
“Sta tra l’ombra e l’anima….. Close your eyes…..”
Quando la musica diventa poesia.
Con un’intro inquietante all’inverosimile, che mi fa gelare il sangue nelle vene, mi accingo ad ascoltare per l’ennesima volta, il lavoro solista del talentuoso frontman/anaxeman degli Ammonal, già recensiti da noi su queste pagine.
Red Sky, un progetto che nasce nel 2010 e a il 14 Febbraio, il cui genere è un rock strumentale, principalmente caratterizzato da melodie tristi e malinconiche e che prende il nome dalla poesia e bellezza di tramonto e alba, caratterizzati dal colore rosso del cielo, metafora della nascita e della morte.
Red Sky porta una maschera per affermare l'importanza della musica sull'immagine, della sostanza sulla forma oltre che per richiamare la frase di Nietzsche "Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera" e per evidenziare il fatto che tutti noi portiamo una maschera nella vita quotidiana
Un progetto, quindi, completamente strumentale, laddove il nostro chitarrista si cimenta in fraseggi e assoli che, per essere compresi appieno, si dovrebbe davvero chiudere gli occhi per entrare in un’altra dimensione. Una sorta di evasione spazio-tempo che coinvolgerà la mente in una mondo a sé stante.
Sensazioni quali “gelo”, decadenza, angoscia, passione e “ritratti” gotici sapientemente miscelati tra loro tessono melodie inquietanti e dal risvolto assai meraviglioso. E, da queste, nasce la prima song, “Chiudi Gli Occhi”.
Ottimi i riff con una distorsione leggera, a tratti zanzarosa ma mai sporca e appassionante la melodia, vera chiave di tutto il lavoro. Perché proprio su quest’ultima si reggono le song di “Tra L’Ombra E L’Anima”.
E così, la seguente “Il Mio Modo Per Dirtelo” si apre in maniera più marziale, laddove basso e batteria martellano pesanti, quasi si sentisse, in sottofondo, davvero il “cuore” pulsare durante i solos , gli arpeggi e i vari “giochi” di chitarra, intrisi di una melodia che, definire stupenda, è riduttivo e banale.
Viaggeremo, quindi, tra melodie tristi e malinconiche sino alla fine, laddove sembrerà, a tratti, quasi che il nostro autore voglia andarci giù più pesante e più veloce. Ed è così. Un’accelerazione improvvisa dà una chiave si svolta al brano che man mano và concludendosi in una serie di fraseggi rock-metal e guitar solos degni del miglior Satriani, senza scadere nel plagio e senza annoiare (trappola nella quale è facile cadere in questo genere di lavori, puramente tecnici e strumentali).
Per ciò che concerne l’utilizzo della tecnica nella “costruzione” delle songs, questa è semplicemente geniale. Poiché, lasciatemelo dire, essendo chitarrista, non riesco a digerire molto bene i dischi completamente strumentali. Questo vuoi per un sovra sforzo e sovrabbondante utilizzo della tecnica che finisce per rimanere fine a sé stessa.
Tuttavia, ciò non accade in questo piccolo diadema. Dato che la “La Luna Bacerà Le Tue Lacrime” è un’altra splendida perla “oscura”. Oscura come le tenebre che avvolgono la luce della luna . Si riprende, in questa song, il ritmo della precedente “Chiudi Gli Occhi”, la si miscela con gli ingredienti di cui sopra, e si dà vita all’ennesimo gioiello in cui il nostro axeman ci concede attimi di danza nel break centrale, in cui smorza l’acceleratore per farci assaporare attimi di pura melodia e lasciarci sognare. Quasi volessero le note, una ad una, voler davvero baciare il volto di chi, dentro di sé, abbia una sofferenza latente che lo percuote nell’anima e nel profondo interiore, nel suo stesso subconscio.
Altro gioiello che si conclude con un assolo lento e malinconico e che lascia spazio alla conclusiva “Giada” che, da pura e semplice pietra ornamentale qual è, grazie al sapiente lavoro di chitarra basso e batteria, diviene un diamante.
Lenta e appassionale, lenta e passionevole all’inverosimile. È questa “Giada”, all’interno della quale i toni tutti si smorzano, e il rock diviene malinconico e infinitamente triste . Sei minuti di pura magia strumentale, dalla quale, la chitarra, sembra voglia parlarci e sussurrare che tutto sta per volgere al termine. Ma non è così. Poiché nel mezzo del brano, un tappeto costruito tra fraseggi d’alta classe che daranno vita a guitar solos appartenenti non a questo mondo, darà una breve accelerata al brano, che si smorzerà per poi riprendere il suo cammino. Un cammino frammentato, proprio com’è la giada, una pietra ornamentale che col suo colore verde, luccica nel finale lasciando che, le note “pizzicate”, divengano ornamenti per il brano stesso e l’album tutto.
Album che si conclude con la triste melodia di “E Poi Silenzio”, l’outro che pare voglia riprendere daccapo, quasi esistesse una sorta di cerchio dal quale, una volta dentro, non riusciremo più a liberarci. E la chitarra, le orchestrazioni tutte, altro non faranno che donare un tocco magico e di classe a tutto. Sembrano davvero piangere gli strumenti mentre ci invitano a voler terminare questo viaggio, quasi “tragico” nel suo percorso.
Una tragedia che chiude e pone i sigilli con le orchestrazioni e con i bassi.
Orchestrazioni che accompagneranno tutte le songs del DEMO che, a dirla tutta, grazie ad un’ottima autoproduzione, vien quasi da pensare sia un vero e proprio Album.
Tuttavia, se questi sono i “presupposti” per qualcosa di ancor più affascinante e travolgente di quanto non lo sia già stato “Tra L’Ombra E L’Anima”, allora, non vedo davvero l’ora di ascoltare il “sequel” del disco. Un disco di pura poesia musicale.
Perché, signori miei, quando il talento c’è, si sente e, in questo caso, “chiudendo gli occhi” lo si riesce quasi a percepire sentendosi “toccare” il cuore e l’anima……
VOTO: 9.5

TRACKLIST:
1. RESPIRA (INTRO)
2. CHIUDI GLI OCCHI
3. IL MIO MODO PER DIRTELO
4. LA LUNA BACERÀ LE TUE LACRIME
5. GIADA
6. E POI SILENZIO (OUTRO)
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