
E sono ritornati, più incazzati, più vampiri e più allupati che mai.
Devo ammettere che dopo il fenomenale “Lupus Dei” e la porcata “Bible Of The Beast” mi sono avvicinato a questo nuovo lavoro dei tedeschi Powerwolf e del loro carismatico leader Attila con non poca diffidenza in corpo.
Come da copione, il lavoro, in termini di songwriting, non è cambiato di una virgola: un power metal con forti contaminazioni heavy, robusto, roccioso e incazzato contro il mondo, satanico quanto basta e con elogi a vampiri e tutte le stronzate alle quali i Powerwolf ci hanno abituato.
Forse sarebbe ora che qualcuno informasse la band che continuare a scrivere liriche che parlino di vampiri che succhiano sangue, di anti cristianità e tutti i cliché che andavano di moda quando gli Slayer erano degli sbarbatelli, forse, oggi non è che abbia proprio tanto senso.
Musicalmente parlando l’album è una figata: un power metal cazzuto, molto catchy e con melodie che ti si stampano in mente e non ti si schiodano. Poi, quelle orchestrazioni che accompagnano ogni brano della band, donano quel fascino oscuro in più ad ogni song che non snatura affatto il sound che i nostri ci hanno proposto sin dagli esordi.
Ma qui stà l’inghippo: la solita minestra riscaldata con la formula mestiere.
Perché, se “Lupus Dei” era una figata pazzesca, “Bible Of The Beast” scocciava sin dopo l’intro questo “Blood Of The Saints” è più prevedibile delle fregnacce di un politico quando, seduto dietro una lussuosa scrivania, inizia a sparare stronzate su come farà tanto bene il suo operato al paese e alle tasche degli italiani.
E noi, a certe cose, ci siamo abituati.
Come io sono abituato, ad esempio, ad aspettarmi che la first track sia un’intro oscura e che preceda una killer song in pieno power metal transilvanico “Sanctified With Dynamite”. Mentre, la successiva “We Drink Your Blood” è quanto di più pacchiano e bambinesco ci si possa aspettare! Ascoltare nel refrain “We Drink Your Blood” con i cori che cantano “Kyrie Eleison” è... diciamocelo: truzzo all’inverosimile.
Poi, come da copione, c’è l’anthem dell’album che porta il nome di “Murder In Midnight”, ovvero la copia sputata di “Saturday Satan” di “Lups Dei”, con tanto di urla della band in sottofondo che ripete “Midnight” (mentre in “Saturday Satan” urlava “Satan, Satan!”. Truzzi….).
La cosa più tamarra è che si rispetta anche l’ordine delle song in scaletta!
L’intro oscura più delle tenebre, la killer track che funge da opener, la song più meditata ed oscura con espliciti riferimenti satanici, l’anthem fotopia delle altre anthem dei dischi precedenti (e che, in fin dei conti, rimane una fottuta e bellissima power-heavy metal song, con tanto di ululati in sottofondo. Come da copione, naturalmente).
Originalità zero, metal 100%, Singer mostruoso e axemen che con le loro asce, credo, possano perdere fuoco da un momento all’altro.
E, questo, se non si ricadesse nella pacchianità (esiste questo termine? Se esiste sono un mostro! Se non esiste... ne ho coniato uno nuovo!) più assurda e assoluta con la successiva “All We Need Is Blood”, introdotta da una sorta di preghiera in latino nel quale si fa’ il nome di Cristo per poi partire con un brano, gradevole assai per le nostre orecchie, che sa’ di già sentito e che, soprattutto, ci propone delle liriche davvero idiote, che rasentano la deficienza assoluta, nelle quali l’Alleluia è d’obbligo (si! Cantano “Alleluia, Alleluia!”. Per la terza volta: truzzoni di merda!).
“Dead Boys Don’t Cry” ci riporta la formazione che spinge sull’acceleratore a tutta birra e forse (forse) è il pezzo meno idiota del disco, superpower song che fa’ coppia con “Night Of The Werewolves” (scontata come una scatola di sardine). Mentre, la successiva “Son Of A Wolf” ci ricorda che stiamo pur sempre ascoltando un disco dei Powerwolf che hanno venduto le loro anime ai lupi. Probabilmente uno dei pezzi più belli del disco assieme alla conclusiva “Ira Sanctis (When The Saints Are Going Wild)”.
Tirando le somme, un disco riuscito, che piacerà a molti metallari purosangue e che non si soffermeranno molto sulle liriche e sulla scaletta fotocopia e sull’autoplagio. Un po’ come hanno fatto per anni gli Iron Maiden riproponendoci la loro “The Wicker Man” in ogni album, cambiandole solo nome (ma i Maiden sapevano variare musica, mentre i Powerwolf no). O, almeno, non si sforzano più di tanto).
Tuttavia un pizzico di originalità, di amor proprio, di senso di autostima non guasterebbero. Senza contare un bel pizzico di cervello in testa alla band che, dovrebbe averne ma, credo, sia completamente privo di neuroni.
O, qualora ve ne siano, nel far manovra, riescono a scontrarsi tra loro….
VOTO: 7.5
P.S.: un “no comment” alla copertina dell’album ci stà tutto, anche perché credo che in quanto a tamarragine i Powerwolf con quei disegni da lupi arcivescovizzati si siano davvero superati…. Poveri noi!