The Empty Dream | NIGHTWISH – IMAGINAERUM

NIGHTWISH – IMAGINAERUM

 

E dite la verità! Stavate morendo dalla curiosità di leggere qualcosa sui nostri Nightwish, vero?

Si, nostri!

Perché (e soprattutto) dopo l’abbandono di Tarja i finlandesi non si sono affatto persi d’animo e, assoldata la super gnocca di razza svedese, Annette (ex  Alyson Avenue), hanno sfornato un disco di razza, lo stupendo “Dark Passion Play”.

Ovviamente, “DPP” all’ultimo album pre-dipartita Tarja, sarebbe assurdo (“Once” è una perla inestimabile).  E, paragonare dal punto di vista tecnico le due vocalist sarebbe, altrettanto paradossale, oltreché inutile (è chiaro che Tarja alla nostra Annette le fa’ un fondoschiena così).

Però, io, personalmente, preferisco proprio Annette. Sia perché molto più bella e sensuale (a me piace più lei!), sia per una maggior versatilità per ciò che concerne l’utilizzo delle corde vocali e, conseguentemente, la sua voce. Tarja, seppur tecnicamente “superiore” è sempre stato, molto probabilmente, l’anello debole dei Nightwish. E non perché non sapesse cantare, al contrario. Tarja è un drago ma è… è sempre quella là.  Incapace di evolversi, incapace di uscire fuori dal cerchio magico del “soprano”. Eppure, i Nightwish non possono essere certo essere definiti una band piatta e, quindi, per contro, fottutamente eclettici. Da un canonico power metal d’esordio (già di per sé molto convincente e drammaticamente bello), hanno saputo miscelare elementi provenienti da ambienti gotici, rock, neoclassici fino ad approdare al loro personale “soundtrack cine-metal score”. Perché, fondendo musica classica con power e gothic metal, il risultato è stato il capolavoroOnce”.

Poi c’è “Dark Passion Play” in cui trovava spazio anche l’inserzione del nu-metal, in cui le chitarre si incazzavano a bestia, in cui l’elemento maschio si accostava al gentil sesso dando vita all’ennesimo duetto “The Beauty & The Beast”, collaudato da milioni di altre bands ma, se rivisitato in chiave “Nightwish-style”, impossibile da non apprezzare ed amare. Quindi: altro colpo messo a segno dai nostri.

Ed ora tocca ad “Imaginaerum” il quale si presenta con un cover oscura all’inverosimile, roba catapultare all’interno di uno dei più dark n’ gothic films di Tim Burton. Un Luna Park, anzi, il “The Dark Side Of The Moon Park” , volando essere perfezionisti.

Cosa aspettarci?

Beh, la classica intro, “Taikatalvi” , una sorta di ninna nanna acustica, dai toni smorzati e dalle influenze irish / celtiche che inganna l’ascoltatore, cullandolo, addolcendogli quello che sarà un tumultuoso viaggio sulle montagne russe del “Desiderio Notturno”.

Ed è proprio l’opener, “Storytime” che ci mostra una band stracazzuta, con una Annette sugli scudi come non mai, con una band fortemente incazzata con il resto del mondo. Un brano costruito su un guitar riffing portentoso, molto duro ma che, nel refrain, saprà far invaghire l’ascoltatore trastullandolo sulla cavalcata del Luna Parkmade in Nightwish”. Spettacolare, bellissima e fichissima, oserei dire.

Idem valgasi per la successiva “Ghost River”, meno melodica della precedente, più pesante e dura, più rabbiosa, più “Beast” e meno “Beauty” ma, pur sempre, piena del DNA dei Nightwish che, da questo momento in poi, inizieranno a farci impazzire seriamente.

Si, perché “Slow, Love, Slow” non è affatto una canzone d’amore o una ballad, quanto, piuttosto, una sorta di viaggio all’interno di un modo parallelo giostrato dal Tim Burton di turno. L’oramai  affezionato metal dei finlandesi, viene, di colpo soppiantato da una serie di innesti che, con il metal, c’entrano come i cavoli a merenda e che, in qualche maniera, potrebbero spaventare  l’ascoltatore “medio”, spiazzandolo completamente. Il blues, ma soprattutto il jazz dominano in questi quasi 6 minuti di “minestrone” musicale (ottimo minestrone, direi), nel quale accade di tutto. Suggestioni noir, blues, cavalcate jazz si susseguono in un brano che smorza i toni e che paia voglia mostrarci un’altra faccia della band, un volto diverso, un lato sperimentale che, personalmente, ho apprezzato tantissimo. E, quindi, credo proprio che la erigo a song più bella del lotto.

Purtroppo, ahimè, si ritorna con i piedi per terra con la successiva “I Want My Tears Back”, un brano che, continuando a inserire ingredienti all’interno del calderone in cui stà cuocendo il minestrone “Imaginaerum”, combina un disastro. Si tenta di fondere tutto, volendo servire una pietanza che sa più di “tutt’un po’”. Roba da matti che, infatti, spezza le gambe ad un disco che era partito ottimamente.

Scaretale” ci fa’ scordare del calo di tensione registrato dalla sorella precedente, riportandoci nel cerchio della neo salsa Nightwish-iana, innestando una sorta di fiera all’unisono in cui accade davvero di tutto. Un pezzo, quest’ultimo, caratterizzato da molti (troppi?) cambi di tempo che fanno spaziare la traccia dal metal più gothic-celtic-power-vattelapesca ad un metal più devoto al progressive (da non intendersi “figli dei Dream Theater”!). Brano che sà giostrarsi abbastanza bene, se consideriamo che in questo disco la voglia di sperimentare dei Nightwish esplode sin dalla copertina dell’album. Tuttavia, 7 minuti e mezzo potrebbero essere difficilmente digeribili dall’ascoltatore medio e, quindi, difficilmente metabolizzabili, mentre il nostro Eppu non ci da’ dentro con micidiali assoli, quanto, piuttosto, con riffoni e cambi di tempo che devono sottostare ai diktat della sezione ritmica (sempre vincente, in ogni caso).

La ballad?

C’è, eccome se c’è…

Ma non è smielata come le precedenti ballads dei Nightwish. Questa volta è molto più oscura e mette la tremarella, specie nel finale. Ma, qui, il nostro axeman si concede il suo momento di gloria sfornandoci un assolo d’alta classe. Una ballad che somiglia ad una “nenia”, dove Annette ci ammalierà con la sua voce ben coadiuvata dai backing vocals del resto dei ragazzi. Dove le orchestrazioni giocheranno un ruolo fondamentale e dove l’eco di alcune anime innocenti, nel finale, faranno sì che il brano diventi quanto più tenebroso possibile ma, al contempo, incantevole. Sembra di assistere ad una sorta di assurdità, un paradosso musicale, ma è così. Questa è “Turn Loose The Mermaids”, brano in cui Annette ci dimostra la ragione per la quale Tarja, contro di lei, non potrà mai competere in quanto a versatilità. Annette è decisamente molto più brava, più duttile, più in gamba. Tarja è una soprano e basta. Ancora una volta, il duello è vinto dalla mora n’ gnocca svedese della band finlandese. Brano che fa’ da preludio a “Rest Calm” dove le atmosfere ritornano ad essere movimentate. Eccessivamente bombastico e bombardato da atmosfere “hollywoodiane”, da metal sifonico e dal solito calderone di Gargamella in cui ci ficcava dentro tutto per ottenere una pozione per papparsi i puffi che, puntualmente, gli si ritorceva contro.

Insomma: un brano che dice tutto e, contemporaneamente, non dice nulla. Né carne, né pesce.

Brano, quest’ultimo, che fa’ da introduzione alla vera e propria ballad dell’album “The Crow, The Owl And The Dove”, in cui chitarre acustiche, arpeggi celtici, cori e orchestrazioni, incanteranno l’ascoltatore come solo i Nightwish sanno fare. Ballad in cui la nostra Annette mostra ancora la sua bella voce al resto del mondo coadiuvata dal canto maschile, sempre su tonalità molto cleans. Brano che nel finale viene sorretto da un tappeto sonoro costruito magistralmente da un pianoforte molto silenzioso e stupendo. Affascinante ma non all’altezza delle ballatone alle quali i Nightwish ci avevano abituato e viziato.

The Last Ride Of The Dayè davvero una devastante cavalcata metallica che riprende il discorso lasciato in sospeso da “Storytime”, più orchestrata, ma dannatamente melodica e catchy. Semplicemente micidiale. Una killer song che non potrà passare inosservata (il finale è devastante! Da non lasciarsela sfuggire!).

Ed ora viene il vero tentativo di stendere l’ascoltatore. E lo si fa’ con una megasuite di otre 13 minuti, divisa in quattro parti ed ispirata allo stile letterario (pur non basata non sulle opere) del poeta ottocentesco Walt Withman, da sempre punto di riferimento per Tuomas. Tuttavia, anziché inseguire le atmosfere pacchiane e, oramai, stereotipate da cinescore hollywoodiane, ci si immerge in momenti più intimisti e poetici, (il break centrale narrato è stupendo) facendo risultare il brano assolutamente non disgustoso, non pedante e, anzi, molto “appetibile”. Il pianoforte nelle parti narrate da’ quel toccasana in più e la danza dalla quella siamo, oramai, preda ci avvolge tutta nella sua magnificenza più assoluta.

E l’album  non poteva non concludersi proprio con la title track, “Imaginaerumquasi 6 minuti e mezzo di musica. Un’intro ad opera di musica sinfonica e orchestrale, con flauti e tutta la grazia di Dio che, all’improvviso, riprende il tema di “Storytime, in chiave musicale. Perché, per chi l’avesse scordate, siamo sulle montagne russe più imprevedibili della storia della musica del metal. E, a questo punto, mi pare di stare ad ascoltare on un disco dei Nightwish, quanto un album deiDiablo swing Orchestra”, meno incazzati, meno avantgarde, meno pazzoidi ma, semplicemente più melodici, progressive, gotici, oscuri, sinfonici, “ninna-nannaroli”. E la cornamusa non potrà non rendere il viaggio ancor più fascinoso.

Un’outro, questa “Imaginaerum” che altro non fa’ che raccogliere i momenti più belli, pacati, melodici e strafighi di tutti i brani  dell’album. Il gran finale che non ti aspetti, una strumentale da brivido, un brano che, oramai, dal metal, prende sempre più le distanza lasciandoci avvolgere dal “Nightmare Before Imaginaerum che, i Nightwish, in questo loro ennesimo parto musicale, hanno saputo ben porre in essere onde offrircelo su un piatto plasmato da uno stupendo, quanto oscuro,  diamante taglio smeraldo di “de Grisogono”.

 

VOTO: 9.0

 

 

 

 

 

 

 

Commenti (1) -

Anatas
Anatas
18/12/2011 13:15:51 #

la gnocca da sola vale l'album....

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