The Empty Dream | HARDROCK

FURYON, Gravitas

  Dopo diversi anni sulle scene di mezzo mondo e con una lunga serie di concerti da 'tutto-esaurito', finalmente abbiamo la possibilità di apprezzare su disco le capacità degli inglesi Furyon, una delle più promettenti band di Heavy Hard Rock del Regno Unito: è 'Gravitas', pubblicato dalla Frontiers Records con una diffusione quanto mai worldwide, dal Giappone all'Europa al Nord America, con tanto di bonus-track a distribuzione 'geografica'. I Furyon si presentano come una band il cui scopo è accettare le sfide e superarle: ma è dal vivo che la qualità dei nostri emerge completamente, tanto da consacrarsi sul palco prima che su disco, grazie a un tour da tutto esaurito e un EP a celebrarlo.  E' dunque con "Gravitas" che i Furyon debuttano con un album in studio: sin dalle prime battute si può capire quanto le glorie raccolte on the stage siano meritate, e quanto l'autoproclama della band venga pienamente rispettato. Riff riusciti, potenza, qualità e tecnica si accompagnano perfettamente a melodie decisamente orecchiabili e piuttosto trascinanti, tra l'hard-rock, il grunge, il new-metal e il thrash, con qualche vena prog.Capitanati dalla greve e potentissima voce dalle mille sfaccettature di Matt Mitchell, la band si avvale di due validissimi chitarristi, Chris Green e Pat Heath, mentre la parte ritmica è supportata da Lee Farmery (batteria) e Alex Bowen (basso). A dimostrare subito quanto detto ci pensa già la opener "Disappear Again", che riporta in auge un genere tanto fortunato quanto osteggiato, il new-metal, quanto per la successiva "Stand Like Stone". Non ci sono solo fiondate di rock a rapida consumazione, ma si trovano tracce di maggiore durata: è il caso di "Souvenirs", in cui sono disseminate tracce di progressive, soprattutto nella decadente 'reprise'. Apprezzabile anche l'acoustic bonus di questa traccia. La furia dei Fur...yon - nome non a caso, è evidentemente una sorta di dichiarazione, torna a scatenarsi in "Don't Follow", hard rock quasi thrash imperniata su un timbro di voce quasi settantiana. "New way of living" è una simpatica tirata che tra i vari cambi di tempo ci delizia con un tre minuti di assolo che, per usare un termine tecnico, si definisce "da paura". "Voodo Me" ne riprende la melodia ma non il ritmo, prende una piega decisamente Audioslave, cosa che tuttavia non permette alla traccia di raggiungere la sufficienza: sicuramente meglio nella versione acustica, bonus track dell'album "Fear alone" avanza dolce e inquieta. Naturalmente è solo un piccolo compromesso prima dello scatenarsi della tempesta, che tra stridii purpleiani e riverberi Tool ci rivela una delle tracce più riuscite - e meno commerciali - dell'album. E quanto è bello e potente il ritornello di "Wasted on you", che arriva giusto giusto dopo una stroffa mezza sommessa e mezza squillante? O è meglio ancora dopo il devastante assolo? Ritmi più blandi, quasi da ballad, in "Peace Someday", un gradino sotto le altre ma sempre e comunque gradevole, soprattutto grazie alla "solita" prova vocale sopra le righe e al "solito" assolo monstre, tecnicamente ineccepibile ma anche melodicamente adatto. La cadenzata e roboante "Desert suicide" è l'inevitabile conclusione di questo ottimo album, che soddisfa a pieno le aspettative di chi già li conosceva, consistendo invece in una notevole sorpresa per chi non ne aveva mai sentito parlare. Furyon, Gravitas (2012): Voto: 7,8 Band: Matt Mitchell - Vocals Chris Green - Guitars Pat Heath - Guitars Alex "Nickel" Bowen - Bass Lee Farmery - Drums Tracklist: 1. Disappear Again;  2. Stand Like Stone;  3. Souvenirs;  4. Don't Follow;  5. New Way of Living;  6. Voodoo Me;  7. Fear Alone;  8. Wasted on You;  9. Our Peace Someday;  10. Desert Suicide. 11. Voodoo Me (acoustic)*;  12. Souvenirs (acoustic)*;  Contacts: www.furyon.net ROCK N GROWL promo@rockngrowl.com www.rockngrowl.com  

Mike Paradine's Group - Death in the family

Il caro vecchio Metal.  Quello buono, quello con la M maiuscola. Il Mike Paradine Group ci presenta questo "Death in the family", progetto solista di Mike Paradine, batterista degli Arctic Flame, che trasporta su disco il suo percorso personale: musicale ma non solo. C'è molto di intimo in questo album fondamentalmente "cattivo" ma non privo di momenti più marcatamente riflessivi e pacati. All'età di 13 anni gli viene diagnosticato un tumore alle ossa: la lotta contro la malattia è dura ed è costretto a subire l'amputazione di una gamba. Ciò non gli impedisce di diventare un batterista con tutti i crismi, quasi a voler sfidare il destino. Scrive anche un libro, "King of Toys", prima di consacrarsi come musicista com gli Arctic Flame, band USA di hard rock, purtroppo non conosciutissima. E' dunque il metal d'annata, quello cattivo, come anticipato già dal titolo della traccia d'apertura, "Venom and Piss",con Richard Holmgrem alla voce. Chitarre che frullano e batteria che pesta, all'antica maniera e con estrema sapienza. Ma anche intelligenti cambi di tempo e piacevoli assoli. E' un album che parte alla grande, e che procede sulla stessa strada grazie a "Rise up from the grave", improvvisamente molto più power che thrash, anch'essa caratterizzata da coinvolgenti cambi di tempo e da melodie che, seppur violente, risultano quasi dolci. Il cambio di registro è nuovamente dietro l'angolo con "Monster's Ball", in cui fa la sua apparizione come vocalist Mike Paradine. Roba da Testament prima maniera, un gradino sotto le compagne però.  Turn on the sweet mode, ed ecco "On a Tuesday morning", accademica hard ballad tutta chitarre acustiche e assoli interpretata da Dave Manheim: ottima. Michael Clayton Moore si fa portavoce di "These are the days", e di quello che è crescere nel New Jersey verso la fine degli anni Settanta e inizio degli anni Ottanta. Stiamo declinando più verso l'hard rock, e lo conferma la successiva "Parasite", cover dei Kiss, e un ulteriore salto temporale in avanti si ha con la divertente e travolgente "Suzie with an Uzi", canzone in stile Guns 'n Roses in chiave punk. "Taste my fist", assaggia il mio pugno, riporta il tema della lotta contro la malattia vissuta da Mike. Uguale cattiveria in "Bow down the Queen", prima della lunga conclusione di "Dust", ballad trionfale cantata da Mike Paradine e incentrata sugli eventi dell'11 Settembre.  Il finale chiude con una nota di intima malinconia. Album che, ove più ove meno, risulta decisamente piacevole e orecchiabile, sicuramente ben suonato. Voto: 7,5 Line-up: Mike Paradine - Drums, Vocals (ArcticFlame, Balistik Kick) Richard Holmgren – Vocals (Wolf) Michael Clayton Moore - Vocals (ArcticFlame) Jeff Scott – Bass (ArcticFlame) Dave "Ghost" Manheim - Vocals, Guitars, Bass, Keyboard (Supernatiral, Society Killers) Kilroy - Guitars Tracklisting: 1. Venom and Piss 04:36 2. Rise Up from the Grave 03:44 3. Monster's Ball 05:54 4. On a Tuesday Morning (The John J Harvey) 03:59 5. These are the Days 06:28 6. Parasite 03:04 7. Suzie with an Uzi 04:24 8. Taste My Fist 06:01 9. Bow Down to the Queen 04:20 10. Dust 07:03 Label: Mike Paradine Title: Death In The Family Artist: Mike Paradine Group Country: USA Genre: Metal/Rock Release date: 23 March 2012 Contatti: www.mikeparadine.com www.facebook.com/people/Mike-Paradine/609013359 www.mikeparadinegroup.bandcamp.com www.myspace.com/mikeparadine  

Intervista Lancelot Lynx

ITALIAN VERSION 1)Salve Lancelot Lynx e benvenuti sulle pagine di The Empty Dream.Voglio iniziare questa conversazione chiedendovi come è nata e sviluppata la band.Beto Kupper: Lunga storia ma taglierò corto; sono arrivato a Dublino alla fine del 2005 con lo scopo di mettere su una band. Era il mio obiettivo. Ho cominciato a suonare delle cover con vari musicisti, sotto il nome di “Mata Hari”. Verso la fine del 2007 ho incontrato il nostro attuale batterista, J.Roz, e abbiamo continuato a suonare cover finché, alla fine del 2008, non ne potevamo piú di quella merda e abbiamo cominciato a scrivere materiale inedito per la band che sarebbe diventata Lancelot Lynx.2)Potete parlarci del vostro ep intitolato Lancelot Lynx  ed i suoi tempi di produzione?Beto Kupper: Alla fine del 2008 Johnny prese in affitto uno di quei container da porto e da lì ci siamo improvvisati uno studio. Niente bagno, un posto molto freddo. Prendemmo l’abitudine di incontrarci ogni sera e ingegnarci qualsiasi idea possibile. Cercammo di metterle poi insieme con un paio di chitarristi, ma non riuscivamo a trovarne mai uno abbastanza talentoso e affidabile. Dal nostro lavoro, fra i demo e i live, scegliemmo 5 pezzi per l’ep. Ci trasferimmo dal container ad un capannone. Johnny si comprò um Mac e cominciammo a registrare i pezzi. Dopo mesi di lavoro veramente pesante, pubblicammo il nostro EP insieme ad un chitarrista irlandese che solo nel 2011 é stato sostituito dal nostro attuale Michael Kulbaka. 3)Siete una band underground, allo stato attuale delle cose che parere avete  dell’underground Irlandese e secondo voi quali sono le band che hanno le carte in regola per poter emergere?Beto Kupper: Lo scenario musicale in Irlanda ha rappresentato la mia prima grande delusione. Quando arrivai qui pensavo che avrei trovato grandi band e musicisti ovunque, ma non é stato cosí. Solo band di musica indie orribili e ridicoli gruppi glam rock. La diffusa mancanza di professionalitá delle band é un grande problema. Nessuno prende seriamente la propria carriera, nessuno vuole lavorare duro e nessuno conosce la differenza fra l’essere un buon musicista e l’essere un ciarlatano che suona “roba buona”. L’underground qui é uno scherzo mal riuscito. Penso che la cosa migliore sia lavorare sodo e raggiungere un buon livello per cominciare a suonare fuori dal paese, specialmente nel caso di un gruppo metal in cerca di un pubblico metallaro.4)L e canzoni presenti in Lancelot Lynx mi piace definirle semplici ma concrete, cosa potete dirci del vostro sound e come siete riusciti ad ottenere un risultato simile?Beto Kupper: Quella é stata l’idea centrale fin dall’inizio. Arrivare direttamente al punto, senza girarci attorno. é la nostra filosofia. Suonare rock’n’roll, svagarci, divertirci mentre suoniamo e grazie tante. Lasciamo pure che siano hipster, emo e grunger a lagnarsi su questa merda di filosofia.5)Come avete intenzione di promuovere il vostro lavoro? Avete intenzione di fare un tour anche fuori i confini Irlandesi?Beto Kupper:  Su questo ci sta lavorando il nostro manager, Miro. Vi aggiorneremo non appena avremo dei dettagli a riguardo.6)Quando ho assistito alla vostra esibizione, in supporto ai Dirty Diamond, avete eseguito due cover:Bark At The Moon e Ace Of Spades rispettivamente di Ozzy Osbourne e Motorhead. Mi chiedevo il motivo per il quale avete voluto coverizzare queste due canzoni.Beto Kupper: Semplicemente per piacere. Pezzi dannatamente fantastici, amico.7)Quali sono le band che più apprezzate e che sono fonte di ispirazione per il vostro sound?Beto Kupper: Iron Maiden, Black Sabbath, Deep Purple, Captain Beyond, Megadeth, Kiss, e la lista continua su questa scia.8)Il download musicale ha cambiato profondamente il mercato musicale sempre più in crisi e sempre più saturo di gruppi e gruppetti che hanno breve vita perché la loro esistenza è determinata più da schemi di marketing che non dalla passione. Voi come band emergente in che modo vi ponete nei confronti  del download illegale e non della musica?Beto Kupper: Ho dei pareri contrastanti a riguardo. Penso che la musica sia per la generazione odierna qualcosa di garantito. Ricordo quando la musica aveva un valore e acquistare un disco in vinile era una gran cosa. Tutto ciò che ho imparato viene da più di 50 album che oggi chiunque può scaricare in un minuto. Penso che questo spieghi il perché non abbiamo più della buona musica, nonostante tutti i passi in avanti della tecnologia. Dall’altro lato però, non sarebbe possibile per noi lavorare sull’ep senza il formato MP3 o senza la condivisione di musica su internet. Ci stiamo nuovamente muovendo verso la direzione della musica dal vivo, però l’album prodotto in studio è ciò che realmente conta per me.9)A livello lirico di cosa parlate nei vostri testi?Beto Kupper: Dopo il grunge degli anni ‘90, l’indie, la musica degli emo e degli hipster del 2000, vogliamo semplicemente stare alla larga da quella porcheria di musica intellettualoide, pretenziosa, “di sinistra”, hippie e da coffee shop. Ci piace parlare di cose che rendono davvero la vita interessante, ovvero le donne, i macchinoni, le delusioni d’amore, la fede e così via.10)Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete  intenzione di scrivere nuovo materiale o siete concentrati sulla promozione del vostro ep?Beto Kupper: Vogliamo registrare un album completo e continuare a fare tournée in modo massiccio per promuovere la band in tutte Europa e, possibilmente, anche in altri paesi.11)Mi piacerebbe sapere come musici quali sono i vostri obiettivi principali?Beto Kupper: Suonare per un buon pubblico, per le persone che amano e apprezzano la nostra musica. Interagire con loro e guadagnarci da vivere facendo questo.12)Grazie per il tempo che ci avete concesso e a voi lascio il vostro ultimo spazio per concludere questa intervista e magari convincere i nostri lettori a seguirvi…Beto Kupper: Concludo con la seguente frase del nostro manager, Miro: “Non una band comune, bensì unica e pronta a conquistare il mondo”.   ENGLISH VERSION   1) Hello Lancelot Lynx and welcome into the pages of The Empty Dream.Let me just start this by asking: When did the band form and how did it develop?Beto Kupper: Long story short; I arrived in Dublin late 2005 to put a band together. That was my goal. I started to play covers under the name "Mata Hari" with all sorts of musicians. By late 2007 I met the actual drummer J-Roz and we kept playing covers until late 2008 when we got sick of all that shit and starting write an original material for what'd will be Lancelot Lynx. 2) Can you tell us something about your ep called Lancelot Lynx and its making?Beto Kupper: By late 2008 Johnny rented one oh those navy containers and we improvise a studio from it. No bathroom, very cold place. Our routine was getting together every night and work all sort of ideas. We try to put them together with a few guitarists but couldn't never find someone talented and reliable. From working this demos and playing those songs alive we picked up five songs to work an EP. We moved from the container to a shed. Johnny got a apple computer and we started to record this songs. After months of really hard work in 2010  we released the EP with an Irish guitar player who was replaced by the actual guitarist Michal Kulbaka in February 2011.3) You are an underground band. At present, what is your position in regard to the Irish underground scenario and which are the bands that really have what it takes to emerge?Beto Kupper: The music scene in Ireland was my first big deception. When I got here I though I'd find great bands and musicians everywhere but didn't. Only horrible indie bands or ridiculous glam rock bands. The overall band's lack of professionalism is a big problem. No one takes their own career seriously, nobody wants to work hard, and nobody knows the difference between be a good musician and some wannabe playing the “cool”. The underground scene here is a bad joke. I think the best thing to do is work hard to be good enough to play stages outside the country, specially if you're a metal band looking for a metal crowd.4) I like to define the songs included in Lancelot Lynx as simple songs but that really get to the point. What can you tell us about your sound and how did u succeed to achieve such result?Beto Kupper: That was the idea since the very beginning. Get straight to the point, and quit messing around. That's our philosophy. Play rock and roll, have fun, enjoy playing, thank you very much. We leave the philosophical bullshit to hipsters, emos and grungers to cry about it. 5) How are you going to promote your music and will you tour outside the Irish borders?Beto Kupper: Our manager Miro is working on it. We gonna keep you updated as soon we have the details.  6) In the occasion of your performance as a support band for Dirty Diamond concert, which I attended, you played two covers, Bark At the Moon and Ace of Spades, respectively by Ozzy Osbourne and Motorhead. I wondered why your choice fell on those two songs...Beto Kupper: Because we love it. Freaking great tunes, man. 7) Which are the bands that you appreciate the most and which are the sources of inspiration for your own sound?Beto Kupper: Iron Maiden, Black Sabbath, Deep Purple, Captain Beyond, Megadeth, Kiss, the list goes on and on. 8) Music downloading has deeply changed the music market. The market itself has been more and more affected and has been increasingly invaded by bands and small bands whose fame is short because it tends to be determined by the wave of the market rather than by a sheer passion for this or that music genre. As an emerging band, what is your position in relation to the music downloading (legal and non-legal)?Beto Kupper: I have mixed feelings about it. I think music is something that this generation has taken for granted. I remember when music was valuable and buy a vinyl album was a great deal. Everything I've learned came from no more than 50 albums that anyone can download in a minute nowadays. I think that explain why we don't have good music anymore despite all the technological advances. On the other hand wouldn’t be possible for us to work our EP without the MP3 format and the internet music sharing thing. We are moving back for a live music experience, but studio albums are what really matters to me.     9) Now, focusing on the lyrics, what do you usually talk about?Beto Kupper: After the grunge in the 90's, and the indies, emos and hipsters from 2000's, all we want to stay away from those pretentious, lefty wing, hippie, coffee shop, artie fartie bullshit. We like to talk about things that makes life interesting like women, fast cars, heartbreaks, faith and so on.10) What are your plans for the future? Are you working on new material or focusing on the ep promotion?Beto Kupper: We want to record a full length album and go on an extensive tour to promote it all over Europe and possibly other countries too.11) I am curious: as artists, what are your main targets?Beto Kupper: Playing for a good crowd, for people who loves and dig our music. Interact with them and make a living from it. 12) Thanks for giving us your time, those are the closing lines to say goodbye and maybe say something to make our readers follow you...Beto Kupper: I'll finish with the following statement from our manager Miro: “This is not just a ordinary band. They are unique and ready to conquer the world”   CONTATTIhttp://www.lancelotlynx.com/http://www.facebook.com/lancelotlynx

BUDGIE - BUDGIE

7. marzo 2012 13:17 by Defender in HARDROCK, HEAVY, METAL   //  Tags: , , ,   //   Commenti (2)
     Tra il 1969 ed il 1970, come tutti sanno, un vero e proprio terremoto musicale in seno alla scena Rock aveva portato a una rivoluzione che aveva visto esplodere da un lato una fiorente scena Progressive, dall’altro uno scoppiettante florilegio di gruppi che, interpretando le proprie istanze musicali più oltranziste, avevano dato vita all’Hard Rock. I Led Zeppelin, seguiti a ruota da Black Sabbath, Deep Purple e Uriah Heep, avevano scolpito il proprio nome nella storia della musica sconvolgendo quanto sino ad allora era stato il Rock ed aprendo la strada a ciò che sarebbe diventato di lì a poco il Metal. In questo fertile terreno di travolgenti novità poco ci mancò che un gruppo oltremodo valido ed innovatore passasse addirittura inosservato ed ignorato, una band gallese che con passione e dedizione avrebbe saputo dare un contributo decisivo alla definizione dei canoni del Rock più duro: i Budgie.      Formati a Cardiff nel 1967 dal bassista e cantante Burke Shelley, cui presto si affiancarono il chitarrista Tony Bourge e il batterista Ray Phillips, i nostri scelsero con molta autoironia (una caratteristica spesso assente in molte formazioni odierne, troppo impegnate a prendersi sul serio) di adottare un nome (i “pappagallini”) che contrastasse in maniera quanto più stridente con la proposta musicale alquanto pesante e incompromissoria di cui erano latori. Dopo qualche incertezza, in ogni caso, i nostri se ne uscirono nel 1971, quando ormai alcune pietre miliari dell’Hard Rock erano già state pubblicate, con l’omonimo debutto, un lavoro che, per quanto percepibilmente costituisse una sorta di commistione tra il suono pesantissimo e distorto dei Black Sabbath e la sfrontatezza e l’agilità di quello dei Led Zeppelin (riportati alla memoria anche dal cantato molto alto ed acuto di Shelley), riusciva in realtà a non rappresentare una semplice mediazione tra i due, ma a proporre qualcosa che, pur partendo da quelle basi, lasciava spazio a qualcosa di nuovo, all’espressione di una personalità musicale che andava già definendosi compiutamente.      In tale contesto l’opener stessa del disco non lascia adito a dubbi: “Guts”, una delle canzoni più celebri dei tre gallesi, da taluni considerata alla base del Doom moderno, rielabora in maniera molto personale gli stimoli offerti dai mostri dell’Hard Rock di quegli anni, andando a creare un brano che per l’epoca costituiva un vero e proprio calcio nelle orecchie, in cui il suono compatto e granitico dei Budgie sposa le ardite linee vocali di Shelley, sottilmente venate di una dolce malinconia che contrasta con le cupe distorsioni della chitarra, in un amalgama di cui senz’altro si sarebbe ricordato in futuro Paul Chain (il quale non a caso ha sempre menzionato i gallesi come una delle sue fonti d’ispirazione primarie). Il brevissimo e struggente pezzo acustico “Everything In My Heart” apre poi la strada alla bellissima “The Author”, la quale se in un primo tempo riprende le sonorità acustiche riverberate e il mood malinconico della traccia precedente, non esita poi a cambiare completamente registro e a lanciarsi in una feroce aggressione sonora sostenuta dalla possente chitarra di Bourge mentre Phillips si profonde in una prova batteristica incisiva per quanto la sua tecnica sia ancora in definizione e legata in parte alla via segnata da John Bonham (i miracoli si vedranno infatti già dal successivo disco, “Squawk”, dove i pedali e le bacchette del nostro andranno a ordire sorprendenti trame ritmiche). Un corposo giro di basso apre quindi la successiva “Nude Disintegrating Parachutist Woman” (i lunghi titoli delle canzoni andranno a costituire col tempo uno dei marchi di fabbrica dei nostri), un brano di incredibile solidità, una roccia sorretta nella parte iniziale da ritmiche squadrate che lasciano però spazio a pregevoli inserti di basso durante l’assolo, mentre nella parte centrale decolla una vera e propria cavalcata che vede anche la sfida tra la chitarra e la voce, qui impegnata quasi ad eseguire le parti di una seconda chitarra: l’effetto è fantastico e pare studiato apposta per essere eseguito durante un live, magari coinvolgendo anche il pubblico (una cosa del genere si può sentire anche in “Made In Japan” dei Deep Purple).      Che dire poi di un brano dello spessore di “Rape Of The Locks”? Non ci sono parole: dopo quasi un minuto di svisate chitarristiche parte qualcosa che in maniera sorprendente anticipa i Saxon di ben dieci anni: sembra un pezzo uscito da “Wheels Of Steel”, il riff principale è pura N.W.O.B.H.M. anticipata di un decennio, come le linee vocali e l’accelerazione impossibile della sezione ritmica che va a sostenere un assolo che oggi non esiteremmo a definire “al fulmicotone”! Più calma e quasi straniante è invece la successiva “All Night Patrol”, forse il brano più anticipatore del Doom di Paul Chain (ma pare simile anche a certe future costruzioni musicali degli anni ‘90 dei The Black di Mario Di Donato), pur se in realtà retto quasi interamente dal basso, che tiene in piedi l’intera struttura della canzone lasciando alla chitarra una funzione di mera rifinitura e di arricchimento quasi barocco degli spazi lasciati silenti dalla ritmica tramite pericolose e ardite evoluzioni. “You And I” è un altro breve (e forse un po’ patetico) intermezzo acustico che viene presto seguito dalla più che degna chiusura del disco, quella “Homicidal Suicidal” che costituisce senz’altro a parere di chi scrive uno degli assalti all’arma bianca più memorabili di tutto l’Hard Rock: il ritmo non è particolarmente sostenuto, ma l’ascoltatore non potrà che lascarsi travolgere dal sound spietato dispiegato dai Budgie, che mettono in campo una serie di riff potenti ma al contempo di facilissima presa e non ci sarà da stupirsi se dopo aver ascoltato la canzone anche una sola volta vi ritroverete a canticchiarla da soli per strada.      Un vero e proprio classico misconosciuto dell’Hard Rock degli anni ’70, questo “Budgie”: certo, nei successivi dischi lo stile del gruppo si affinerà ulteriormente, ma questo debutto targato 1971 presenta già le tracce di una personalità ben definita che non tarderà ad affermarsi e soprattutto contribuisce in maniera determinante, con la propria durezza e la propria asprezza sonora, a delineare le caratteristiche di quel genere che sarebbe poi stato canonizzato e codificato definitivamente dai Judas Priest. Tutti gli appassionati di Heavy Metal e soprattutto gli amanti della fase più arcaica e pionieristica di questa musica non si lascino sfuggire l’occasione di ascoltare un disco che, per quanto non celebre come i più blasonati “classici”, andrebbe di merito inserito tra le pietre miliari dell’Hard Rock.   VOTO AL DISCO: 10/10

A Mad Game - Stand Up

    Un mio amico mi ripete spesso che un saggio ascoltatore di musica fa ogni qual volta pause e invasioni su altri generi e vie... giusto per sturarsi un po' le orecchie e levarsi di dosso la ruggine. Io da buon metallaro non gli ho mai dato retta, anche perché già l'idea di curiosare nel pop, rap e tecno mi da il voltastomaco; quindi mi limito a vagare sempre nell'ambito metal, rock e sporadicamente alternative. Girovagando mi sono imbattuto in questi tizi genovesi dal nome A Mad Game e orco boia sono forti! I genovesi ci mostrano con il loro primo album Stand Up ci mostrano un misto di rock, blues, funk, punk, alternative e tanta buona inventiva. Sembra la solita banalità ma questa volta sono rimasto veramente ma veramente sorpreso. Il loro sound è articolato sia da gli strumenti classici (chitarra, basso, batteria) e sia da una numerosissima prole di suoni particolari, effetti sgargianti, tribali qua e la; insomma qualcosa di davvero particolare e raffinato. Le canzoni sono corte, in una media di tre minuti e mezzo per canzone, i contenuti nonostante la loro semplicità attirano molto e ammiccano tosto; la qualità d'audio è davvero eccellente per essere un primo album e tutti gli strumenti sono utilizzati in maniera giusta senza osannarne uno in particolare. Un particolare elogio al cantante Giuliano Costa che nonostante il timbro non del tutto nuovo riesce a suonare sempre frizzante e a toni giusti. Onore anche al basso di Alessio Rasone che almeno in questa occasione è utilizzato in maniera giusta e anche abbastanza controcorrente. Me gusta. Mi spiace solo il fatto di non averli scoperti prima, queste giornate gelide di inverno spengono completamente la loro luccicanza. E sì perché canzoni come queste me le sogno d'estate in riva al mare o alla radio. In conclusione un buon album e un ottimo inizio. Gli A Mad Game fanno musica raffinata e creativa. L'unica pecca è forse il genere in se che a un metallaro come me suona fin troppo leggero, blando e strutturalmente semplice. Un pelo nell'uovo. Per il resto tanti auguri. VOTO: 8

UNDERDOGS - REVOLUTION LOVE

Revolution Love è il secondo album degli Underdogs, un affascinante concentrato di influenze stoner, grunge, doom e psichedeliche fuse in modo personale ed eccitante. Il miglior album stoner del 2011! [Prosegue]

HOMERUN – BLACK WORLD

Lanciatore eliminato che resta con un palmo di naso dopo l'ennesimo Homerun dalla band nostrana sponsorizzata Tanzan Music!
Con questo disco gli Homerun conquistano, di diritto, la Top 10 Underground tra le migliori uscite hard rock italiane di questo 2011!

Stay TanzanMusic & Stay Home & Run! [Prosegue]

USING BRIDGE - AND I WILL BE HEARD

And I Will Be Heard è il terzo album dei riminesi Using Bridge, ed anche quello dove trova forma compiuta la formula grunge/stoner del quartetto. Un album che trova l'equilibrio tra melodia, rabbia e ruvidità, in un mix riuscito e a tratti eccitante. [Prosegue]

WITHIN TEMPTATION – THE UNFORGIVING

Il miglior lavoro dei Within Temptatio, con una band ottimo stato, una singer, Sharon, mai così in pienissima forma. Il capolavoro della band, lalbum candidato tra i migliori dischi del 2011.

Antonio Moliterni [Prosegue]

About TheEmptyDream.it

The Empty Dream nasce dalla passione di tre amici e da quello che amavano faredi più: sentire musica, giudicare quella musica e mettere online le loro sentenze. E' così che è stato fondato The Empty Dream.

Da un'idea di Antonio Moliterni, Giacomo Picca e Dario Picca

Inoltre dal 2011 The Empty Dream è una testata giornalistica registrata.
Direttore responsabile Francesco Mastromatteo. 
Editore, Proprietario e Direttore Generale Antonio Moliterni. 
Vicedirettore e inserzionista: Giacomo Picca
Vicedirettore e Webmaster: Dario Picca.

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