Non piangere mai, lupo. E se tanto mi dà tanto, se il lupo è quello della copertina, semmai ha da piangere chi lo incontra. Con questa cover image decisamente aggressiva ci addentriamo nelle viscere di questo secondo lavoro della giovane band olandese dei Lord Volture, che propone delle sonorità decisamente hard, rinnovando i fasti della NWOBHM, con influenze thrash, power e speed.
La riprova ne è la traccia di apertura, la speeditissima 'Never Cry Wolf', che mette subito sul piatto le carte e le potenzialità della band: ritmica battente, parti di chitarra eclettiche e onnipresenti, assoli come se piovesse, il tutto a esaltare la voce meravigliosa di David Marcelis, al quale capiterà ben presto, all'ascoltatore, di affiancare senza timori reverenziali, a Blaze Bayley - e non a caso proprio a quest'ultimo hanno fatto da band di supporto.
Il lato più smaccatamente Iron emerge nell'epica "Taiga", in cui tutto è dannatamente perfetto, dalla lunga intro strumentale alle disperate urla finali di David. Sette minuti di puro piacere, che non si placano sulla successiva tiratissima "Wendigo", altra traccia chiave dell'album, timida nelle stroffe, devastante nei ritornelli, negli assoli e nel solito finale in cui la voce di Marcelis dà ancora straordinaria prova di sè.
Quasi due minuti strumentali aprono "Celestial bodies fall", più complessa ma tutto sommato meno coinvolgente delle precedenti. Cadiamo ache noi nell'incubo in "Korgon's Descent", parentesi power in cui veniamo letteralmente stesi dalla doppia cassa di Frank Wintermans, che ci fa dono di una decina di tempi e di interpretazioni diverse.
Spesso le cose più semplici risultano le migliori: ed ecco "Minutes to Madness", altra pietra miliare di "Never Cry Wolf", una batteria semplice semplice così semplice che ti chiedi: "Embè, che gli è successo?" Gli è successo che l'assolo di chitarra segue un tempo irregolare. C'era l'inganno. Uno splendido inganno. La traccia dura "solo" quattro minuti, e forse avrebbe più diritto di altre di accompagnarci ancora un po'.
Sicuramente più diritto di "Necro Nation", che anticipa nel titolo un vago sentore di genere death, sentore rispettato ma con esito poco convincente, se non fosse per la solita prova vocale monstre.
Una folla acclama il re, seguita da un inquietante interrogativo: 'Per quanto potrò ancora portare questo peso?'. "I am King", ottava traccia, che trae le sue origini da un ottimo lavoro ritmico (Simone Geurts al basso) che lascia le chitarre in standby, lasciando spazio al re perchè racconti la sua storia. Ritornello da 'heavy classico', ottimo l'intermezzo musicale con l'interminabile e azzecatissimo assolo (onore al merito Paul Marcelis e Leon Hermans). Purtroppo la storia del re non è felicissima dato che si rivela, alla fine, 'il re del nulla'.
Una delle caratteristiche della band sono le lunghe intro musicali, e la consolida in pieno "Into the Liar of a Lion", che vede la partecipazione di Sean Pack dei Page, altra voce decisamente ehm ... 'autoritaria'. E' con "Brother", però, che i Lord ci sorprendono: ovvero una ballad per chitarre - rigorosamente acustiche - e voce. Voce che dimostra di sapersi 'contenere' e incidere anche su registri decisamente più quieti.
No, non è vero. Si sente che il buon David non vedere l'ora di arrivare al ritornello per sfogarsi. Se qualcuno pensa di storcere il naso di fronte a questa parentesi lirico-riflessiva, ci pensi due volte prima di farlo. Per quel che mi concerne, questo breve stacco è più che promosso. Sta all'album come "A Past and Future Secret" sta a "Imaginations from the other side" dei Blind Guardian.
L'ululato dei lupi ci riporta al protagonista dell'album: il lupo è alla porta, ci racconta "The Wolf at your Door", l'ultima epica tirata dell'album, che rientra nei canoni classici dell'heavy stile Iron, genere nel quale il nostro Signor Volturo sembra trarre migliore agio e darci maggiore appagamento.
Album assolutamente apprezzabile e consigliato, promosso sotto tutti gli aspetti.
A voler trovare qualche pecca, ma proprio per voler fare i pignoli, le background vocals in certi punti si potrebbero migliorare, e talune canzoni potrebbero durare qualcosina di meno. Per il resto, c'è da godere...
Lord Volture - Never Cry Wolf
Release: 11 November 2011
Voto: 7,8
Tracklist:
1 Never Cry Wolf2 Taiga3 Wendigo4 Celestial Bodies Fall5 Korgon's Descent6 Minutes to Madness7 Necro Nation8 I am King9 Into the Lair of a Lion10 Brother11 The Wolf at your Door
Line-up:
David Marcelis - vocalsPaul Marcelis - guitarsLeon Hermans - guitarsSimone Geurts - bassFrank Wintermans - drums
http://www.lordvolture.comwww.myspace.com/lordvolture
E ben risintonizzati sulle frequenze del sogno più vuoto e, allo stesso tempo, sempre più pieno dell’intero universo metallaro, ma non solo! The Empty Dream è ritornato a casa degli Overtures che gli hanno offerto un’ennesima Overtures per una bella intervista, dove non sono manate battute, scherzi, discorsi seri e.. merda! La birra! Ecco cosa ci mancava! La BIRRAAAAAA!!!!
Ok, io non posso berla ma avrei potuto sempre rifiutare con educazione! Eppoi, gli stuzzichini…
Se siete curiosi di conoscere il loro disco, “Rebirth”, cliccate sull’immagine qui sotto:
Vabbè, lascio la parola ai ragazzi della band e a Michele, loro carismatico singer.
A Voi giovani metallers!
E, a Voi lettori, Buon divertimento!
1. Salve ragazzi e bentornati sulle pagine di The Empty Dream. Un commento a “crudo” sulla recensione e le vostre impressioni a riguardo. Se c’è qualcosa che non va’.. massacratemi pure, eh, eh!
Come può esserci qualcosa che non va in una recensione simile? Si è visto in maniera chiara che “Rebirth” ti ha a dir poco appassionato, tirando fuori “l'animale” da metallo che c'era in te (“c’era?” C’è sempre stato! N.d. Antonio “Anatas”). Non può esserci soddisfazione maggiore per una band che scrive musica originale che arrivare così a fondo! L'obiettivo a mio parere è centrato quando la musica non solo è ben fatta, ma quando va anche al di là delle melodie e dei suoni, e stimola anche i sentimenti di chi ascolta. La cosa davvero bella nel leggere la tua recensione è stato proprio il poter percepire questo “feeling” di soddisfazione nelle tue orecchie e nella tua mente (è stata una figata! N.d. Antonio “Anatas”).
2. “Rebirth” è il vostro secondo disco. Non avendo potuto ascoltare la vostra prima release, potreste dirci quali sono le differenze musicali ed artistiche (qualora vi fossero) che separano “Beyond The Waterfall” da “Rebirth”?
“Rebirth” è TANTO distante da “Beyond The Waterfall”, nelle grandi e nelle piccole cose. A partire dal genere musicale proposto: nel nostro primo album suonavamo “hard'n'heavy”, questo è un disco prettamente heavy/power. A ruota ne consegue un cambiamento sonoro: chitarre con maggiore distorsione, batteria più presente e pesante... Per non parlare degli arrangiamenti: nella nostra prima release ci siamo limitati a qualche coro e qualche sovraincisione, ora ad accompagnare noi 5 ci sono tastiere, synth, veri e propri cori a più voci, parti di pianoforte... ma quella che davvero è cambiata è l'anima della band. Lo spirito con cui abbiamo scritto ed affrontato il disco, la mentalità: siamo cresciuti sia mentalmente che anagraficamente tra questi due album, e si sente una maggiore maturità e consapevolezza. “Rebirth” è senza dubbio un disco più “serio”, in “Beyond The Waterfall” eravamo 5 ragazzi che si divertivano a suonare assieme e volevano far trapassare questa allegria e felicità nel divertirsi...ora la storia è decisamente differente.
3. “Rebirth”: cosa si cela dietro questo titolo? Rinascita da cosa?
“Rebirth” è la rinascita della band. Come hai potuto capire dalla precedente risposta, è cambiato davvero tanto in questi ultimi 2-3 anni. La sensazione che avevamo, finita la composizione dei pezzi, era proprio quella di essere un altro gruppo, tanto che in qualche battuta velata tra di noi era addirittura uscita l'idea “cambiamo nome”. Sarebbe stato eccessivo, visto che a parte Andrea, che nel 2007 ha sostituito il nostro ex batterista Marko Klanjscek, tutto era invariato. Tutto e il contrario di tutto però, perché se è vero che per 4/5 eravamo le stesse persone, musicalmente siamo davvero cambiati. La soluzione è stata dirlo al mondo, intitolando il disco “Rebirth”, rinascita, perché davvero è una nuova creatura quella che è nata componendo questi nuovi brani, rispetto a quella che ha guidato “Beyond The Waterfall”.
4. Anziché smaronarvi con la classica domanda “Come s’è formata la band?”, mi piacerebbe sapere la genesi del vostro moniker, “Overtures”. Perché questo nome? Cosa ha fatto scaturire questa sorta di scintilla?
Risposta forse un po' banale rispetto alle tue aspettative: la prima formazione degli Overtures, dove c'era Marko alla batteria, è nata in una scuola di musica, la scuola tra l'altro dove io e Marco insegniamo rispettivamente canto moderno e chitarra oggi... quindi un ambiente che ha davvero segnato le nostre vite per certi aspetti. Intendo dire che eravamo tutti e cinque allievi al tempo, e l'idea di suonare assieme è nata nelle aule di quella scuola. Si è ben pensato di trovare un nome che potesse richiamare quell'ambiente, un nome “classico” che però ci rispecchiasse. La scelta è stata “Overtures”, il pezzo di apertura delle composizioni classiche e delle opere: un inizio quindi... e così è stato. (l’inizio di una lunga e florida carriera, ragazzi! N.d. Antonio “Anatas”).
5. E, adesso, passiamo alla musica di “Rebirth”. Pur detestando il power metal (ma voi non siete una power metal band) e le bands che tentano di emulare le vecchie glorie del passato, voi mi avete immediatamente conquistato. E, a questo punto, doverosi sono i complimenti a tutti.
E qui posso solo ringraziarti (prego, ragazzi. Ma figuratevi.. n.d. Antonio “Ananas”) e, allo stesso tempo, sottolineare una frase che trovo davvero corretta: noi non siamo una power metal band. Purtroppo è la definizione più simile per mancanza di alternative, perché non siamo neanche un gruppo heavy, visto che mancano le sonorità per definirsi tali. Ma tutti gli standard del power metal li abbiamo limati e smussati: il lavoro più importante a livello compositivo è stato proprio carpire cosa davvero c'era di bello ed energico nel power, e riuscire a centellinarlo laddove davvero da supporto all'emotività del brano, senza esagerare. Gli acuti, le doppie casse ad elicottero, i tecnicismi esasperati, la cantata costantemente acuta (le strizzate di cazzo, insomma. N.d. Antonio “Anatas”): purtroppo il troppo rovina, e questo è il grosso errore che troppi gruppi power stanno facendo. Esagerano sugli stereotipi, diventando una brutta coppia di sé stessi. È una gioia, leggendo le recensioni come la tua, rendersi conto che davvero siamo riusciti nel nostro intento, al punto da indurre i redattori a dire quella bella frase: “non siete un gruppo power metal”. (dovreste leggere tutte le stroncature che faccio ai dischi poweroni stereotipati: roba da mandare in psicoterapia i membri delle bands! N.d. Antonio “Anatasso”).
6. Michele, la tua voce è davvero molto bella. Calda, energica, rabbiosa ed eviti di sparare acuti evitabili, rientrando nei “ranges” della normale tollerabilità, salvo in alcuni episodi in cui mostri i controfiocchi e lanci acuti siderali. Ti eserciti molto?
Come già accennato, la mia vita è dedita alla musica al 100%. Sulla carta d'identità sotto la voce professione c'è scritto “Insegnante di Musica”, e per me è una gioia immensa. Trasformare in lavoro la propria passione è un qualcosa di fantastico. Mi sento davvero una persona fortunata sotto questo aspetto. Aggiungici anche che gestisco anche uno studio di registrazione (dove tra l'altro abbiamo registrato e mixato tutti e due i nostri album). Tra l'insegnare canto e teoria e tra l'essere in costante contatto con musicisti ed altri vocalist nello studio, le orecchie e la mente sono in costante lavoro. Insegnare significa condividere conoscenza (e ahimè non inventare saccenza), e quando si condivide c'è un continuo ripasso (Mike! Sei un figo! N.d. Antonio “Anatas”). Con questo voglio dire che insegnare 6-8 ore al giorno, è come esercitarsi per 8 ore, stare in studio è fare altrettanto. Si è sempre a contatto con voci, stili e metodi compositivi ed esecutivi diversi. Per certi aspetti, si impara e si cresce più così che non sui libri. E poi ovviamente, la chiave rimane sempre l'autocritica, il capire cosa è SI e cosa è NO.
7. E adesso tocca agli axemen! Siete stati voi coloro che mi hanno gasato davvero! Chi credo che entrambi vi occupiate dei guitar solos, o sbaglio?
D: Intanto grazie! (E, intanto, prego. N.d. Antonio “Ananas”) Generalmente i soli sono opera di Marco, è lui il chitarrista “solista” tra noi. Alcune parti solistiche, quelle generalmente più emotive se vogliamo, le scrivo io, ma come detto l’espressione chitarristica viene principalmente da Marco
M: Grazie dei complimenti innanzitutto! (E, innanzitutto, prego anche a te, fratello. N.d. Antonio “Ananas”) Le cose effettivamente stanno come ha già detto Daniele, anche se ci terrei a precisare che, secondo me, gli assoli rappresentano solo uno dei tanti ingredienti di una canzone e più in generale di una band. Daniele in sala prove è una benedizione in sede di composizione, e sul palco è un autentico animale! (E che è? Un mutante? N.d. Antonio “Anatas”) Quindi non mi viene assolutamente da pensare di essere l’unico artefice del lavoro chitarristico. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un equilibrio tra le parti che ci permette di essere collaborativi ed efficienti, anche perché nessuno vuole essere la “prima donna” (Anche perché, se ci fosse un uomo che vorrebbe fare la donna, a questo punto inizierei sul serio a preoccuparmi. N.d. Antonio “Anatas”).
8. (Sempre a Marco e Daniele): Quante ore vi esercitate con le vostre chitarre? Siete autodidatti o avete un bagaglio scolastico dietro?
D: Ho un bagaglio scolastico non unicamente chitarristico alle spalle, mi sono avvicinato alla musica come tastierista, ho poi studiato pianoforte, organo ed infine chitarra. Le ore che io passo sullo strumento, in tutta onestà, sono davvero poche, molte meno di quelle che vorrei a causa della mancanza di tempo.
M: Ho studiato con diversi maestri nel corso degli anni, e voglio farlo ancora visto che da imparare sulla chitarra c’è davvero tanto! Le ore di studio ovviamente dipendono dalla giornata. Ci sono giorni che studio anche 5 o 6 ore, giorni che invece non prendo neanche in mano la chitarra. Tento sempre di avere più tempo possibile da dedicarci, però mi capita anche di aver bisogno di uno stop per ricaricare le batterie e poi riprendere al massimo di quello che posso fare.
9. Ora tocca alla sezione ritmica. Anche voi, Luka e Andrea mi avete entusiasmato molto. Devo dire che il basso è molto incisivo e davvero “danzerino”. Vi pongo la stessa domanda che ho fatto a Marco e Daniele.
A: - Intanto mi tocca sicuramente ringraziarti dei complimenti (Ma si figuri, Lei! N.d. Antonio “Ananas”) in sede di recensione, non mi era mai capitato di essere paragonato ad un martello pneumatico! (una prima volta c’è sempre per tutti, dico bene? N.d. Antonio Anatas”) Riguardo alla domanda posso dirti che ho iniziato a studiare la batteria da autodidatta, per poi fare più sul serio in una scuola di musica. Ora purtroppo il tempo per esercitarsi è più esiguo rispetto a qualche anno fa, soprattutto a causa degli impegni lavorativi, e quasi la totalità del tempo che passo dietro allo strumento è finalizzato agli Overtures, sia in termini di tecnica che di approccio ai pezzi.
10. Parlando in maniera più approfondita delle songs, volete spiegarci di cosa parlano i testi?
La questione è piuttosto ampia. Partiamo dal presupposto che i testi li scrivo io (Michele) per il semplice fatto che sono io a dover poi esprimerli vocalmente. In generale, i nostri testi sono sempre collegati a situazioni reali, esperienze di vita, momenti impressi nella mia memoria (Altro che “For the king, for my Ass, for the Moooooountiiiiin!!!!” – Per la serie: Premiata Ditta “Dragoni, Spadoni & Chiappetoni”! N.d. Antonio “Anatas”). Sono io che quindi mi trovo a doverli vivere, a dover avere quelle immagini in testa quando ci esibiamo. Allo stesso tempo solo io posso capirli a pieno. Come puoi intuire, non ci sono quindi tematiche comuni tra un brano e l'altro. L'unica domanda che mi pongo al momento di scrivere è melodie e parole è: “scelgo di essere esplicito o di trasmettere tramite metafora il concetto?”. Fatta la scelta, il testo dipende da dove la parte strumentale o la melodia fanno volare la mia mente. In base a dove mi trasporta la musica, così nasce il testo...
11. Quanto pensate sia importante la tecnica nella costruzione di un brano?
La tecnica è fondamentale, ma non per essere messa in mostra (Vaglielo a dire ai Dream Theater che non smettono di sfracellarmi il pisello con i loro tecnicismi autocelebrativi… n.d. Antonio “Anatas”). Capacità tecniche elevate sono fondamentali per poter esprimere in maniera chiara e definita ciò che si ha in testa, sia esso un riff di chitarra, un passaggio vocale, una sezione ritmica. La musica è emozione, non tecnica (Vorrei tanto che tutti coloro che mi bestemmiano ad ogni stroncatura dei DT leggessero queste parole… N.d. Antonio “Anatas”), ma se il suonato non è pulito, regolare, chiaro... la sporcizia, l'esecuzione maldestra e l'imprecisione andranno a castrare l'emozione, perché la mente sarà distratta dall'errore, che di conseguenza coprirà il resto. Senza contare, poi, che maggiori capacità tecniche, aprono anche maggiori soluzioni. Chi sa suonare davvero bene, è tanto fluido nelle cose semplici quanto in quelle più complesse, facendo apparire passaggi impossibili come se fossero semplici.. .ma se quei passaggi li sai suonare, diventano un mezzo in più per potersi esprimere, se non li sai suonare, avrai una parola in meno nel tuo dizionario, e non potrai utilizzarla nelle tue frasi. Poi ribadisco: il vero musicista fa apparire il passaggio più complesso come se fosse semplice... concedimelo, chi invece “caga il cazzo”, come si dice qui da noi, lo esibisce come se fosse una medaglia d'oro alle olimpiadi...
12. Come nasce un brano degli Overtures?
Le maniere sono davvero molteplici (Fico… Ce le elenchi pure. N.d. Antonio “Ananas”). Ci sono brani che nascono in sala prove, partendo magari da un riff, e poi d'istinto sviluppiamo tutti assieme il proseguo del pezzo, vedi Delirium per dirne uno. Altri nascono dall'idea del singolo, come ad esempio “Not too late” o la stessa “Fly, Angel”, che ho portato in sala prove già registrate in versione “demo”, e poi sono state semplicemente abbellite o arrangiate di gruppo. Altri ancora nascono per intero in sala prove, capita per dire che in momenti di buco Marco senza neanche rendersene conto improvvisi qualche passaggio sulla chitarra, e magari uno di noi si accende e se ne esce con un “cavolo bello quel riff”... come puoi capire insomma, davvero non esiste una regola fissa! (Strafico! N.d. Antonio “Anatas”)
13. Quando ho descritto alcune vostre songs ho parlato di “venature artistiche progressive” (pur non usando queste stesse parole). Dando, cioè, l’idea che in alcuni frangenti delle stesse è possibile udire alcuni spunti più progressivi. Sbaglio?
Non sbagli assolutamente (Ma sono un DRAGO! N.d. Antonio “Anatas“), per molti aspetti il prog è un genere che ci affascina. Certo, non si deve comunque superare quella linea di cui parlavo prima, dove la tecnica va a coprire l'emotività. Ma se il bilanciamento è buono, ed un passaggio affascina, per quanto caschi nel prog, chi diavolo vieta di inserirlo? Ti dirò di più, mentre sto rispondendo a questa intervista abbiamo già iniziato a lavorare su alcuni brani nuovi, dove forse quella venatura che hai sentito si sta facendo sentire in maniera più intensa...
14. Qual è il vostro bagaglio musicale? Di cosa si “nutrono” gli Ovetures, dal punto di vista strettamente musicale? (che musica ascoltate, in sostanza)
Forse uno dei motivi per cui “siamo ma non siamo” un gruppo heavy/power, è proprio perché mastichiamo tutti e cinque generi piuttosto diversi tra loro (L’importante è che si mastichi lentamente e si dia la possibilità al sistema linfatico di compiere il suo dovere alfine di una corretta digestione. N.d. Antonio “Dr. House – Anatas”). Io sono un fan del metal teutonico, Edguy & Avantasia, Gamma Ray, Blind Guardian sono tra i miei gruppi preferiti, ma nella mia collezione di dischi troverai anche band come Rammstein, Children of Bodom, Iced Earth...e la cosa interessante è che per via dell'insegnamento, ogni giorno mi ritrovo ad affrontare la musica più disparata: grazie ai miei allievi conosco a memoria canzoni di tutti i tipi, dagli Stone Temple Pilots ai Police, passando ahimè per la musica Italiana più commerciale e finendo tra band sconosciute e alternatrive, fino al musical. Ma si sa, più vario è l'ascolto, più idee si formano. Un discorso molto simile vale per Marco ovviamente, anche se i suoi ascolti preferiti sono più prog e violenti, Symphony X e Dimmu Borgir sono i due nomi più importanti. Si passa così a Daniele, che è quello che si sveglia con i Periphery, pranza con i Protest the Hero e va a dormire con i Fellsilent...passando per Symphony X e Dream Theater...violentino insomma, esclusi gli ultimi due nomi. Luka predilige l'hard rock e l'heavy metal classico, dai Gotthard ai nuovi Edguy, e tanti, tanti Queen. Andrea invece mi rimarrà sempre impresso per la sua soddisfazione nel farci vedere che, nel DVD live degli Iced Earth, lui era lì! Agli Iced accompagnano anche lui Edguy, Avantasia, Gamma Ray e l'heavy power! Una cosa è certa: gli Iron Maiden sono il pane quotidiano per tutti e cinque! (E per chi non lo sono? N.d. Antonio “Anatas”)
15. Come inquadrate il mondo dell’underground musicale italiano?
Un mondo difficile (Ma anche un mondo di merda. N.d. Antonio “Anatas”). Tanti, tanti davvero sono i gruppi validi. Quello che non va è la difficoltà che si ha nel poter emergere, non per carenza di impegno da parte delle band, ma per tutte le difficoltà che hanno i locali a gestire e supportare la musica originale. Viviamo in un paese dove purtroppo una tribute band di Vasco Rossi o Ligabue tirano più che un gruppo che fa bella musica propria, e chiaramente un locale, il cui interesse giustamente è arrivare a fine serata con un guadagno, preferisce investire sui tributi che non sulla musica originale. Come dargli torto, visto che una miriade di locali che invece la musica originale la supportavano, hanno chiuso uno dopo l'altro? E non è certo con la serata nel bar, dove il gruppo si porta l'impianto e gli amici, che si farà strada. Come si può risolvere la situazione? In realtà il problema sta negli ascoltatori, purtroppo, che troppe volte sono chiusi e disinteressati alla novità. C'è chi aspetta con ansia un nuovo disco degli Hammerfall, per poi scoprire che è la solita minestra riscaldata (le ultime due release fanno davvero schifo al cazzo. N.d. Antonio “Anatas”), lamentandosi, e nel frattempo ha ignorato altre 10 recensioni catalogate sotto “power” nelle principali webzine, che magari hanno preso voti interessanti...
16. Quante recensioni positive avete avuto su “Rebirth”? Non credo la mia sia stata la prima e credo non sarà neppure l’ultima…
Allo stato attuale sono una ventina le recensioni positive disparate tra webzine e riviste un po' di tutta Europa, è davvero un bel numero, poi so che molte altre sono ancora in arrivo. Non essendo assolutamente una band da prima pagina, le recensioni arrivano con molta calma, alcune con molti mesi di ritardo rispetto all'uscita del disco, tanto che molte appunto sono ancora in arrivo. La cosa positiva è che per ora solo una ha ricevuto un voto negativo (5/10 su metal-observer.com), e 1 su 20 direi proprio che ci sta! (Pari a 0,05 o, se preferite, in termini percentuali al 5% del totale. Direi proprio che ci stà, si si! N.d. Antonio “Anatas”)
17. Cosa pensate del “file sharing” e dei P2P? Possono danneggiare davvero il mercato musicale? E l’underground musicale?
Purtroppo è un bel discorso che ha molti contrasti. Il mercato musicale viene ovviamente distrutto dal “file sharing”, per quanto purtroppo io sia contrario a questa filosofia. Mi spiego: sono più che favorevole all'ascoltare un disco prima di acquistarlo...ma se ti piace, cazzo, compralo! Giusto la scorsa settimana ho fatto un salto nel vuoto acquistando “Age of the Joker” degli Edguy, senza mai aver sentito neanche un sample, avendo solo visto il video di Robin Hood, ma è un caso. Ciò non toglie che abbia una collezione di più di 100 CD originali... (io credo di aver perso il conto dei miei… n.d. Antonio “Anatas”) dall'altro lato però sono anche d'accordo sul fatto che spesso i CD costano troppo, se costassero 10€ credo sarebbero molti di più i compratori. E ancora, non va tralasciato che grazie al file sharing c'è la possibilità reale di diffondere nuova musica, senza questa possibilità sarebbero davvero molti di meno gli ascolti di molti gruppi...e per quanto riguarda l'underground, il P2P è il pane quotidiano, non conoscerei un disastro di gruppi senza averli scaricati, e non nascondo che sarei il primo a essere felice se “Rebirth” venisse scaricato da più gente possibile! (sentito gente? Questo si chiama parlare! Comunque sia, potete attaccarvi dove vi pare, tanto “Rebirth” non lo troverete mai nelle zone “P2P”… n.d. Antonio “Anatas”)
18. Pensate vi siano bands sopravvalutate all’interno dell’underground e “spinte” da “forze superiori” che forse farebbero meglio a guardarsi un po’ meglio interno e a rendersi conto che ci sono tante bands (la vostra inclusa) che meriterebbero una sponsorizzazione mediatica di maggior livello?
Ahaha questa è una domanda cattiva. Ti risponderò dicendo che penso ci siano band sopravvalutate anche al di sopra dell'underground, spinte da “forze superiori”, che dovrebbero mollare il colpo e lasciare spazio alla miriade di band underground valide che meriterebbero maggior supporto. E allo stesso tempo, non mi vergogno a dirlo, credo ci siano band che dovrebbero rendersi conto che la loro epoca è finita...
19. Parliamo dei vostri live show. Come vi organizzate? Quanta birra bevete? Come vi accolgono i vostri fan? Quanta birra offrite loro?
Si carica l'auto, e già lì si è stanchi. Si scarica l'auto nel locale, e si è ancora più stanchi. Si monta il palco, e cazzo si, si è ancora più stanchi. Poi si fa il soundcheck, e in linea di massima ci si innervosisce perché qualcosa non va come deve andare. A quel punto arriva il momento in cui sei stanco e nervoso, ed effettivamente solo la birra può salvare la situazione. Poi è incredibile, perché quando arriva il momento di salire sul palco, c'è quella magia inspiegabile che ti ricarica di tutta la stanchezza, ti riempie di energia, ti fa passare qualsiasi nervosismo e incazzatura...e quell'ora-ora e mezza-due ore in cui suoni, volano come se fossero 10 minuti. Fan? Birra? Non possiamo certo lamentarci, e sarò sempre grato a chi ci segue, sopratutto a chi lo fa con costanza e regolarità! (per la regolarità di ognuno, non lesinate nell’utilizzare cereali raffinati, yogurt bianco, frutta, verdura, molta acqua e tanto heavy metal! A pagare ci pensano gli Overtures… n.d. Antonio “Anatas”)C'è qualcuno che in 8 anni di vita degli Overtures, si è perso al massimo 2-3 concerti...anzi mi hai dato ispirazione reale per offrire un giro aggiuntivo ai fedelissimi la prossima data! (Preparate le damigiane, gente! N.d. Antonio “Anatas”)
20. Cosa pensate di The Empty Dream? E del suo Direttore Generale, quel tipo strano… Ananas. Meglio starci alla larga, non trovate? (È da un secolo che non pongo questa domanda…)
Andrea, il nostro batterista, ti ha definito “un grande, ma scoppiato davvero” (dovreste vedere quando faccio peti-petardi… altro che “scoppiato”. N.d. Antonio “Anatas”) . Direi che è una definizione ottima che vale anche per tutto il tuo blog/webzine. Sei un folle, ma sei un folle che ha una passione incredibile. Si legge dai tuoi articoli e dalle tue recensioni che davvero ti dedichi a quello che fai, ed ovvio, hai il tuo modo molto estroverso e grintoso di esprimerti. Ma nessuno potrà mai negare che davvero dici ciò che pensi, e che non tralasci. Purtroppo c'è chi ascolta i dischi in quattro e quattr'otto e tira le somme sparando giudizi perché stufo o stanco o disinteressato. Onore al merito a chi come te ci mette il cuore.
21. Per quanto riguarda la vostra recensione… Andrea! Tu sei stato definito l’anello di congiunzione tra l’essere umano e il martello pneumatico! Che ne pensi? Mentre tu, Michele, cosa ne pensi del mio modo di descrivere il tuo modo di cantare in “Easy” (parlo di “Incazzatum ad Bestiam – Mode”) ?
Michele: Ahaha in un primo momento mi ha fatto fare una risata. Presa seriamente la cosa però, c'è poco da dire, è una definizione che calza bene. In “Easy” sono davvero incazzato, e anche qui, mi ripeto, se hai colto la cosa, vuol dire che sono riuscito a dare la giusta emotività al brano!
A:- Come ti ho già detto prima, nessuno mi aveva definito così e mi sono esaltato davvero! Avrò, temo, un nuovo soprannome in sala prove d'ora in poi! Ad ogni modo, per ritornare più seri, credo che tu abbia centrato abbastanza il mio stile batteristico, e penso che anche i miei colleghi possano essere d'accordo. Ma anche se mi sento un batterista metal fino al midollo, non vorrei dare l'idea di un picchiatore e basta. (l’importante è che non sia io quello ad essere picchiato. N.d. Antonio “Anatas”)
22. “Fly, Angel” è stato scelto come brano al quale è stato dedicato un gran bel video. Perché proprio questa track? Cosa significa per voi? Credete negli angeli?
Fly, Angel ha innanzitutto un significato profondo, che viene accompagnato da melodie che noi reputiamo particolarmente “azzeccate” e coinvolgenti. Allo stesso tempo ha momenti intensi e graffianti e momenti profondi e delicati. Un assolo che, non l'ho mai detto pubblicamente a Marco per cui approfitto di questa tua domanda per dirglielo, è uno dei pochi che davvero mi mette i brividi mentre lo ascolto... per cui davvero non c'era brano migliore per presentarci al mondo con il nostro primo videoclip. Per quanto riguarda il testo e il senso della canzone, beh gli angeli esistono, io ne sono certo, e sono piuttosto sicuro che se rifletti bene su cos'è davvero un angelo, anche tu non faticherai a trovare il tuo. (Tu non sai neppure di quanto ne abbia bisogno in questo momento… n.d. Antonio “Anatas”)
23. Altri progetti in cantiere? Live show? Riffoni per nuove songs? Far esplodere il Parlamento italiano? In questo ultimo caso sono disposto a darvi una mano…
Ci sono molti colpi in canna, mettiamola così. Mentre ti sto rispondendo è apparsa anche la news sul nostro sito web che vede rimandato il tour che avremmo dovuto affrontare di supporto agli Almah di Edu Falaschi a febbraio, ma se non altro è un “rimandato a Febbraio” e non un annullato, per cui innanzitutto il nostro obiettivo primario è far riuscire questa tournée. Sarà un'occasione davvero importante per promuoverci e se non altro dal punto di vista biografico, sarà un evento importante. Allo stesso tempo stiamo già lavorando sulla preproduzione del prossimo disco. Sono già pronti sei brani che stiamo registrando in versione demo per poterli analizzare bene, e abbiamo almeno altri 3 brani da assestare su cui lavorare. L'idea è di arrivare ad avere 12-13 pezzi, per poterne escludere qualcuno e tenere i migliori per il prossimo disco. Per quanto riguarda il settore politico, credo sia davvero il caso di lasciare stare, perché la situazione, è vero, è imbarazzante, e forse è davvero meglio che rimaniamo nel settore musicale per non deprimerci troppo.
24. Una domanda sulla scena internazionale, credo, sia doverosa. Questo mondo è schifosamente rovinato da guerre e distruzioni, dominato da odio e violenza. Un mondo dannatamente bello e dannatamente triste. Noi non possiamo cambiarlo ma possiamo fare qualcosa affinché qualcuno possa ascoltarci. Valga la medesima cosa per la scena nazionale, ormai completamente allo scatafascio totale (e, qui, vi invito a leggere il mio editoriale, fresco, fresco “Avvoltoi Insaziabili”). Dite quello che credete sia giusto esprimere.
Purtroppo il problema davvero grosso è che chi davvero ha il potere, vive nel presente ignorando il futuro. Ognuno pensa al proprio benessere e al successo nell'immediato, ignorando che noi siamo solo parte di un ciclo. Un musicista, nel suo piccolo, vive per lasciare qualcosa. Pensa a un Freddy Mercury, che pur avendoci lasciato da anni, ha lasciato la sua voce impressa nella storia, e oggi come oggi, ascoltando “Who wants to live forever” o “The show must go on”, se le circostanze sono favorevoli, fa ancora arrivare le sue emozioni, fa ancora piangere e sorridere, tocca ancora il cuore. Questa è la mentalità che “i potenti” (come ci ha insegnato a chiamarli Jack Black in School of Rock) non hanno. Il loro interesse è limitato a loro stessi, al loro bene attuale e prossimo, senza contare che un giorno tutti lasceremo spazio a chi verrà dopo di noi. Quando sarò cenere, voglio poter dire a me stesso “ho lasciato qualcosa di più di quello che ho trovato”. L'unica cosa che posso fare per raggiungere questo obiettivo, nel mio caso, è cantare: la musica è la mia arma, e i miei testi sono la chiave per poter “lottare contro il potente”, cercando di scavare qualche emozione anche in un cuore di pietra. Ognuno di noi ha una propria dote, io posso solo invitare chi sta leggendo a usare la sua per lasciare qualcosa a chi verrà, vivendo certamente rincorrendo la propria felicità, ma senza mai perdere la consapevolezza che arriverà per tutti il momento in cui si faranno i conti con sé stessi, e ci si chiederà: ho lasciato un segno? Credo che questa sia davvero la domanda che dovrebbero porsi ai piani alti... anche se la mia paura più grande è che ci sia qualcuno che si è creato un guscio troppo grande per rendersi conto delle cazzate che sta facendo...
25. Ok, ho finito di torturarvi con le mie domande. Congedatevi dai vostri lettori come meglio credete, fratelli. E, sappiate, per me è stato un onore recensirvi e fare la vostra conoscenza, seppur ancora virtuale.
È stato un piacere anche per noi rispondere alle domande di questa intervista. Quello che farò ora, come ho fatto anche in altri casi, è invitare chi sta leggendo a fare quel passo in più che pochi fanno. Dopo 25 domande di intervista, dopo frasi e frasone, ti sarà venuta la curiosità di sentire anche la musica di questi cazzo di Overtures? Vai su Youtube, scaricati il disco, compralo, fa ciò che vuoi, ma non rimanere nell'ignoranza, e se proprio ti farà schifo sei sempre in tempo per cancellarlo o rivenderlo, ma almeno non avrai il dubbio!
25 domande… diteglielo agli Eternal Tragedy che hanno quasi raggiunto quota 40 in una sola mia intervista. Il cappero è che non so mai quando fermarmi. Come ora, ad esempio. Potrei piantare “il zippo” e pubblicare l’intervista, ma no. Stò continuando a scrivere, ad ascoltare musica, a scrivere e scrivere e scrivere e scrivere e…
For the King, for the Ass of the Dragon, for the Moooountiiiin, for the all idiots who continue to write, sing, play and listen to crap like…
STAY TRUE METAL!!!!
Antonio “Anatas” Moliterni
Cosa volete ci si possa aspettare dai nostri Rhapsody Of Fire?
La fiera dell’originalità? O, piuttosto, quella della banalità?
Io voto per la seconda.
La cover del disco, con unicorni, cavalieri, spadoni e tutto ciò che potrebbe far da contorno per uno stupendo RPG, ci preannuncia che la musica, in casa Rhapsody, non è cambiata di una virgola.
O quasi. Si, perché il “quasi” si sente nella maggior presenza delle chitarre, più rinvigorite e più heavy, con un groove davvero massiccio. Ottima la prova fornita da Turilli in questo senso e, come sempre, un plauso a Fabio Lione che, come singer, mette in mostra tutte le sue doti.
Purtroppo… eh, già. C’è soprattutto il “purtroppo” a far la differenza.
Le novità si esauriscono qui.
Perché, per quanto tecnicamente ineccepibili, per quanto artisticamente dotati, per quanto davvero in gambissimi nel songwriting, devo maledettamente bocciarli. Siamo sempre al cospetto del solito discone powerone, con chitarre che sfornano assoli lunghi, intrisi di un neoclassicismo malmsteeniano che nulla ha da offrire a questo 2011 che, magari, potrebbe aver temuto, per qualche nanosecondo, che i Rhapsody Of Fire, con quelle chitarre dai riff taglienti e micidiali, avessero dato una lieve sterzata al sound.
C’è chi parla di maturazione.
Io parlo di “pappa riscaldata con l’aggiunta di qualche condimento in più”, tanto per dimostrare la mondo che la minestra, con una giusta dose di condimento e spezie, può anche risultare gradevole e digeribile.
Ma io non la digerisco anche se posso riuscire a trovarla gradevole.
Gradevole nelle armonie, nei fraseggi acustici, nelle melodie.
Ma, andiamo! Oramai i Rhapsody sono più prevedibili delle balle che raccontano i politici in campagna elettorale! Basta dare un’occhiata alla scaletta dei brani e sappiamo già cosa stiamo per ascoltare.
C’è la classica intro dal titolo in latino, “Ad Infinitum”. Poi la speedy song, ben strutturata, con un ottimo guitar riffing e assoli al fulmicotone. Un Fabio Lione sempre sugli scudi e un drumming possente.
Ma l’abbiamo già sentita non so più quante volte, diamine! Senza contare la traccia con il titolo in italiano (originalissimo!), “Tempesta di Fuoco”, cantata in italiano, come da copione, che fa’ coppia con la gemella “Anima Perduta”, altra ballad che ha il solo scopo di mettere in mostra le doti del singer in qualità di simil-tenore che, sinceramente, a me fa’ due palle così.
Quelle orchestrazioni pompose, quella minuziosa ricerca della perfezione, quella produzione eccelsa e ineccepibile… maledizione! Se si fosse trattato di un disco non così fottutamente prevedibile il mio giudizio sarebbe stato drasticamente diverso.
Anche perché, una track cattivissima come “Aeons Of Raging Darkness” proprio dai Rhapsdy non te l’aspetti. Brano in cui il nostro singer e i cori lanciano degli scream in modalità “black metal”. Ottima la prova del dramme, per non parlare di Luca Turilli che sforna riff come un dannato, quasi fossero fendenti arroventati. Sicuramente la migliore del lotto ma che non salverà l’album dall’affossamento più totale all’interno della sua stessa melma di noia e prevedibilità.
Poi si ritorna con i piedi per terra (per quanto i Rhapsody li abbiano mai avuti i piedi per terra, almeno dal punto di vista dei testi) e si ricade nei cliché triti e ritriti. Basti ascoltare la prevedibilissima “Tornado” o la conclusiva suite lunga quasi 20 minuti (!!!) “Heroes Of The Waterfall’s Kingdome”, introdotta dal pacchiano parlato in chiave epico, con il vocione che vorrebbe farci paura ed introdurci in un mondo misterioso popolato da elfi gay, troll, folletti, fatine e bambini sperduti. Una sorta di fiera del tutto un po’, in cui i nostri ci infilano di tutto: il folk nella prima parte cantato in italiano, elementi sinfonici a pompa, speed-power metal cantato in inglese e tante ma tante liriche adatte ai minori di 10 anni.
Francamente non ce la faccio più di ascoltare certe cose. Mi sento un po’ idiota anche nel recensirle. Ancora più ad acquistarle perché, su molte ‘zines, si leggeva di una sorta di “nuovo corso” della band… vabbè, ritorniamo al discorso di prima.
Comunque sia, qualcosa di buono questo disco qui ce l’ha: mi ha fatto apprezzare ancor più il mondo dell’underground musicale popolato da talenti mostruosi che aspettano solo il momento per riscattarsi e fare il culo come si deve a molte bands che vivono grazie al loro moniker e alle grazie di certa stampa. Grazie Rhapsody Of Fire!
Per finirla, i Rhapsody Of Fire sono questi qui, prendere o lasciare.
E, chi cerca l’originalità non dovrebbe neppure avvicinarsi alla lettera “R” del proprio store di fiducia.
VOTO: 5.5