
“Fuoricampo! E la squadra Tanzan Music conquista l’ennesima Casa Base!”
Fichissima l’introduzione vero?
“Black Wordl” è l’ennesima perla di hard rock melodico cazzuto e controcazzuto targato Tanzan Music e partorito dalla mente geniale degli Homerun, band italiana nata nel 2000 con il nome “Dead Poets” (gruppo che nel suo primo anno di attività si dedicava ad un repertorio di sole cover). Tuttavia, da cosa nasce cosa, sorge l’ispirazione e… sorge anche l’esigenza di cambiare nome alla band, di rifarle il look, di comporre pezzi nuovi.
Ed è così che la band, quasi istintivamente, fa’ sorgere il suo primo demo, “Some1” e, tornata all’anagrafe, cambia pure nome: Homerun. Monicker che, secondo chi scrive, è più che azzeccato.
Homerun, monicker ispirato ai Gotthard ed ad un loro LP (per chi avesse vissuto sulla luna nelle ultime decadi, stiamo parlando di una delle più prestigiose hard rock band svizzere, patria della cioccolata, orologi e delle mucche) e, soprattutto, perché le loro canzoni sono dannatamente coinvolgenti, stradaiole, rocciose e melodiche.
Roba da farti schizzare le cervella fuori campo, appunto.
“Don’t Stop” è il loro album d’esordio che vede la luce nel biennio 2006-2007 ma sarà l’incontro con Frak Caruso, axeman degli Arachens e con Stefano “Sebo” Xotta che renderà possibile la release di “Don’t Stop” che diverrà a pieno titolo album d’esordio e che spingerà la band sulla vetta dei delle stelle dell’Underground italiano.
Insomma: vecchi lupacchiotti di mare i nostri che sanno il fatto loro e che sanno ben scrivere canzoni che difficilmente ti schiodi dalla mente.
Si, un attimo.. ora vi parlo di “Black Wordl” e delle sue gemme di puro hard rock “made in Italy and assemblend in Homerun”.
Dopo aver scalato le classifiche entrando nella Top 30 degli album più venduti, “Dont’ Stop” bissa il successo e dopo un cambio all’interno della line-up che vede l’arrivo del bassista Paolo Luoni e del dummer William Battison, nonché del micidiale chitarrista Valerio Castiglioni, gli Homerun sono pronti per riconquistare lo scettro del rock a pieno titolo.
E ci riescono, cavolo se ci riescono!
Dopo un’intro che crea suspense e l’atmosfera giusta per la sequele first track, si parte in sesta (ora le auto hanno la sesta marcia) con l’anthem da urlo “Silence Broken”, una song fottutamente stradaiola, laddove la voce del singer, Matteo Albarelli, ci mostra l’estro micidiale delle sue corde vocali, versatili come non mai, capaci di passare da momenti più incazzati e duri (come l’opener, appunto) a momenti più soft e delicati (“Princess Of Time”).
Ma è anche all’interno delle stesse song che è possibile gustarsi un cambio di “regia”, come, ad esempio, nella magnifica “Our Love Song”, decisamente un gran pezzo di hard rock melodico, dove il nostro singer preferito mostra i muscoli delle sue corde vocali che, nel break decidono di rilassarsi e di incantarci per poi mostrare i controfiocchi nel finale. Un finale in cui gli axemen, il duo Andrea Ringoli-Valerio Castiglioni, ci fanno capire che gli Homerun sono una band che ha il pieno diritto di mostrarsi innanzi al suo pubblico e di dar fuoco ai loro strumenti.
Assoli micidiali e taglienti, riff dinamitardi e portentosi e melodia mai mancante: queste sono le armi segrete della band che continua a stupirci con perle come “No More”, della quale non potrete non innamorarvi o, ancora, nella meravigliosa creatura “Black World”, dal refrain fottutamente ispirato che non vi stancherete di cantare mai, ovunque, sotto la doccia, nella vasca da bagno oppure, se avete proprio tanta voglia di far attendere gente al di là della soglia del W.C., seduti comodamente sul vostro water con gli auricolari ficcati nei padiglioni auricolari urlando a squarciagola il ritornello mentre le chitarre mostreranno ancora una volta perché, gli Homerun, hanno scelto come chitarristi d’eccellenza e maestria innata i nostri Valerio e Andrea. Due autentici mostri dello strumento.
“Princess Of Time” è una struggente e ballad pianistica, coadiuvata dalle chitarre nel finale che, come al solito, non stancheranno di stupirci ed incantarci e nella quale il nostro Matteo ci mostrerà il lato più “soft” della sua voce. Qualcosa di indescrivibile a parole, una song che esplode in tutte le sue grazie nei refrains e nel ritornello finale dove un acuto di inenarrabile beltà porrà i sigilli ad una song in cui, gli intrecci di chitarre, e i guitar solos fungeranno come strumento per forgiare una gemma di AOR tutto nostrano. Una ballad che fa’ degnamente coppia con l’altra più melodica e commovente “As We Did Before”, altra gema di puro AOR, una ballad pianistica di cui difficilmente non vi invaghirete, in cui il basso scandirà momento per momento i tempi , specie nel finale poco prima che sullo spettacolo cali il telo ad opera di Matteo, in pieno stato di grazie con quella sua voce colma di tristezza e dalle tastiere sulle quali si poggiano le chitarre per regalarci, ancora una volta, il momento migliore della song con dei pregevoli assoli.
Tutto questo poco prima che una traumatica “The Golden Age” (molto più incazzata) ci desti dai sogni nei quali eravamo immersi. Brano davvero più pesante, costruito su un guitar riffing molto duro, nell’intro, in cui Andrea canta in modo più oscuro, per poi esplodere del bridge e nei refrains. Un pezzo che difficilmente vi schioderete dalla mente, che difficilmente nei vostri sterei lungo le strade che percorrete da lupi solitari non godrà quei suoi 10mila decibel di sonorità. E, anche qui, la prova maiuscola delle asce, non potrà passare inosservata, con un assolo micidiale ed u fading finale in crescendo nel quale William pesterà duro la propria batteria, rendendo ancor più incisivo il sound.
E se “Lipstick” non può non riportare in mente i Gotthard più dinamitardi, con i riffoni di chitarra che lottano con un drumming possente e che, durante i bridge e i refrains, ci regalano momenti indimenticabili con i loro guitar solos prima di concedersi il loro momento di gloria nel finale. Altra gemma targata Homerun, altro fuoricampo per la band, altra casa base conquistata, altra voglia di riascoltare il disco che, credo, stia iniziando a squagliarsi all’interno del mio stereo. Micidiale il finale, in cui è possibile assistere ad una sorta di fiera dell’unisono. Da non perdere assolutamente!
Stanchi? Macché…
Le danze devono continuare e “Intoxication Of Love” ci mostra l’estro del bassista che con il suo strumento danzerà nel bridge prima di lasciar spazio ai soliti bestiali guitar solos, oramai marchio di fabbrica della band.
Ottimo brano, quest’ultimo, introdotto dalle Keyboards di Walter che poi sa’ ben destreggiarsi e trasformarsi in quello che, oramai, è divenuto il vero “Homerun-style”. E, credo, di aver reso l’idea.
“Firefly” è l’ennesima prova che Matteo Albarelli ha una voce stupenda ed è per questo che le sue corde vocali faranno sì che i suoi acuti possano toccare le vette del cielo. Una song in cui il nostro è coadiuvato dagli stupendi backing vocals di Valerio Castiglioni e Walter Borrelli che, assieme ad Andrea, non ci faranno scordare che, quando c’è l’hard rock è giusto porre in essere un micidiale assolo di chitarra che dovrà stendere l’ascoltatore fino a data da definirsi.
A porre i sigilli ci pensano “Another Reason To”, in cui Matteo e le chitarre duettano in maniera assai micidiale. Ottimo il guitar riffing, degno dell’hard rock a stelle e strisce che, oramai, sempre più difficile riportare in auge a che gli Homerun riescono con estrema facilità a farcelo ricordare, farci innamorare ancora una volta dei tempi d’oro ma, soprattutto, delle loro “golden song”.
Come perla finale, gli Homerun ci deliziano con una versione acustica di un lor pezzo presente su questo full-lenght come terzo brano, ossia la micidiale “No More”, roba d’alta scuola, s’intende, brano che continua a muoversi all’interno delle coordinate nord europee in cui chitarra e voce continuano a giocare le loro carte migliori, regalandoci l’ennesima perla di hard rock nostrano. Ma che in chiusura è tutta acustica, rivisitata in chiave country, con un drumming, oserei dire, “tribale”.
Piccola perla di sigillo ad un album costellato di pietre preziose, di gemme, di zaffiri, smeraldi, rubini e quel Cherubino di Matteo al quale pongo la palma ad honorem come singer “Lion King” della “giostra Homerun”, assieme al duo Andrea-Valerio che, lungo il percorso di questi 14 brani (13 esclusa l’intro), hanno saputo regalarci emozioni le cui parole, per poterle descrivere, al momento non dispongo.
Poiché, coniare parole nuove, non è mia facoltà al fin di designar al meglio un album che meriterebbe il podio come migliore uscita nell’ambito hard rock nazionale ed internazionale.
Un augurio con il cuore alla band. Che possa continuare a sfornare “fuoricampo” a manetta, stendendo tutti!
Don’t Stop Homerun!
VOTO: 9.5
TRACKLIST:
1. INTRO
2. SILENCE’S BROKEN
3. NO MORE
4. AS WE DID BEFORE
5. EPHEMERAL LIGHT
6. OUR LOVE SONG
7. BLACK WORLD
8. PRINCESS OF TIME
9. THE GOLDEN CAGE
10. LIPSTICK
11. INTOXICATION OF LOVE
12. FIREFLY
13. ANOTHER REASON TO
14. NO MORE (Acoustic Version)
LINE-UP:
· MATTEO ALBANELLI: Vocals
· PAOLO LUONI: Electric & Acoustic Bass
· VALERIO CASTIGLIONI: Guitars / Backing Vocals
· ANDREA RINGOLI: Guitars
· WALTER BORRELLI: Keyboards / Hammond / Backing Vocals
· WILLIAM BATTISTON: Drums & Percussion
CONTATTI:
Ø info@tanzanmusic.com
Ø www.tanzanmusic.com
Ø www.homerun.it
Ø www.myspace.com/homerunrockband
Ø www.myspace.com/mymusiclandstudio
Altre Info:
ü Genere: Hard Rock
ü Packaging: Standard Jeewl
ü Label: Tanzan Music / Fastball
ü Publishing: Tanzan Music
Note:
ü Prodotto da Homerun
ü Registrato, mixato e masterizzato da Matteo Albarelli al Musicland Studio (Italia)
