
È con queste parole che viene preannunciato il video della meravigliosa “Sinéad”:
“Qualcuno potrebbe chiamarla una maledizione, una vita come la mia, ma altri…una benedizione. E’ certamente una vita solitaria ma soddisfacente, nella migliore delle ipotesi è la mia croce da portare, ma la porto volentieri, qualcuno deve ergersi contro le forze del male, perché quel qualcuno non dovrei essere io?!”
Monologo, questo, della vecchia sensitiva Mother Maiden, le cui gesta i Within Temptation hanno deciso di raccontarci in questo loro quinto parto da studio, “The Unforgiving”, proselite di quel capolavoro che fu “The Heart Of Everithing”.
Un lavoro curato in maniera maniacale, preciso, perfettino, ottimo sotto ogni punto di vista. E adatto come colonna sonora per ciò che concerne il concept in questione, inerente alla vita di Mother Maiden.
Una visione neppure troppo utopistica quella di mettere su un concept album che potesse, poi, generare una sorta di “Original Sound Track”. Una OST sulla quale spicca, come non mai, la splendida voce di Sharon, decisamente la mia singer preferita (altro che le varie Amy Lee e compagnia).
Perché, in questo disco, le atmosfere gotico, romantiche e decadenti che avevano permeato i primi lavori della band, vanno a farsi benedire (non totalmente), per lasciar spazio ad un rock-metal molto più “in your face”, con refrain che ti si scatenano trai i neuroni e difficilmente riesci a scrollarti dalle cervella.
Perché, se dopo un’intro oscura come le tenebre, “Why Not Me”, è la micidiale “Shot In The Dark” che ha il compito di aprire le danze a questo pargolo da studio dei nostri. Una song che non lascia spazio all’immaginazione. Band in pienissima forma, singer che lascia esplodere le sue corde vocali in maniera impeccabile, refrain ruffiani all’inverosimile, melodie accattivanti e quel gusto di elettronica e synth che accompagnano la song tale da renderla appetitosa e grintosa, cazzuta e ipercazzuta.
Fenomenale.
E sulla medesima scia seguono le tracks seguenti. La killer-song “In The Midle Of the Night”, un brano micidiale, sostenuto a grande velocità. Un brano in cui esplode l’amore per il metal, per le melodie. Una fucilata metal che non lascerà sopravvissuti, rimanendo, pur sempre, un brano al 100% Within Temptation.
“The Unfrogiving” è decisamente un disco compatto, che trasporta i Within Temptation su un’altra dimensione, scrollandosi di doso tutte quelle atmosfere celtiche che li rendevano omologati a tante altre bands del genere (anche se, i nostri, hanno sempre cercato di esprimere in ogni album una propria identità. E, invero, in questo disco l’hanno tirata fuori tutta).
E, questa, non è una cosa di cui non tener conto. Perché, se precedentemente ci avevano viziato con ballate gotico-celtiche (“In Perfec Armony” o “Angels”), qui, con l’ausilio delle orchestrazioni e con un uso assai bombastico di queste ultime e dei synth, si toccano vertici stilistico-musicali mai raggiunti.
“Faster” si commenta da sola e non mancherà di girare nei vostri stereo fino a lasciarlo andare completamente in fusione. “Fire And Ice” è una meravigliosa ballad che ci mostra, ancora una volta, una Sharon in pienissima forma, una produzione impeccabile, una band che non si vergogna di spaziare tra momenti più tirati ed energetici ad episodi più meditati e riflessivi con orchestrazioni che trasporteranno le nostre menti in universi da favola.
E il tutto per ripartire con la travolgente “Iron”, acciaio allo stato puro, contaminato da quell’elettronica che, oramai, pare sia divenuta il marchio di fabbrica dei rinati Within Temptation, dalle orchestrazioni, dai momenti più gotico e sinfonici, dagli stupendi ed intensi momenti in cui Robert Westerholt e Rudd Joile ci regaleranno con i loro travolgenti guitar solos, anche se posti leggermente in secondo piano rispetto agli arrangiamenti e al mix di “condimenti” che, in questo disco, trapelano ma che, decisamente, sono la ciliegina sulla torta più bella che i Within Temptation abbiano sfornalo nei loro onorati anni di carriera. Più affermato nella sezione ritmica Westerholt, più incisivo in quella solista Joile ma, ambedue, impeccabili e insostituibili.
E se non vi ho ancora convinto, se davvero non sono riuscito a rendere l’idea che, per il sottoscritto, questo disco non solo si rivela tra le migliori uscite in ambito rock n’ metal del 2011 ma, soprattutto, all’interno della discografia della band, dovete solo aspettare di ascoltare Sharon quando interpreta il brano più bello all’interno di “The Unforgiving”. Quella perla che porta il nome di “Lost” (una volta che avrete sentito come canta, il vostro cuore apparterrà a loro e lei sarà la vostra dèa e musa).
Un disco maturo “The Unfrogiving”, un disco che non lascia spazio ad errori, un disco che non va’ smusato, la perfezione resa in musica e cantata ancora meglio. Un album che riesce ad alternare ottime songs che apparentemente possono puzzare di commerciale ma che, se ascoltate minuziosamente, coinvolgono l’ascoltatore in modo unico ed indescrivibile. Si, indescrivibile, poiché non riesco a trovare parole per poterle descrivere. Per poter descrivere ”Sinéad”, poter sfornare un aggettivo per la già citata “Lost” o per la stupenda e conclusiva “Murder”.
Ogni song è un capolavoro, una trasmutazione di ciò che è musica in autentiche gemme, perle e pietre preziose di inestimabile valore che, incastonate tra loro, compongono il gioiello che porta il nome “The Uforgiving” targato Within Temptation.
Da avere assolutamente, da acquistare a scatola chiusa.
VOTO: 10
P.S.: una nota a parte la merita la copertina dell’album mai così brutta. Sembra di osservare la cover di un videogame della serie “Tomb Raider”….

