
Non è che fossi così entusiasta dell’attesa del nuovo parto dei nostrani Lacuna Coil, specie dopo le ultime uscite non entusiasmanti (alcune davvero, decisamente, trascurabili). Tuttavia, dopo aver recensito le ultime release di Nightwish, Within Temptation ed Evanescence mi sembrava assai ingiusto trascurare la band di Cristina Scabbia e soci che, in fin dei conti, ho sempre seguito sin dagli esordii. Sin da quando, dal loro mini LP, altro on erano che piccoli emulatori dei monumentali The Gathering, per poi, pian piano, raffinare il loro sound.
Un sound che ha avuto il suo massimo apice, secondo chi scrive, in “Comalies”. Non per la “perfezione” del songwriting, quanto per la personalità che la band aveva ottenuto dopo anni di sudore e di live show.
Poi tour per gli stati uniti, e presenza anche sulle radio hanno fatto esplodere il fenomeno Lacuna Coil. Un fenomeno che si è “commercializzato” e ha iniziato a puzzare un po’.
Songs troppo facili, facilotte. Costruite sulla formula mestiere, sul “battiamo il ferro finché è caldo”. Tuttavia, non sempre dando a Cesare quel che è di Cesare può avere un feed-back positivo tra la critica. C’è sempre chi ti osannerà ma saranno sempre in misura minore (vedesi le vaccate dei Metallica).
E, l’ultimo, “Shalllow Life” era troppo “radiofonico” per essere metal, pur conservando quell’atmosfera gothic ma non dark alla quale i nostri ci avevano, almeno agli inizi, abituati e deliziati.
E come suona “Dark Adrenaline”?
Beh, a conti fatti non siamo a livelli eccelsi ma non siamo neppure ai livelli delle ultime release.
“Dark Adrenaline” è un gran bel disco metal (si, adesso posso dirlo: è metal, cazzo!), suonato bene e curato fin troppo, in maniera maniacale, nei dettagli, negli arrangiamenti, nella produzione (ma questo, dai Lacuna Coil, è normale aspettarselo). Ciò che, invece, più apprezzo è la volontà di offrire al pubblico qualcosa che non sia scontato e piatto come la suola di una scarpa vecchia usata ma la volontà di tentare di rompere quegli schemi dentro i quali gli stessi si erano rinchiusi.
È un disco metal. È un disco di gothic metal. È un disco dai toni oscuri, “dark”.
Le chitarre macinano riff molto pesanti sin dall’opener, la bella “Trip The Darkness”, nella quale è impossibile non rimanere incantati dalla meravigliosa voce di Cristina che, come al solito, sforna il massimo di sé anche in questa occasione.
La tripletta iniziale, costituita dalla già citata “Trip The Darkness”, “Against You” e “Kill The Light” sono pezzi eccezionali che ti fanno gridare al miracolo. Non manca nulla, ed io, fan sfegatato delle chitarre, mi godo pure i guitar solo in “Against You”, ottima.
Poi un lieve calo, laddove i nostri si gettano sul “già fatto”, senza rischiare troppo. Buoni pezzi fino a quando non rimango di sasso innanzi a “End Of Time” la mia traccia preferita. Una ballad. Si, una gothic metal ballad come non la si sentiva da tempo. Ottime le prestazioni vocali dei singer, in cui Cristina modula in maniera impeccabile le sue corde vocali dimostrandosi, non piatta , ma versatile all’inverosimile. Idem dicasi per Andrea che, in questo disco, raggiunge livelli altissimi.
“Intoxicated” è l’ennesima perla oscura che brilla in questo platter degno di memoria e di ascolti. E che fa coppia con la successiva (e splendida) “The Army Inside” che si dimostra una killer song con i dovuti controcazzi (l’assolo esplosivo finale di chitarra è da urlo, mentre il duo Andrea- Cristina vi lascerà senza fiato).
L’ennesima sorpresa è, invece, rappresentata da una cover, ossia “Losing My Religione” dei R.E.M. che, in questa occasione, viene rivisitata in chiave “Lacuna Coil”, più Dark e più fottutamente metal. E, dirò la verità, mi piace (forse, forse), anche più dell’origliale…
E così, dopo la inespressiva “Fire”, a porre i sigilli ci pensa la conclusiva “My Spirit”, altro pezzo da novanta, altro gran brano di puro gothic metal oscuro, tetro, triste all’inverosimile e inverosimilmente meraviglioso.
Lento ed ossessivo procederà sino alla fine, con i due singer che si scambiano il testimone, tra i riff, i cori e i refrain (il break in italiano, sussurrato, è da paura).
Non avrei mai potuto sperare e/o chiedere di più.
Decisamente una gran bella sorpresa rivedere e riascoltare i Lacuna Coil in questo stato di piena ed assoluta grazia.
Peccato per quei brani (pochi, in verità) che distruggono il disco dal votaccio finale che avrebbe potuto aspirare anche ad una “Lode”.
Ma in fin dei conti, di merde ne ho ascoltate quest’anno e i Lacuna Coil non lo sono mia stati, anche quando hanno avuto il loro periodo di letargo.
Bravi ragazzi, continuate così che, nel frattempo, mi riascolto il disco per l’ennesima volta….
VOTO: 8.0


