The Empty Dream | WOLFUNERAL – NIGHT’S SYMPHONIES

WOLFUNERAL – NIGHT’S SYMPHONIES

 

Prima di iniziare la recensione vorrei chiedere scusa a Stefano, mente e creatore dei Wolfuneral. Chiedo scusa per il mostruoso ritardo con il quale ho dovuto recensire la sua opera d’arte.

Perché, invero, questa volta, siamo al cospetto di un’autentica opera d’arte.

Una gemma oscura che brilla di luce propria all’interno dei nostri meandri più tetri e viscerali.

Potrei concludere qui la recensione e lasciare ogni decisione a voi. Magari appioppandogli il votaccio  che merita ma, sinceramente, non sarebbe giusto.

Non sarebbe giusto nei confronti del master mind dei Wolfuneral, nonché nei confronti delle 9 perle che cesellano questo diadema.

Il progetto  Wolfuneral” nasce nel 2009 dopo lo scioglimento della band in cui il nostro Stefano Gagliarducci militava, i Wolves Dirge (e, quando si tirano in ballo i lupi, la cosa mi fa sempre un certo effetto).

La proposta musicale del nostro autore è un black metal atmosferico, un sound dark ambient arricchito da orchestrazioni meravigliose, gotiche e oscure all’inverosimile che, però, non si “fossilizzano” verso un unico sentiero ma riescono a donare un fascino  particolare e personale ad ogni brano di cui “Nights Symphonies” è composto.

Un disco, quest’ultimo, caratterizzato da una cover monocromatica, che mi riporta in mente il Burzum più gelido e tetro. Copertina creata dallo stesso autore che rappresenta un sentiero su cui è stato abbandonato un violino assieme ai suoi spartiti. Sentiero, sul quale, il violino pare un tutt’uno con in terreno quasi non fosse uno strumento artificiale ma naturale, suonato da mani non umane(come si può intuire dal pentacolo flebilmente visibile alla fine del sentiero).

E, solo la copertina, merita la lode ad honorem.

Ma se dovessimo calarci nell’ascolto profondo, analizzando uno per uno i brani che cesellano “Nitgh’s Symphonies”, rimarremo sconvolti innanzi a cotanta maestria e bellezza. Drammaticità, paura, mistero e tutta una serie di sensazioni indescrivibili che solamente il nostro animo, all’interno del suo intimo più viscerale e profondo, potrebbe riuscire a materializzare e a focalizzare ma, purtroppo, difficilmente a “classificare”, dando un nome ad esse.

Perché, se già la meravigliosa opener, “Over the Skies”, con il suo incedere marziale e le partiture sinfoniche tessute da violini , è un ottimo biglietto da visita che fa ben sperare nel seguito (bellissimo il suono della batteria che vorrebbe porci al cospetto di una sorta di marcia funebre sotto un cielo stellato ma oscuro all’inverosimile), la successiva “Thoroughts Under The Mooncambia veste, pur essendo, stranamente e strettamente correlata alla first track. Da un sound cupo  e tetro, i cui, il finale veniva lasciato a violoncelli e violini, si parte, in fading in, con il sound di un pianoforte e di una batteria che rende, questa volta, l’atmosfera molto più decadente e gotica ma, al contempo, anche romantica. Un romanticismo che strapperebbe le lacrime e che indurrebbe la mente, la nostra mente, in un mondo precluso da pensieri e meditazioni delle quali, mi si perdoni, non riesco a coniare né sostantivi, né aggettivi.

Poiché, il tutto è parte del tutto e, all’interno questo, ogni cosa assume una propria personalità.

Saranno ancora i violoncelli a trasportarci nel mondo di “Through The Eras”, altro capolavoro di dark ambient miscelato a venature di black metal sinfonico e nero. Ossessiva all’inverosimile ma, al contempo, meravigliosa. Quasi ipnotica e, a tratti, spaventosa, come se, a momenti, stesse per accadere qualcosa di inevitabile, di catastrofico, di distruttivo, di inevitabilmente violento.

Ma la vera gemma che risplende su ogni cosa è “Out Of the Dark”, un autentico capolavoro concepito da una mente superiore, pura maestria, pura poesia musicale. Con  un pianoforte che introduce la song e una voce (che udiamo per la prima volta) in sottofondo che mette i brividi e che sussurra «Out Of The Dark….». Ancora una volta quella miscela di dark n’ gothic, di ambient black metal sinfonico e strumentale prende il sopravvento regalandoci un’opera d’arte che, signore e signori miei che ora leggete, vi commuoverà, talmente è suggestiva e bella.

Non ci sono parole per descrivere la genialità con la quale è stata concepita e posta in essere. Orchestrazioni che si amalgamano a quelle atmosfere ambient e dark, a quel black metal di burzumiana memoria senza essere troppo “ossessivo” ma, semplicemente, dannatamente meraviglioso e melodico all’inverosimile. Poiché, nel break, accade il miracolo: è la musica che ci condurrà in un mondo dal quale la nostra mente non vorrà più fuggire, essendo essa stessa  sfuggita dall’oscurità che opprimeva le tracks precedenti per essere catapultata all’interno di questo diadema musicale. Diadema in cui il dolce sound di un pianoforte, ora melodico, ora triste, ci cullerà sino ad annullare ogni nostro pensiero.

Forest’s Path”, ci spiazza, essendo introdotta da synth che, in qualche modo, vorrebbero condurci all’interno del sentiero della foresta disegnata in copertina. E, che mi prenda un colpo, ci riesce alla perfezione. Poco più di 3 minuti di “mistero” e “magia” profusi che lasciano subito spazio all’ennesima gemma di questo disco, “Lucifer” che, ancora una volta, illumina (passatemi il termine) “Night’s Symphonies” sotto una veste completamente diversa.

Si avverte si da subito un’aurea tetra, funerea, drammatica. È la paura a dominare il tutto e la nostra mente che, tra le atmosfere “malate e psichedeliche” dei synth si troverà al cospetto dell’ennesima track strumentale in cui i tempi saranno rallentati all’inverosimile, onde dar più “voga” a quel senso di spaesatezza e paura che sviscera l’intero brano. Uno tra i più belli mai composti da mano umana, assieme alla precedente “Out Of The Dark” e le successive “Paradise Lost” e “Nigth’s Chants”.

Ma, in “Lucifer”, probabilmente, capiremo davvero cos’è la paura. O, almeno, sarà la nostra anima, il nostro spirito, ad esserne avvolto. Dei canti in sottofondo in un falsetto, quasi fossero opera di angeli decaduti che tessono una sorte di preghiera al loro signore oscuro. 6 minuti di drammaticità autentica, verso la fine dei quali è possibile udire un drastico “cambio di rotta”, in cui, dalle atmosfere di cui prima, si sterza verso un fade out in crescendo che, altro non fa, che rendere omaggio a “Paradise Lost”, altro pezzo da 90 che non potrà non toccare l’anima di chi ascolta.

Violoncelli che tessono note “horrorifiche”, riconducendoci, ancora una volta, in piena drammaticità e oscurità. Violoncelli che lasciano spazio al pianoforte e alle tastiere che avranno l’audace compito di “pavimentare”melodiche dannatamente coinvolgenti e toccanti. Track, quest’ultima, assieme alla conclusivaDreaming”, lunghissima. Una suite di quasi 12 minuti in cui accade di tutto, in cui ogni strumento, ogni coro, ogni orchestrazione e ogni atmosfera, creata ad hoc, suggella alla perfezione il songwriting, costruito in maniera impeccabile. Alternanza di momenti drammatici, ad altri più spensierati e ancora, paura e angoscia. Disperazione, follia e mistero, minuti nei quali non sai cosa stia per accadere ma, dentro di te, sai che, probabilmente, l’epilogo è vicino e, fondamentalmente, vorresti che ciò non avvenga mai.

E, infine, a porre i sigilli ad un album autoprodotto e senza etichetta composto dalla mente e dalle mani di un artista con tanto di attributi, ci pensano le ultime due gemme d’autore: “Night’s Chants” e la lunga suite conclusiva (11 minuti e mezzo di poesia) “Dreaming”.

Un temporale e il suono della pioggia che cade ci introducono “Night’s Chants”, con accompagnamento dei synth e delle orchestre che ci trasporteranno nell’oscurità totale. Un’oscurità che riesce a risplendere grazie ad una fiamma assai labile ma, al contempo, quasi “speranzosa”. Una luce che pare ci guidi e che non voglia abbandonarci, una sorta di “Guruall’interno di quel sentiero disegnato in copertina del quale non si conosce la strada, dal quale è impossibile intravedere la fine poiché coperta dagli alberi dalla nebbia. E, sotto questa pioggia che scandisce i meravigliosi tessuti melodici che avvolgono il brano, noi saremo trascinati e avvolti da un’aurea magica e sconvolgente, ossessiva nel finale e drammaticamente paurosa. Con una musica che andrà crescendo di momento in momento per poi dissolversi verso i pochi secondi finali per introdurci l’ultima song, quella “Dreaming” che si commenta da sola.

Poiché, da quella sorta di paura e angoscia di cui prima, in “Dreamingdopo un intro introspettivo e a tratti claustrofobico, saremo accolti dalle corde e dalle melodie dei violini e archi che ci culleranno  dolcemente e ci faranno sognare attraverso melodie ariose e spensierate. Merito soprattutto dei synth, usati in maniera più che intelligente e dalle tastiere che, con il loro sound, impreziosiscono questo ennesimo gioiello, donandogli quel tocco di genialità che nessuno avrebbe potuto mai concepire.  Ma la magia non può concludersi così in fretta, poiché “Dreamingè una suite di oltre 11 minuti e mezzo in cui, l’ascoltatore, dovrà solamente rilassarsi e rimanere incantato, lasciarsi avvolgere e, lentamente, trasportare per poi trascendere tra i meandri delle melodie che cesellano il brano tutto. Un brano in cui la parte da leone la fanno i violini, le orchestrazioni udibili in sottofondo, i synth e le tastiere. Tutti strumenti in grado di dar vita ad una sorta di “concept-song”, lunga quanto basta e, semplicemente, meravigliosa.

Io ho terminato e, purtroppo, credo di aver esaurito aggettivi e parole. Non ho un vocabolario così “vasto”, specie quando mi trovo innanzi ad opere d’arte che meriterebbero la palma ad honorem e il riconoscimento a subentrare all’interno dell’Olimpo dl Metallo.

Ma che, dannatamente, sono costrette a marciare nelle oscurità di un sottobosco musicale indecoroso che premia gli idioti mentre, i meritevoli, sono ancora lì, immersi e sperduti tra le sue strade, tra la sua nebbia, a comporre opere del calibro di “Nights’ Symphies”.

Un disco che dovrebbe insegnare parecchio il mestiere a tutte quelle band blasonate e leccate da critica e da fan “ciechi e sordi, e anche un po’ rincoglioniti e nerd” che, quando ascolteranno “Night’s Symphonies”, rimarranno estasiati ed entusiasti, riconoscendo il vero trademark di un sound che va al di là della semplice etichettatura “dark ambient – melodic-symphonic black metal”.

Occorrerebbe, effettivamente, trovare una giusta collocazione per questo disco ma, questo, lo lasceremo fare al tempo che saprà non solo valorizzarlo ma, spero, rendergli onore, fama e gloria nei secoli a venire.

E che le vostre menti possano lasciarsi trasportare dalle infinite atmosfere  di questa sinfonie notturne…….

 

VOTO: 10 Cum Laude

 

TRACKLIST:

1.      OVER THE SKIES

2.      THROUGHTS UNDER THE MOON

3.      THROUGH THE ERAS

4.      OUT OF THE DARK

5.      FOREST’S PATH

6.      LUCIFER

7.      PARADISE LOST

8.      NOGHT’S CHANTS

9.      DREAMING

 

LINE UP:

·        STEFANO “WOLF” GAGLIARDUCCI

 

CONTATTI:

Ø  Official Page: http://www.wolfuneral.altervista.org

Ø  MySpace: http://www.myspace.com/wolfuneral

Ø  Youtube: http://www.youtube.com/user/wolfuneral

Ø  “Lucifer” Video Clip:                        Lucifer               

Ø  “Out Of The Dark” (Official Video Clip):                Out Of the Dark

 

Commenti (6) -

Wolf
Wolf
04/07/2010 17:51:31 #

La Recensione è spettacolare più del mio album,hai colto nel segno ciò che volevo trasmettere quindi sono soddisfatto che il mio cd crei le emozioni che io volevo si provassero.Ti ringrazio ancora per le splendide parole con cui hai recensito Night's Symphonies e per la possibilità data.Spero questo sito cresca e continui a dare spazio a chi come me non ha nome in giro e deve arrancare per farsi sentire,è sicuramente il miglior sito di metal underground che conosca.Complimenti.

Saluti

Stefano Wolf Gagliarducci

cristina
cristina
04/07/2010 18:27:40 #

Complimenti, hai reso perfettamente l'idea...

Anatas
Anatas
04/07/2010 19:40:44 #

il commento di Wolf mi ha commosso.....

giacomo
giacomo
04/07/2010 20:26:56 #

io non dico nulla...chi mi conosce lo sa

katharsys
katharsys
18/07/2010 20:13:15 #

Non dei NOSTRI meandri... Chi può capire capisca.

ila
ila
19/07/2010 16:51:03 #

ottimo il disco e pienamente al suo livello la recensione. peccato che i brani siano solo nove!

Commenti chiusi

About TheEmptyDream.it

The Empty Dream nasce dalla passione di tre amici e da quello che amavano faredi più: sentire musica, giudicare quella musica e mettere online le loro sentenze. E' così che è stato fondato The Empty Dream.

Da un'idea di Antonio Moliterni, Giacomo Picca e Dario Picca

Inoltre dal 2011 The Empty Dream è una testata giornalistica registrata.
Direttore responsabile Francesco Mastromatteo. 
Editore, Proprietario e Direttore Generale Antonio Moliterni. 
Vicedirettore e inserzionista: Giacomo Picca
Vicedirettore e Webmaster: Dario Picca.

Sezioni del sito