hansi Kursch che non vengono risparmiati in nessuna occasione e che renderanno felici chi, nella first track, magari, era rimasto un pochettino deluso.

E se “Tanelonci ha lasciati senza respiro, la successiva “Road Of No Releaseci farà danzare su tempi, ora sostenuti, ora più lenti e melodici, grazie al magistrale utilizzo delle tastiere e della sinfonia orchestrale che, intelligentemente, viene posta come accompagnamento, lasciando sfogo all”’ira” dei guitar solos. Song, quest’ultima che non può che non ricordarmi momenti trascorsi nel mio album preferito, “Imaginations From The Other Side” ma che poco ha da spartire con quest’ultimo. Ottima prova.

La batteria di Fredrik Ehmke ci introdurrà ad un’altra gemma di epic metal controcazzuto, “Ride Into Obsession”, andando a sfoderare un brano battagliero ed epico all’inverosimile che sarà intramezzato, nei break, da cambi di tempo e linee vocali che lo renderanno ancor più bello ed emozionante.

Ed ora la nota dolente: la ballad. È cosa risaputa che, ogni power metallers vuole incidere una cazzo di ballad nei propri dischi. E i Blind Guardian, dopo averci deliziato con “And The story End” o “Lord Of The Ringsci spezzano le gambe con questaCurse My Name”, retta dal sound di chitarre acustiche e medioevaleggianti ma che, purtroppo, fa scadere il livello qualitativo del disco.

Disco che, potenzialmente, contiene delle hit che, purtroppo, non potranno mai reggere il confronto con le high lights composte in passato. Disco che soffre di alti e bassi (ascoltare per credere la noiosaWar Of The Thrones” la cui unica cosa bella è il refrain, melodico e…. basta).

A chiudere il disco ci pensano due pezzi completamente diversi tra loro nella struttura del songwrintng. La terremotanteA Voice In The Dark”, dalla quale emergono i gioielli di famiglia dei Blind Gauardian: velocità, drumming vincente e bomba stico, melodie, epicità, refrain catchy, cori a volontà e controcazzi che rendono una power epic metal song una super power metal-cazzuta song!

Il sigillo finale viene posto da “Wheel Of Time”, che pare essere un miscuglio (purtroppo non ben risuscito) di tutto ciò che l’album ha voluto rappresentare: orchestrazioni sinfoniche all’inverosimile, melodie, chitarre con riff duri come macigni, un singer che non ha eguali e una sezione ritmica che non ha bisogno di ulteriori aggettivi per poter essere descritta. Il problema è che, in questo caso, il minestrone è riuscito male. Se partita in grande accelerata e ottimamente, nel break, improvvisamente, dà di matto e si trasforma in una song dai toni arabeggianti con orchestrazioni pompose che non ci azzeccano un cavolfiore con l’intera struttura della song tutta!

Vabbè….  Voglia di sperimentazioni?

Ma neanche troppa… voglia di proporre qualcosa di diverso ma sena discostarsi troppo dal “mestiere”. E, quando lo fanno, vorresti che non avrebbero mai dovuto farlo.

Comunque sia, in definitiva, “At the Edge Of Time” rimane un disco con una sua dignità, superiore al precedente, inferiore ai best sellers ma, che cacchio…. Non è possibile pretendere che i nostri bardi su superino volta per volta e, allora, diamo a Cesare quel che è di Cesare e diamo ai Blind Guardian quel che è dei Blind Guardian!

 

VOTO: 7.5

 


News 21/08/2010


Cradle Of Filth:Ecco la copertina del porssimo lavoro della band inglese intitolato Darkly, Darkly, Venus Aversa.

Cliccando sul link potrete ascoltare l'inedito Lilith Immaculate http://www.youtube.com/watch?v=kOiA8EnNsq8&feature=player_embedded

Questo il commento sull'album del singer Dani Filth “without doubt the fastest and most brutal album we’ve created to date. As an acquaintance of the band so aptly noted, this is like ‘Iron Maiden on crack in a graveyard of angels!” “This album is Cradle at our most sinister and darkened fairytale,” continua Dani. “A gothic horror themed slay-ride of fervour and perversion; yet amidst the orchestral melodrama and lush, cinematic production, there sits stalwart a ravening beast of furious riffing, flesh ripping vocals and monstrous, unstoppable percussion.”

Behemoth:Dalla mailing list dei Behemoth

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ULVER - NATTENS MADRIGAL


Se dico che questo, datato 1996, è l’album più bello nonché più rappresentativo della storia del black metal, non ho affatto paura di sbilanciarmi troppo, poiché neppure Dio potrà mai toglierlo dalla top three del True Norwegian, nella quale svetta assieme a “Hvis Lyset Tar Oss” di Burzum e “A Blaze in the Northern Sky” dei Darkthrone.

“Nattens Madrigal – Aatte Hymne til Ulven i Manden”, registrato in una foresta, in poche ore, con un epocale amplificatore a quattro tracce, lì trasportato di peso dopo un viaggio in autovettura noleggiata con i soldi del primo contratto con una major della band, in presa diretta, senza mixaggio alcuno, è senza alcun dubbio il simbolo, l’emblema primo e ultimo, ed il testamento spirituale della band e della prima ondata del black metal, nella sua brevissima ma folgorante storia nella propria patria, la Norvegia che diede i natali al genere ed ai suoi membri più conosciuti e amati.

Un black metal per nulla inquinato, tranne che per un fulgido minuto, da null’altro che se stesso.

Otto inni alla bestia (il lupo) che è nell’uomo, quindi, impressi con furia ferina, quasi barbarica, in quella notte mitologica, in quella foresta che non sapremo mai quale sia, in quel leggendario momento dello spazio-tempo in cui gli dèi pagani e protettore della Scandinavia e della sua oscura musica scesero sulla terra ed accompagnarono Garm, AiwarikiaR, Haavard, Aismal e Skoll nella loro opera suprema, e lì rimasti con una qualità scarsissima a cui non stento. Attribuire un terzo del fascino indiscutibile e immortale dell’opera.

Suono delle chitarre zanzaroso, aggressivo, lontano e furente, eppure epico e assolutamente trascendentale nella sua barbarie; basso invisibile ma onnipresente; batteria impegnata in rapidi, sporadici ma precisissimi quanto efficaci blast-beats da infarto; e la voce, oh, la voce… uno screaming acido, infuocato e infernale, mai satanico, ma subliminale, distintissimo ma violentissimo, pauroso, mai blasfemo ma che taglia l’anima come schegge di ghiaccio.

Tracce minimali, quanto a tecnica e varietà, ma che non impediscono a se stesse di essere la patria oggi ed in eterno, con ogni probabilità, dei riffs più belli e toccanti della storia dall’intero black metal. Delicati e ad un tempo stregoneschi, diabolici, bui come il fondo stesso dell’Ade. Bui e rilucenti come il ghiaccio negli occhi di quella bestia che si aggira nelle gelide foreste, finalmente libera, liberata dalla sua stessa sete di sangue e di Male, quella bestia che Garm canta inneggiando alla luna di sangue in “Hymn V: Of Wolf and the Moon”, quella bestia violenta ed all’improvviso folkeggiante che sprofonda negli abissi di “Hymn I: Of Wolf and Fear”, quella bestia oscura e onirica urlata in “Hymn III: Of Wolf and Hatred”, o quella pazzesca e ormai vincente di “Hymn IV: Of Wolf and the Man”.

Come dimenticare il riff epico per antonomasia, commovente fino allo spasimo, della maschera del lupo e della sua sposa, in “Hymn VII: Of Wolf and Destiny”, o le tastiere congelate della chiusura, “Wolf and the Night”? O l’intermezzo cavernoso e tremendo dei passi della bestia, delle tastiere che incedono terribilmente, lentamente, soffusamente, tra TUTTI i pezzi? Come?

Testi in dano-norvegese di tre secoli fa; musica che non si spegnerà nei prossimi tre.

Album da 10 in tutti i suoi aspetti. Per sempre.

Hail.

10.0

 


News 20/08/2010


Manowar:La heavy/epic metal band americana si esibirà il 26/11/2010 si esibirà a Bogotà, Colombia al Parque Simòn Bolivar! Per acquistare i biglietti cliccate sul link http://www.ticketexpress.com.co/component/content/article/35/887-anamed.html. Questo invece il video dell'evento http://www.youtube.com/watch?v=dtA0J0ti8uI

Post Traumatic Stress Disorder:I Post Traumatic Stress Disorder www.myspace.com/postraumatic annunciano di aver trovato un nuovo batterista il sostituzione di Max. Il sostituto è Marco Lancs Lanciotti. Proseguono sempre le registrazioni del nuovo disco con un ospite di eccezione, si tratta di Marco Minnemann (Necrophagist, Paul Gilbert, ecc.,ecc.).

Taake:Queste le date del tour Europeo della black metal band la quale condividerà il palco con Helheim, Vulture Industries, Suphur

Oct. 28 - Glazart, Paris, France
Oct. 29 - Korigan, Luynes/Marseille, France
Oct. 30 - TBC, Switzerland
Oct. 31 - Carlito's Way , Milano, Italy
Nov. 01 - Pieffe Factory, Gorizia, Italy

Nov. 02 - Akademija Club, Belgrade, Serbia
Nov. 03 - Daos Club, Timisoara, Romania
Nov. 04 - Art Club, Trnava, Slovakia
Nov. 05 - Channel Zero, Ljubliana, Slovenia
Nov. 06 - Božkov, Hospoda Pod Kopcem, Plzen, Czech Republic
Nov. 07 – K17, Berlin, Germany

Murderdolls:Tramite il link potrete giocare alla seconda parte del gioco che troverete sul website della band http://hospital.murderdollsband.com/ ; mentre giocate potrete ascolatre l'inedito "Pieces Of You" .

Slipknot:Questa la copertina del dvd "(Sic)nesses" in uscita nel mese di settembre.

Questa la track list del dvd:

DVD
742617000027
(sic)
Eyeless
Wait and Bleed
Get This
Before I Forget
Sulfur
The Blister Exists
Dead Memories
Left Behind
Disasterpiece
Vermilion
Everything Ends
Psychosocial
Duality
People=Shit
Surfacing
Spit it Out


Audible Visions Of (sic)nesses
film di 45 minuti diretto da M. Shawn Crahan e dedicato al tour di "All Hope Is Gone"

Video:
Psychosocial
Dead Memories
Sulfur
Snuff


Making Of:
Psychosocial
Dead Memories
Sulfur
Snuff

 


JUDAS PRIEST - ANGEL OF RETRIBUTION


     Dopo il mezzo flop di “Demolition” nel 2001, era chiaro che qualcosa doveva cambiare in casa Judas Priest, cosa che puntualmente avvenne: le voci già nell’aria di una possibile reunion con il leggendario Rob Halford si concretizzarono nel 2003 con la definitiva riconciliazione tra il cantante e il resto del gruppo e tanto di tour celebrativo. Si fece allora vivissima l’attesa per il nuovo album in studio, che molti aspettavano come una sorta di prova del nove per testare le capacità di questa storica band dopo dieci anni di separazione. Il risultato fu una sorpresa per tutti.

     “Angel Of Retribution” uscì nel 2005, rivelando al mondo il miracolo di una band che dopo trentacinque anni di attività riusciva non solo a rinnovarsi continuamente, ma a restare a galla con uscite discografiche sempre all’altezza del nome gloriosamente portato avanti per quasi quattro decadi. Il disco in sé si presenta come una sorta di ricapitolazione di quanto di meglio sfornato nel passato, ma senza adagiarvisi sopra apaticamente: i richiami alle vecchie glorie sono evidenti, oltre a rimandi presenti in quasi tutti i testi delle canzoni (qua e là troviamo piccoli indizi come “Painkiller”, “Blood Red Skies”, “Stained Class” e molti altri), alle peculiarità musicali di ogni brano, che rinviano in maniera precisa a determinati momenti discografici.

     Lo stesso pezzo d’apertura, “Judas Is Rising” (evidente allusione alla recente reunion), parte con le chitarre che irrompono in fade in come trent’anni prima “Victim Of Changes” in “Sad Wings Of Destiny” (1976), quasi una sorta di rifondazione della band e della sua musica, quindi; la canzone, che riprende il filone più moderno del Metal priestiano con un pizzico di “painkilleriana”, apocalittica atmosfera, scorre robusta e potente, sostenuta dalla doppia cassa di Scott Travis mentre Rob Halford si prodiga in un’ottima prestazione vocale, anche se i bei tempi, si capisce, sono ormai finiti. Più classica la successiva “Deal With The Devil”, brano da strada che come ai vecchi tempi ci fa sognare autostrade deserte e velocità; in rilievo qui il morboso lavoro delle due chitarre, con tanto di duello nell’assolo, cosa di cui in molti sentivamo la mancanza: Downing e Tipton sembrano non sentire il passare degli anni e si profondono in un’interpretazione appassionata e avvincente. “Revolution” è senza ombra di dubbio una canzone abbastanza facile e abbordabile, ma affatto da sottovalutare, accattivante e di facile presa, particolarmente adatta quindi per i concerti. Sorprende come l’Hard Rock di “Worth Fighting For” non stoni assolutamente con il resto del disco, un brano toccante e senz’altro memorabile, in cui la ritrovata voce di Rob Halford va a siglare una delle tracce meglio riuscite dell’album, un sogno da cui ci sveglia solamente l’irrompere di “Demonizer”, canzone evidentemente memore dei due precedenti capitoli discografici, con le sue ritmiche Thrash-Nu Metal, le chitarre sincopate e quanto aveva caratterizzato i misconosciuti “Jugulator” e “Demolition”, il tutto mitigato da una cavalcata dal sapore retrò giusto durante l’assolo.

     Questi vaghi accenni più classici tornano prepotenti in “Wheels Of Fire”, altro pezzo da strada che guarda ad un passato ormai lontano con la consapevolezza di potervi tornare solo a patto di utilizzare un sound aggiornato ai nostri giorni: un bel brano, ma nulla in confronto al diamante che segue, la fantastica ballad “Angel”, quasi persa, con il suo lirismo sognante, nello sfoggio di potenza che vorrebbe fare il disco. Non ci sono parole per descrivere questa canzone che sembra assicurarci che sì, i Judas sono qui e sono sempre loro, qualsiasi cosa succeda. “Angel” dura sempre troppo poco, ogni volta che la si ascolta, con il suo crescendo, con il suo mare di emozioni che si ingrossano: prima solo una chitarra acustica ad accompagnare un Rob Halford qui perfettamente a suo agio, poi due, poi la chitarra elettrica, la batteria, finché tutto infine si scioglie nel catartico ritornello che sublima una composizione quale chi scrive non sperava più di udire in questi nostri anni di Nulla e di appiattimento musicale. Meglio dunque, che a spezzare la magia sia una schiacciasassi come “Hellrider”, ancora una volta con le chitarre in fade in all’inizio, con successiva esplosione in un inferno che ancora una volta ricorda le sonorità del decennio passato, quello delle sperimentazioni Post Thrash. La breve ma intensa “Eulogy” fa infine da ouverture alla lunga, mastodontica “Lochness”, dove i nostri ancora una volta sperimentano nuove soluzioni: qui a farla da padrone è un riff che a tratti ricorda i Led Zeppelin di “Kashmir”, ovviamente in versione debitamente appesantita, con l’aggiunta di qualche elemento Doom e di un ritornello piuttosto malinconico. Il brano si snoda per oltre tredici minuti, il più lungo mai composto dai Judas Priest, ma senza annoiare l’ascoltatore: forse è proprio in questa canzone la prima vaga ispirazione per la composizione e certe sonorità del concept album che seguirà tre anni dopo, il controverso “Nostradamus”.

     “Angel Of Retribution” è un disco da possedere per chiunque ami la band di Birmingham, una lunga cavalcata in chiave moderna attraverso tutta la produzione di questi mitici Metal Gods con ritagliato al suo interno un piccolo spazio per la sperimentazione, una proposta convincente che gli anziani padri dell’Heavy Metal hanno regalato a questa epoca priva di spunti significativi. Certo, mi si dirà, anche loro hanno preso spunto a piene mani dalle sonorità più moderne, ma qui, inutile dirlo, la classe non è acqua e questo disco è lì a dire ancora una volta che i maestri hanno ancora molto da insegnare.

 

VOTO AL DISCO: 8/10


Scritto da: Defender  Il : 19/08/2010 alle 0.49
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Categorie: HEAVY | METAL
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News 19/08/2010


Gorgortoth:Il concerto della black metal band Norvegese si terrà presso il Circo Volador, come parte dell'Heavy Metal Circus 2010.

Manowar:Tramite il link http://www.kingdomofsteel.com/ potrete acquistare le repliche delle pitture a olio su tela create da Ken Kelley per gli album dei Manowar. Queste riproduzioni sono prese dall'artwork originale e sono semplciemnte meravigliose e ora sono dispinibili come stampe glicèe.

Corpus Christi:Ecco il nuovo video della band di Cincinnati per la canzone "Monuments" http://www.youtube.com/watch?v=P8BKdlg6Jlc


JUDAS PRIEST - JUGULATOR


     Sin dalle più remote origini della band, i Judas Priest avevano fatto della sperimentazione una delle direttive principali della loro carriera musicale: non a caso sarebbe stata l’improvvisa virata di “Sad Wings Of Destiny” dopo l’Hard Rock di “Rocka Rolla” a dare il via in maniera compiuta e definitiva al fenomeno Heavy Metal, così come la ricerca di sonorità sempre più pesanti aveva nel tempo dato vita a capolavori come “British Steel”, “Screaming For Vengeance”, “Defenders Of The Faith” e, da ultimo, il favoloso “Painkiller”, nel quale i nostri abbandonavano ogni immediatamente riconoscibile loro sonorità in favore di un nuovo sound, foriero di numerose novità per tutto il mondo del Metal.

     L’abbandono di Rob Halford nel 1993 aveva momentaneamente arrestato l’inesauribile carica del gruppo, che non aveva comunque tardato troppo a riorganizzarsi e a reclutare un nuovo cantante, il talentuoso Tim “Ripper” Owens: nel 1997 dunque i Judas Priest erano pronti per dare un successore a “Painkiller”, nella forma del mostruoso “Jugulator”; ancora una volta siamo di fronte a una mostruosa semidivinità metallica pronta a portare l’apocalisse su una terra dilaniata dalle guerre e avvelenata dai fumi delle industrie.

     “Jugulator” è in questo senso l’unico possibile erede di “Painkiller”, del quale condivide la linea ideologica e rispetto al quale il suono del gruppo si sposta verso una nuova frontiera, che sposa in parte le nuove (per l’epoca) conquiste sonore del Groove dei Pantera e che in parte si arricchisce di atmosfere industriali. Il risultato è un disco molto cupo e solido, dove la batteria di Scott Travis scandisce ritmiche rallentate rispetto al precedente capolavoro, ma più ossessive e maggiormente incentrate sulla doppia cassa, sempre lì a stendere un vero e proprio tappeto ritmico al di sotto di tutto quanto.

     Si parte in quarta con la title track, “Jugulator”, appunto, che mette subito in chiaro la nuova direzione intrapresa: ciò che colpisce è il nuovo ruolo delle due chitarre che paiono ora irriconoscibili rispetto ai lavori del passato, sperimentando nuovi riff e abbandonando il vecchio modo di suonare che aveva reso celebre l’opera dei Judas Priest. In ogni caso la prova del nuovo cantante è all’altezza di Halford, pur se Owens canta per così dire con le mani legate, dato che tutti i testi sono stati scritti da Glenn Tipton. “Blood Stained” rallenta i tempi e si snoda per tutti i suoi cinque minuti e mezzo (colpisce di questo disco la maggiore lunghezza media dei brani rispetto ai vecchi album) scuotendo l’ascoltatore con un sound distorto al massimo e con ritmiche possenti sulla scia, come già detto di quanto fatto in quegli stessi anni dai Pantera. “Dead Meat”, introdotta dal feroce ringhio di un cane rabbioso, esplode veloce e compatta (anche se su questo “Jugulator” non si raggiungono mai le folli velocità di “Painkiller”), sfoderando uno dei ritornelli migliori del disco, orecchiabile ma al tempo stesso graffiante e feroce: un vero inno al Metal anni ’90. “Death Raw”, con la sua chitarra acustica iniziale e il bel refrain si mantiene sulle stesse coordinate, mostrando ormai incontrovertibilmente che il nuovo punto di riferimento dei nostri è la cosiddetta N.W.O.A.H.M., vale a dire la scena alternativa americana degli anni ’90 (è lecito ricordare a questo punto che batterista e cantante sono americani, e questo può aver sicuramente influito sulla direzione intrapresa, fosse anche solo a livello inconscio). Tempi ancora una volta rallentati per “Decapitate”, forse non il massimo come brano, sembra un po’ sbiadire lì incastrato com’è tra la precedente canzone e la successiva, l’ormai nota “Burn In Hell”, con la sua cupa e fumosa atmosfera, il ritornello memorabile e l’affatto scontato songwriting che rende questo pezzo un piccolo gioiello, sicuramente il brano più rappresentativo (e più ascoltato, anche grazie al video) di questo disco.

     Non male ma nemmeno superlativa “Brain Dead”, più lenta e un po’ priva di mordente nonostante l’ottimo lavoro agli strumenti, mentre “Abductors” recupera alla grande e non fa pesare i suoi quasi sei minuti, anche grazie a una meravigliosa prestazione di Owens che mette in scena qui tutta la sua immane classe e la sua tecnica, forse addirittura superiore a quella di Sua Maestà Robert “Metal God” Halford, anche se i fans più tradizionalisti non lo accetteranno mai veramente, considerandolo quasi alla stregua di un corpo estraneo al gruppo. “Bullet Train” è un altro gioiello: veloce, intenso, feroce, possente e roboante come lo sferragliare di un treno lanciato a tutta velocità. Nulla manca a questo brano per essere probabilmente il migliore del lotto, assieme alla già citata “Burn In Hell”: strofe dall’apocalittico e lento incedere gravido d’attesa, sino all’esplodere del ritornello, un’altra delle cose migliori di questo “Jugulator”, tutti elementi che non a caso saranno ripresi in parte anche nel mitico disco della reunion, quell’“Angel Of Retribution” ancora di là da venire. Chiude l’album la lunghissima (oltre nove minuti) “Cathedral Spires”, vale a dire i Judas Priest come non li avevamo mai sentiti: ora alle prese con un brano di inusitata ampiezza, i nostri riescono a gestire senza momenti di increscioso imbarazzo i tempi più dilatati del brano, cesellando ognuno con quanto gli è proprio questa piccola sperimentazione su territori musicali ancora inesplorati dai nostri. Se l’arpeggio acustico iniziale ricorda sicuramente il bagaglio consolidato dei Judas, le soluzioni per la strutturazione del corpo centrale del brano e per il ritornello sono assolutamente un azzardo ben riuscito per i Preti di Giuda (e qui una buona pezza ce la mette sempre il buon Tim Owens).

     “Jugulator” rappresentò senz’altro una sorpresa gradita a metà all’epoca, una virata troppo inaspettata, che ancora oggi non viene pienamente accettata dai fans. Il continuo sforzo per stare al passo coi tempi che aveva sempre pervaso l’anima della band prendeva ora direzioni inaspettate, ora per di più nemmeno calibrate da quel Rob Halford che assieme a Downing e Tipton aveva firmato i più grandi capolavori del gruppo: ora i due chitarristi erano liberi di sperimentare su suoni che già da anni li avevano affascinati. Non si trattò in ogni caso di una “svendita” in stile “Turbo”,  ma, a parere di chi scrive, di un sincero avvicinamento alle sonorità più moderne degli anni ‘90: il suono non ne uscì affatto indebolito o alleggerito, ma al contrario appesantito oltre ogni limite mai toccato dai Judas Priest, forse, anzi, anche troppo, rassomigliando talvolta quel mastodontico mostro metallico raffigurato sulla copertina: laddove il mostruoso e semidivino “Painkiller” volava sui cieli di un mondo in fiamme, ora questo metallico, pachidermico “Jugulator” vi incedeva pesantemente, più robusto ma senz’altro meno agile.

 

VOTO AL DISCO: 7/10


Scritto da: Defender  Il : 18/08/2010 alle 23.36
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Categorie: ALTERNATIVE | HEAVY | METAL | THRASH
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JUDAS PRIEST - TURBO


     Difficile dire cosa passasse per la testa dei Judas Priest nel 1986. Ormai all’apice del loro successo, che aveva valso loro l’anno precedente la partecipazione a quel mastodontico evento mediatico che era stato il Live Aid For Africa, i nostri evidentemente potevano fare molte cose, ad esempio: adagiarsi sugli allori, sperimentare nuove soluzioni per fare qualcosa di innovativo (per loro), oppure ancora spalmarsi come pezzi di burro sul caldo crostino Hair Metal che tanto era in voga in quel periodo, sposandone tutte le esigenze di mercato. Singolarmente i Judas Priest decisero di fare tutte e tre le cose insieme.

     L’idea iniziale, a dirla tutta, era stata quella di fare un doppio LP, dall’eventuale titolo di “Double Turbo”, nel quale incidere brani più smaccatamente commerciali e aderenti alle mode musicali dell’epoca e brani più Heavy e con rimandi al recente passato della band (vale a dire a quel “Defenders Of The Faith” che ancora oggi a distanza di quasi trent’anni fa sbattere più teste di un terremoto). L’idea venne prontamente scartata dalla Columbia, cosicché i nostri farcirono il disco con nove brani che dovevano proiettare il Prete di Giuda in cima alle vendite…cosa che in effetti sorprendentemente accadde! Ebbene sì, questo bistrattato, rinnegato, odiato e ripudiato LP costituì nel tempo il lavoro più venduto dell’intera discografia dei cinque di Birmingham,a dispetto di tutte le critiche piovute da allora ad oggi su “Turbo”.

     Si tratta di un episodio evidentemente particolare della carriera dei nostri, pur non essendo l’unico (vedasi più avanti anche “Jugulator” e “Demolition”), nel quale l’impronta caratteristica dei Judas Priest è sempre ben riconoscibile, ma innegabilmente annacquata in un marasma di sintetizzatori, melodie radiofoniche e ritmiche abbordabili che tanto piacevano in quegli anni. Non che i brani non siano ben suonati, sia chiaro: siamo comunque di fronte a cinque personaggi che nei dieci anni precedenti avevano saputo dettare le regole di cos’era Heavy Metal e cosa no, di cinque musicisti che sapevano sempre quello che facevano quando entravano in studio o salivano su un palco.

     Ciò che invece può far storcere il naso è invece il totale appiattimento su un genere che più mainstream non si può: brani come “Turbo Lover” e “Locked In”, che aprono l’album, sono ottimi pezzi, e sarebbero stati molto più apprezzati forse, se non ci fossero tutti quei sintetizzatori e quegli effetti. Per inciso, di questi due brani (i migliori del platter) vennero realizzati all’epoca anche dei video promo, gravidi di tutta la peggiore pacchianeria che ad alcuni fa odiare quel periodo, dalle chiome esageratamente cotonate, alle movenze vagamente effeminate dei nostri, a trovate come Rob Halford incatenato dai selvaggi con gli altri che corrono nei sotterranei per salvarlo…Beh, se avete visto il video di “Lick It Up” dei Kiss o di “Love Child” degli WASP sapete a cosa alludo!

     Per il resto c’è poco da dire sugli altri brani: si va da tranquilli Hard Rock come “Private Property” e “Parental Guidance” e inni da arena come la nota (e parecchio ruffiana) “Rock You All Around The World” a una ballad ben fatta come “Out In The Cold”, che ad essere sinceri riesce sempre a catturare inesorabilmente l’ascoltatore, a un pezzo null’altro che discreto come “Wild Nights, Hot And Crazy Days”, evidentemente un riempitivo, alle due canzoni di chiusura, “Hot For Love” e “Reckless” che, ancorché smorzate nella loro forza da tutta una serie di effetti tanto cari ai tardi anni ’80, sono cionondimeno tra le migliori cose composte per questo disgraziato album.

     La versione rimasterizzata in Cd include come bonus tracks la velocissima “All Fired Up”, che evidentemente se pubblicata all’epoca sarebbe stata un vero pesce fuor d’acqua, trattandosi di un brano ferocemente Speed, come ci avevano abituato i nostri nei due dischi precedenti, e un’esecuzione dal vivo di “Locked In”, che senza tutti quegli effetti fa tutt’altra figura veramente.

     “Turbo” tutto sommato è un bel disco. Certo, chiunque si aspetti le sfuriate di “Defenders Of The Faith” o di “Screaming For Vengeance” resterà inevitabilmente deluso: questo è un disco nato nell’86 per essere ascoltato e piacere nell’86 e in questo riuscì senza difficoltà, data anche l’esperienza e la classe dei Judas. Mancano perciò la foga e l’urgenza creativa dei lavori passati: qui troveremo solamente un album fatto con perizia e mestiere da cinque professionisti (e si sente), senz’altro un buon lavoro, che però agli occhi di un ascoltatore moderno o di un fan del gruppo finisce per perdersi nella marea di produzioni dell’epoca volte eminentemente a conquistare fette di mercato. Tutto questo ovviamente se consideriamo la cosa da un punto di vista meramente artistico. Se invece avete tre quarti d’ora da passare spensieratamente, mettete pure “Turbo” nel lettore e divertitevi ad ascoltare, anche senza troppa attenzione, il sound di questo fantastico ed accattivante prodotto del 1986.

 

VOTO AL DISCO: 6/10


Scritto da: Defender  Il : 18/08/2010 alle 21.13
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Momento di auto-elogio


Capita spesso che molti mi elogino per tutte le mie attività intraprese. 
Gestire molti siti, crearli, intraprendere progetti ed essere un professionista nell'ambito lavorativo, in effetti, richiede molte energie.

The Empty Dream (permettemi di ricordarvelo) è un progetto intrapreso (principalmente) da tre personaggi piuttosto singolari, ma tutti, nonostante le moltitudini di impegni con spese (seppur ridotte) e 0 guadagno.

I concepit del progetto nasce a BARI, ove i tre: Antonio, Giacomo e Dario abitano e crescono e si conoscono e successivamente danno vita al progetto e lo gestiscono a pieno ritmo, con contatti e pianificazioni quasi giornaliere.

Giacomo (voi lo conoscete come BloodyJack), ad esempio, si è spostato anche al di fuori della nazione per lavoro "esportando" il sito anche fuori italia e intervistando il nostro primo gruppo straniero Leggi qui e permettendoci nuovi panorami, ma portando giornalmente news e interviste e quant'altro le novità undegroud ci comunichino.

Dario (DALAGH) webmaster di questo sito, per lavoro si è spostato in Milano, ma rifacendo (per l'anniversario del sito) interamente l'interfaccia del sito (disponibile dal primo settembre) e, public relation giornaliera (o quasi) per la diffusione del sito su internet e per incrementare la visibilità on the web.

Ultimo in sequenza, ma primo nel farsi in quattro per la webzine, è il nostro direttore Antonio Moliterni (voi lo conoscete come ANATAS). A lui, appunto, dedicato questo post.

Difficile farvi capire quanto i successi personali possano influire sul sito stesso e ancora più difficile farvi intuire quanto un progetto portato avanti per passione (e solo per quella) possa portare qualcuno a intraprendere strade che non pensava di riuscire ad intraprendere.

Il nostro direttore è un fuoriclasse, lo sapevamo. Ma scrivendo per questo sito ha scoperto un talento che non pensava di possedere: la scrittura.

 E a distanza di pochissimo tempo da quando lo abbiamo invogliato a mettere per iscritto quello che la sua mente gli sparava, eccolo qui con la sua prima uscita.

E' per The Empty Dream un grande onore, ma anche una grande soddisfazione veder nascere il primo successo del nostro direttore. Questo libro porta al sito (e viceversa) un  grande valore aggiunto. Antonio Moliterni ha uno stile fresco, graffiante e senza alcun dubbio innovativo.

E' nato "Wolf's Eyes".

Wolf’s Eyes non è semplicemente un romanzo “fantasy”. È il connubio e la sinergia di ciò che è reale, che si intreccia all’interno dei cicli della misteriosa ed affascinante Cosmologia Taoista orientale, il tutto dipingendo scenari mistici, umoristici, apocalittici e gotici, uniti al mistero, a scontri all’ultimo sangue, alla passione, all’amore, alla speranza, alla sofferenza interiore ed esteriore e all’intero mistero che avvolge la creazione, l’inizio e la fine del mondo. O di un’era che verrà…

E' acquistabile in libreria o da questo link http://www.andmybook.it/2010/08/08/wolfs-eyes/

Io l'ho già acquistato, fatelo anche voi.

Inoltre, per tutti coloro che stanno assistendo in diretta alla nascita di uno scrittore mi preme dire che dopo questo successo la mente del nostro direttore è diventata un urugano. Sta scrivendo altri libri dei generi più disparati e noi come staff non possiamo fare altro che urlarli un grandissimo in bocca al lupo!

 

 

 

Ecco una recensione del suo libro. Valutate voi:

 

PRESENTAZIONE OPERA “WOLF’S EYES”
DI ANTONIO MOLITERNI

 

 Wolf’s Eyes è un romanzo ambizioso che si propone di trattare svariate tematiche che vanno dall’intrattenimento alla filosofia e religione. Anzi: partendo da un lavoro di ricerca all’interno di leggende nordiche aventi il lupo per protagonista, si dà vita a un personaggio dotato di caratteristiche non nuove, ma sviluppate e descritte in maniera originale tanto da conferire una ventata di aria fresca a un protagonista che in tal modo non risulta stereotipato.

L’originalità consiste nel collocare il personaggio principale, Stray, in un contesto contemporaneo ben preciso, ma non l’unico, e di attribuirgli dei gusti e delle proprietà intellettuali al di sopra della media dei comuni esseri umani. In questo modo, si dà vita a un simpatico karateka-metallaro, ma si gioca anche con le sue contraddizioni: intellettualmente curioso e colto da un lato, disordinato e stralunato dall’altro. Combinazioni che danno vita a un personaggio singolare e affascinante.

L’autore stesso parla di un’opera innovativa, e lo è, in quanto si discosta da personaggi ormai inflazionati nel loro eroismo scontato e nei loro poteri sovrannaturali sfruttati. Tutto ciò grazie all’ironia e a un senso dell’umorismo ben disseminati lungo l’intero svolgimento della vicenda.

Se nelle vicissitudini avventurose di Stray risiede la parte di intrattenimento del romanzo, nel trattare tematiche filosofiche e religiose risiede invece la parte più impegnata dell’opera, in quanto si espongono concetti importanti che appartengono alla filosofia taoista e, in generale, a quella orientale. Inoltre, si avanzano riflessioni su temi anche spinosi quali l’interesse di una persona verso due religioni apparentemente inconciliabili tra loro – come quella cristiana e quella taoista –, così come si cerca di avanzare ipotesi sull’origine dell’universo. Riguardo a ciò, basti citare un punto preciso per rendersi conto delle riflessioni che vi si possono trovare: In verità, gli esseri più piccoli dell’universo siamo proprio noi, gli uomini. Quando pensiamo ai miracoli, noi uomini ci immaginiamo chissà quali grandi prodigi senza neppure renderci conto che il più grande prodigio avviene tutte le mattine ogni qualvolta, aprendo gli occhi, veniamo scaldati dalla luce del sole e respiriamo la fresca brezza della giornata. Non è forse questo il più grande, seppur invisibile, prodigio che Dio possa regalarci ogni giorno, costantemente e instancabilmente?

Ma si fa anche di più: si colloca Stray all’interno di un’epica lotta tra il bene e il male che ricalca quella avvenuta tra gli angeli ribelli di Lucifero e quelli dell’arcangelo Michele, spunto di ulteriori riflessioni sullo scontro del bene e del male presenti nel mondo in altre vesti. “Bene” e “male” da intendere non solo in accezione morale, ma anche come dicotomia tra amore e odio.

Allo stesso modo, viene dato spazio anche al concetto di “apparenza”, legato allo straniero che deve farsi accettare dagli altri superando i loro pregiudizi e, in questo romanzo, molti luoghi comuni vengono rovesciati e molti colpi di scena vengono regalati.

Il linguaggio e lo stile del romanzo sono anch’essi originali. Rispettando, nella totalità dell’opera, il ritmo necessario a un racconto avventuroso ed epico, alcuni dialoghi tra Stray e gli altri personaggi, specie femminili, assumono invece la veste del monologo, comunque altrettanto necessario per la narrazione di antefatti e per la spiegazione di concetti funzionali all’opera stessa.

Inoltre, ogni capitolo è intitolato prendendo in prestito un’omonima canzone di tipo metal e hard rock, scelta che personalizza ulteriormente lo stile dell’autore.

Infine la vicenda non termina in maniera definitiva, in quanto il finale resta aperto e un sequel porterà nuovi colpi di scena, da un lato, e chiarirà dei misteri, dall’altro.

Dott.ssa Tiziana Cappellini

Ecco tutti i recapiti del libro:

MySpace Ufficiale "Wolf's Eyes": http://www.myspace.com/wolfs_eyes_1

Twitter: http://twitter.com/WOLFS_EYES

Bookland - Rivista Letteraria: http://www.bookland.it/2010/08/08/wolf%E2%80%99s-eyes/

link Facebook: www.facebook.com/.../128456223864349!/pages/WOLFS-EYES/128456223864349?v=page_getting_started

Forum MySpace: forums.myspace.com/.../71344789.aspx 
 


Scritto da: Dalagh  Il : 17/08/2010 alle 16.28
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News 17/08/2010


King Of Asgard:La viking folk death metal band ha uplodato il video per la canzone "Einhärjar" . Tramite il link http://www.metalblade.com/kingofasgard/ potrete vedere il video. Questo il commento del gruppo:The "Einhärjar" music video was recorded in July 2010, directed by Richard Moneus, the driving force behind the production company 1897. It was shot in an old dirty barn at a location just outside where we live. Spending what felt like ages in the long time kept dust was well worth the sweat and blood. After the barn battleground Richard took care of the hard work to cut, edit and piece it all together in a functioning symbiosis. Now, viewing the final result we are extremely proud of how good this video turned out. Hell Richard!"

Negligence.La thrash metal band slovacca ha reso pubblica l'artwork e la tracklisting del nuovo album intitolato "Coordinates Of Confusion".

Coordinates Of Confusion track listing
1. Mind Decay
2. Screaming Fear
3. Addicted To Aggression
4. Disharmony
5. The Way To...
6. Insane Asylum
7. The Q Box
8. Sickened
9. Shark Attack
10. Coordinates Of Confusion
Coordinates Of Confusion sarà rilasciato l'8/11 di Ottobre 2010 via Metal Blade Records in Europa!

 

 

Questo il commento della band:"We're stunned by the result of the mixing and mastering and can´t wait for you metalheads to hear it!"

Valkyrja:La black metal band svedese ha stabilito le date del tour in settembre con i connazionali Marduk

MARDUK
+ RAGNAROK
+ VALKYRJA
01/09/10 – PL – Poznan – Blue Note
02/09/10 – PL – Wroclaw – Madness
03/09/10 – DE – Crispendorf – Wolfszeit Festival
04/09/10 – DE – Essen – Turock (instead of Adelsheim!)
05/09/10 – BE – Brugge – Het Entrepot
06/09/10 – NL – Tilburg – 013
07/09/10 – DK – Aarhus – Voxhall
08/09/10 – DK – Copenhagen – The Rock
09/09/10 – NO – Oslo – Betong
10/09/10 – SE – Gothenburg – Parken
11/09/10 – SE – Stockholm – Klubben
12/09/10 – SE – Ostersund – Tingshuset
14/09/10 – FI – Oulu – Nuclear
15/09/10 – FI – Jyvaskyla – Lutakko
16/09/10 – FI – Helsinki – Dante´s Highlight
17/09/10 – LV – Liepaja – Fontaine Palace
18/09/10 – LT – Vilnius – Mulen Ruzas

http://www.myspace.com/valkyrjaswe

Arch Enemy:La melodic death metal band hanno rivelato la band di supporto al loro 'The United Kingdom Of Heavy Metal' si tratta dei Grand Magus, Malefice e Chthonic .

ARCH ENEMY, GRAND MAGUS, MALEFICE, CHTHONIC
'The United Kingdom Of Heavy Metal' Tour:
November 23 - Academy - Manchester, UK
Tickets: http://www.ticketmaster.co.uk/event/1F00443CB55A4C94?artistid=848439&majorcatid=10001&minorcatid=60
November 24 – Garage - Glasgow, UK
Tickets: http://www.safeconcerts.com/gigs.asp?gn=122041
November 25 - Wulfren Hall - Wolverhampton, UK
Tickets: https://secure.ticketline.co.uk/tickets/13242874/arch-enemy/wolverhampton-wulfrun-hall/2010-11-25
November 27 - HMV Forum - London, UK
Tickets: http://www.ticketmaster.co.uk/event/1F0044419AD2429F?artistid=848439&majorcatid=10001&minorcatid=60

Ecco un messaggio dalla siunger Angela Gossow:“Good things don't come easy, do they? After an abbreviated tour-start under the blackened volcanic ash skies back in April, we had to find new allies for the battle for these re-scheduled dates. Well, we are back - stronger than ever! With our fellow countrymen and heavy metal masters GRAND MAGUS, UK thrashers MALEFICE and black metal artists CHTHONIC we are ready to conquer the United Kingdom Of Heavy Metal! Let the killing begin…In November!”

JB dei Grand Magus aggiunge: "It's a great honour for us to be able to bring our Swedish steel to the UK supporting metal gods Arch Enemy!"

Ecco altre date live degli Arch Enemy:
21-August-2010 - Trutnov Open Air Festival, Trutnov (Czech Republic)
22-October-2010 - Waerdse Tempel, Heerhugowaard (Holland)
23-October-2010 - Metal Female Voices Fest VIII - Wieze (Belgium)
24-October-2010 - Metal Breed Festival @ Markthalle - Hamburg (Germany)
26-October-2010 - Klub Stodola, Warszawa (Poland)

Suicide Silence:I Suicide Silence celbrano finalmente il loro ritorno in Europa con un tour che li vedrà condividere il palco con i loro compagni di etichetta Heaven Shall Burn e As I Lay Dying.

Questa la dichiarazione del singer Mitch Lucker: “For the first time in a over a year, SUICIDE SILENCE is invading the shores of Europe. We have joined forces with a powerhouse known as As I Lay Dying and the German maniacs in HEAVEN SHALL BURN. Needless to say we are very excited. As always be prepared for total carnage! Don't fucking miss this! And see you in the pit!!”

SUICIDE SILENCE, HEAVEN SHALL BURN, As I Lay Dying
Metal Hammer (D) presents:
04.11.2010 (CH) Zuerich - Volkshaus
05.11.2010 (I) Cervia - RockPlanet
06.11.2010 (A) Vienna - Gasometer
07.11.2010 (D) Nuernberg - Loewensaal
08.11.2010 (F) Strasbourg - La Laiterie
09.11.2010 (F) Paris - Le Trabendo
10.11.2010 (LUX) Esch-sur-Alzette - Kulturfabrik
11.11.2010 (D) Munich - TonHalle
12.11.2010 (D) Cologne - E-Werk
13.11.2010 (D) Stuttgart - Longhorn LKA
14.11.2010 (D) Muenster - Skaters Place
15.11.2010 (D) Berlin - Columbia Club
22.11.2010 (D) Hamburg - Grosse Freiheit
23.11.2010 (D) Leipzig - Werk 2
24.11.2010 (B) Antwerp - Trix
25.11.2010 (UK) Norwich - Waterfront Hall
26.11.2010 (UK) London - Koko
27.11.2010 (UK) Wolverhampton - Wulfrun Hall
28.11.2010 (UK) Manchester - Manchester Academy 2
29.11.2010 (UK) Glasgow – The Garage
30.11.2010 (UK) Sheffield - Corporation

The Crown:Ecco le parole della nuova Doomsday King che potrete ascoltare tramite questo link www.myspace.com/thecrownonlineswe

Verse 1:)
No Trust in Man
No Trust in Might
No Trust in Gold
No Trust in Man
No Trust in Might
No Trust in Gold
(Chorus 1:)
There is no god but God
Only The Lord is lord
To give myself to God
Is to give God – To the world
(Chorus 2:)
There is no god but God
Only The Lord is lord
Awoken to Life out of Death
Once and again – By the Doomsday King

Can you do that?

Triptykon:La band capitanta dal'ex Hellhammer/Celtic Frost singer, chitarrista, e main songwriter Tom Gabriel Warrior, ha dato un seguito all'acclamato debut album “Eparistera Daimones” con l'Ep "Shatter", un ep contenente cinque canzoni in uscita il 25/10/2010. La durata del'ep è approssimativamente di 28 minuti.

Questa la tracklist:1. "Shatter" 2. "I Am The Twilight" 3. "Crucifixus" 4. "Circle Of The Tyrants" (Live) 5. "Dethroned Emperor" (Live)

Prossimi Triptykon Live Shows in Europa:

August 14, 2010 Oulu, Finland / Jalometalli Festival
August 19, 2010 Dinkelsbühl, Germany / Summer Breeze Open Air Festival
August 28, 2010 Bergen, Norway / Hole In The Sky Festival
September 17, 2010 Lausanne, Switzerland - The Romandie
October 3, 2010 Athens, Greece - Kyttaro Live + Anaal Nathrakh & Alcest

Triptykon "Weltenbrand" Nord America Tour con 1349 and Yazuka:

October 6, 2010 New York, New York - Gramercy Theatre
October 7, 2010 Cambridge, Massachusetts - The Middle East Downstairs
October 8, 2010 Baltimore, Maryland - Otto Bar
October 9, 2010 Philadelphia, Pennsylvania - Polaris
October 10, 2010 Montréal, Quebec - Les Foufounes Électriques
October 11, 2010 Toronto, Ontario - Opera House
October 13, 2010 Cleveland, Ohio - Grog Shop
October 14, 2010 Millvale, Pennsylvania - Mr. Smalls Theatre
October 15, 2010 Detroit, Michigan - Majestic Theatre
October 16, 2010 Chicago, Illinois - Bottom Lounge
October 17, 2010 Saint Paul, Minnesota - Station 4
October 19, 2010 Denver, Colorado - The Marquis Theatre
October 21, 2010 Seattle, Washington - El Corazon
October 22, 2010 Portland, Oregon - Hawthorne Theater
October 23, 2010 San Francisco, California - Slims
October 24, 2010 Los Angeles, California - El Rey Theatre
October 25, 2010 Tucson, Arizona - The Rock
October 27, 2010 Tulsa, Oklahoma - The Marquee
October 28, 2010 Fort Worth, Texas - Ridglea Theatre
October 29, 2010 Austin, Texas - Emo's Outside
October 30, 2010 Houston, Texas - The Warsaw

Stone Sours:Tramite questo link http://store.roadrunnerrecords.com/STONE-SOUR-Audio-Secrecy_3?partner=roadrunner è possibile pre ordinare l'edizione limitata in versione vinile e cd del nuovissimo album degli Stone Sour Audio Secrecy, facendo ciò avrete la possibilità di vincere un golden ticket! Il golden ticket vi darà la possibilità di partecipare ad uno show degli Stone Sour nel mondo e di accedere nell'area backstage per incontrare la band.

Disturbed:Cliccando sul link potrete visualizzare il nuovo video per la canzone Asylum http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=106242166 La canzone è la title track del loro prossimo cd in uscita il 31/08/2010 per la Relapse Records.

Times Of Grace:Il chitarrista dei KILLSWITCH ENGAGE Adam Dutkiewicz e l’ex frontman dei KSE stessi Jesse Leach tornano insieme, fondando i TIMES OF GRACE, una band nuova di zecca che vede il duo intraprendere un inedito percorso creativo ed esplorare nuovi territori musicali. La loro sinergia musicale dà luogo ad un risultato provocatorio, pesante ma melodico al tempo stesso, e li ha aiutati a combattere le proprie battaglie personali e a riemergere dall’oscurità, più forti che mai.

La creatività del duo era già lampante in "Alive Or Just Breathing", il disco che nel 2002 segnò il debutto dei KSE su Roadrunner, diventando una pietra miliare del metal moderno americano. Una volta lasciati i KSE, Leach divenne il cantante dei Seemless e più recentemente dei The Empire Shall Fall, ma viene sempre ricordato intensamente dai fan dei KSE.

Anche se indubbiamente i fan saranno eccitati all’idea di un ritorno dei due insieme, i TIMES OF GRACE, non sono interessati ad un "Alive Or Just Breathing" Part II, perché questo è un progetto completamente nuovo e rappresenta una novità per Adam D. e Leach! Si tratta di un lavoro di ripulitura e catarsi per entrambi, in cui i demoni interiori vengono esorcizzati attraverso una musica che è al contempo aggressiva e melodica. I due sono al momento in studio per lavorare al debutto "The Hymn Of A Broken Man" previsto per inizio novembre su Roadrunner Records.

“In tutta la mia vita dovevo ancora scrivere un disco che mettesse a nudo la mia musica come questo”, dichiara Leach. “Io ed Adam abbiamo avuto una connessione spirituale nel realizzarlo e so che questo si trasmette attraverso le nostre performance e i testi. In questo album scorrono il nostro sangue, il nostro sudore e le nostre lacrime. È dolorosamente onesto. In breve rappresenta la nostra catarsi”.

Adam D. aggiunge: "Fare questo disco è stata una cosa completamente nuova per me. Documenta alcuni dei momenti più difficoltosi della mia vita negli ultimi tre anni e mezzo. Gran parte della musica e dei testi è venuta fuori da me nel bel mezzo di difficoltà interiori e scrivere queste canzoni è stato l’unico conforto che ho avuto. Ho contattato Jesse affinché mi aiutasse a cantare e scrivere questi brani perché rispetto le sue abilità musicali e perché siamo grandi amici… Uno di quelli che non cambia mai, qualsiasi cosa accada nella vita… Sono molto orgoglioso di questo disco e sento che mi ha aiutato nei momenti più difficili ed oscuri della mia esistenza. Spero che la gente lo apprezzi e che magari aiuti gli altri in maniera positiva, anche nei momenti più duri”.

L’album inizia con la percussiva, quasi militaresca “Strength In Numbers”; “Fight For Life” è feroce ma bilanciata dalle linee vocali emozionanti di Leach; invece “Willing” è più contemplativa, ma al tempo stesso selvaggia. I TIMES OF GRACE non hanno nulla a che vedere con quanto già fatto dai due musicisti, ma vanno oltre.

La tracklist dell’album è la seguente (i titoli delle canzoni riflettono il sentimento di catarsi che rappresenta il filo conduttore di "The Hymn Of A Broken Man").

“Strength In Numbers”
“Fight For Life”
“Willing”
“Where The Spirit Leads Me”
“Until The End Of Days
“Live In Love”
“In The Arms Of Mercy”
“Hymn Of A Broken Man”
“Hope Remains”
“The End Of Eternity”
“Worlds Apart”
“Fall From Grace”