
Se qualcuno di voi fosse lì seduto a chiedersi se, oggi, avesse ancora senso parlare di heavy metal e/o power metal, la risposta la conosciamo tutti. Decisamente un fottuto NO.
Questo per la mancanza di idee da parte di bands che sovrappopolano il mercato della musica, lo inflazionano e, dai oggi, e ridai domani, alla fine ci si disgusta. È un po’ come mangiare sempre la stessa minestra, per lo più riscaldata: è gustosissima la prima volta, poi la rimangi la sera perché te ne sei innamorato. Il suo sapore inebria i sensi e, allora, inviti i tuoi amici a casa e la fai gustare a tutti loro. Poi rincoglionisci e continui a mangiarla ancora e ancora… finché… l’inevitabile è alle porte. Nausea, disgusto, vomito, diarrea e tutta una serie di catastrofi gastrointestinali che ti portano ad odiare quello che una volta era il tuo pasto preferito.
Gli Overtures sono l’eccezione che conferma la regola.
Per chi non sapesse nulla di loro, i nostri sono italianissimi, originari di Gorizia, paese famoso a livello (inter)nazionale per la sua arte culinaria, in modo particolare per il musetto e brovada, accompagnato con rape bianche grattugiate, la miticissima zuppa d’orzo e fagioli (“uardu e fasui”), ossia gnocchi di patate con prugne secche (e questo voglio assolutamente provarlo!!!). ancora, il tipico gulasch e le frittate alle erbe e piatti selvaggi locali (che fica la cucina Goriziana!).
Famosa anche per lo strudel ed il suo tipico miele, Gorizia vede sfornare anche il nostro quintetto di metallers, schierando Michele Guaitoli al microfono (un’ugola che definire “Golden” è riduttivo), Marco Falanga e Daniele Piccolo alle chitarre, Andrea Cum dietro le pelli e, per finire, a dettare la sezione ritmica assieme a quest’ultimo, Luka Klanjscek al basso.
Che dire del disco?
Una bomba di heavy metal molto devoto ai mostri sacri che ne hanno decantato le lodi negli anni ottanta, con contaminazioni “powereggianti” onde rifinire la meglio le melodie, tecnica e velocità (che, a dirla tutta, ci azzeccano e tanto, anche!).
Songs tiratissime e cariche di adrenalina allo stato puro, impreziosite da uno spiccato senso per la melodia che le rende assai orecchiabili e facilmente digeribili, mai noiose.
Ma i nostri ci sanno davvero fare perché devono avere in dote un bel bagaglio di controcazzi iperchiodati nei loro strumenti che si infiammano ogni qual volta sfornano un riff o un guitar solo. Vuoi perché le strabilianti doti degli axemen non possono nono passare inosservate (mostruoso il riff d’apertura di “Here We Fall” e micidiali i tappeti sonori dei solos di cui è “infarcita”). Come non menzionare la “progressive – oriented” track “Deliruim” (un nome che si commenta da solo)? Un momento in cui la band decide di rallentare, ma solo nel break in cui ci mostra tutta la sua forza nel saper miscelare elementi tanto cari al mondo dell’heavy classico con stacchi tipicamente progressive metal. Cambi di tempo improvvisi e assurdi “giochi” con le asce impreziosiscono questa song che diviene una delle punte di diamante dell’album. Ottima la prova fornita da Michele che non cerca mai di strafare lanciando acuti in “castrato – mode” (come è d’uso, generalmente, abusare in questo genere musicale) ma riesce perfettamente a modulare le sue corde vocali. E se già l’opener è un ottimo biglietto da visita che invita tutti ad un headbanging sfrenato, nella quale il drumming possente di Daniele vi macellerà le cervella (l’anello mancante tra l’essere umano e il martello pneumatico è nato?), la successiva e strepitosa “Fly Angel” (della quale vi consiglio il video clip), con il suo refrain ed il suo incedere, a dir poco, micidiali, si dimostra un perfetta killer-song, cazzuta e controcazzuta.
A fare la differenza, ovviamente, oltre l’ugola maestosa del singer, c’è il duo Marco – Daniele che non potranno non stupirvi.
Una mid tempo, “You Can’t Spit On Me”, che vede scandire il tempo e le note in modo maniacale e chirurgico ad opera del talentuoso Andrea, smorzerà il fiato un po’ a tutti. Mid tempo ottima che fa’ coppia perfetta con la epicissima “Not Too Late”, in cui la band da’ sfoggio di tutto il suo repertorio tecnico.
E non sperate di non innamorarvi di “Farewell”, in cui a dettare legge è sempre la sezione ritmica (sempre in forma). Song che vede il culmine nel termine, in cui un poderoso guitar solo pone i sigilli ad un brano davvero meraviglioso.
Michele torna ad incazzarsi a bestia in “My Name Is Fear”, sostenuta da un guitar riffing roccioso e portentoso, davvero molto pesante. Riff su cui il nostro singer sfodera davvero una prova maiuscola, dimostrando al mondo intero la ragione per la quale è stato scelto quale voce degli Overtures. Song quest’ultima che ci regala un break in cui vi è un cambio di riff che lascia sfogo ad un guitar solo spaventoso seguito, a sua volta, da un urlo del nostro singer preferito. Perfetto “Lion King” della situazione, mai un calo, una tensione, un cedimento: nulla.
“Easy” è davvero tutto ed il contrario di tutto. Affatto facile come track, si dimostra una tra le più complesse composte dalla band, nonché una tra le più “dure” e poste in chiave “incazzatum ad bestiam – mode”. Brano in cui Michele riesce a sfoderare l’ennesima prova da novanta. Brano in cui tutta la band ci mostra i suoi gioielli di famiglia: melodia, tecnica, potenza, versatilità, cattiveria e controcazzi. Come sempre, ottima la prova fornita dai magi delle sei corde.
A porre i sigilli ci pensano le conclusive “Daemons” e “Not Too Late” (rivisitata in chiave Acustica).
La prima ci spiazza, poiché introdotta in modo molto calmo. Quasi volesse essere una sorta di quiete che precede la tempesta sonora dalla quale diverremo vittime nel prosegui. Un tappeto sonoro sapientemente tessuto di guitar solos ci stenderà, e lascerà spazio a dei riff taglienti come rasoi ed… eccoti il brano che non ti aspettavi! Un brano molto epico, veloce all’inverosimile dove lo spazio per la melodia non manca mai e, laddove, gli Overtures si dimostrano quei draghi che sono.
“Not Too Late”, per finire, è una gradevole ballad acustica che permette all’ascoltatore di essere deliziato dalla voce del singer e di riprendere fiato. Non c’è spazio per la velocità, per la tecnica e altre cose varie. Niente sezione ritmica: solo chitarre acustiche e un singer che decide di prendersi tre minuti di respiro, dato che ha cantato come un dannato per tutta la durata di questo magnifico gioiello dell’heavy metal che porta il nome di “Rebirth”.
“Rebirth”: quasi volesse davvero significare una sorta di rinascita per un genere musicale che poco ha da offrire, una resurrezione dai canoni heavy-power che vedono molte band famose, legate ad etichette fin troppo finanziate, deporre le armi a causa della pochezza di idee (una tristezza innfinita… Ehi! Chi ha detto Hammerfall?).
Band dalle potenzialità enormi.
Ragazzi, che dire: se continuate così, un posto all’interno dell’Olimpo del Metallo pesante non ve lo leva nessuno di diritto e io vi promuovo con un fottutissimo…
VOTO: 8.5
STAY REBIRTH!
TRACKLIST:
· HERE WE FALL
· FLY ANGEL
· YOU CAN’T SPIT ON ME
· DELIRIUM
· FAREWELL
· NOT TOO LATE
· THE PROPHECY
· MY NAME IS FEAR
· EASY
· DAEMONS
· NOT TOO LATE (ACOUSTIC)
Overture line-up:
· Michele Guaitoli – Vocals
· Marco Falanga – Guitars
· Daniele Piccolo – Guitars
· Andrea Cum – Drums
· Luka Klanjscek – Bass

Alter Info:
Ø Artist/Band: OVERTURES
Ø Title: REBIRTH
Ø Releasedate: 07 MARCH 2011
Ø Catalogue No. CD: SR-0103
Ø Format: CD
Ø Label: SLEASZY RIDER
Ø Style: HEAVY METAL
Ø Origin: GORIZIA (ITALY)
CONTATTI:
Ø Official Band Web Site: www.overtures.it
Ø “Fly Angel” Offical Video: http://www.youtube.com/watch?v=MXSU_qH9-Ic




