The Empty Dream | Seven Thorns, Return to the Past

Seven Thorns, Return to the Past

 

Maestoso o stucchevole?

E' questo il grande interrogativo che riguarda il genere power metal, divagazione dal tema "rock duro" che, a seconda dei gusti dell'ascoltatore e, ovviamente, delle qualità dell'interprete, può essere visto come epico e potente, oppure come artefatto, pomposo e, non raramente, ridicolo.

Su questa pericolosissima linea di confine si muovono i Seven Thorns, band danese che nel 2010 sfodera questo "Return to the Past", album ambizioso, valido e con qualche limite. Ottima produzione, tecnica pregevole e tanta,tanta, qualità, dai (molti) musicisti coinvolti, alla voce. Chi ama il power non potrà che apprezzare questo disco, mentre i detrattori potranno tranquillamente puntare il dito verso le "solite" caratteristiche criticabili del genere. E chi, come me, sta in mezzo? Cerca di dare un giudizio il più obiettivo possibile. L'album si apre senza indugio con "Liberty", che offre un immediato saggio della potenza della band: interessanti cambi di tempo, assoli di quelli come si deve. Le trombe che annunciano "End of the Road", ecco... sono quegli accessori di cui si farebbe volentieri a meno, anche perchè poi la traccia di per sè è notevole, complice anche un'orecchiabilità e una musicalità di tutto rispetto. 

L'inizio di "Through the mirror" fa sobbalzare: per un attimo l'impressione è di essere ribaltati in "Symphony of Enchanted Land" - eh bé, prima o poi andavano citati... Gli accostamenti agli Helloween letti in altre recensioni invece mi sembrano, francamente, un tantino generosi. Altra traccia pregevole, senza squilli particolari ma comunque onesta. Ora che gli indugi sono rotti, ci si aspetta il salto di qualità. Lo attendiamo con "Freedom Call", traccia quarta dal titolo decisamente impegnativo ma, a dispetto di un incipit massiccio e di una strofa gradevole, il refrain (con annesso coro), risulta tutto sommato abbastanza irritante. 

Decisamente meglio la bellicosa "Countdown", decisamente peggio "Forest Majesty". Insomma, andando avanti si ha la sensazione che i nostri facciano le cose per bene - molto per bene - ma senza dare mai vita a quella fiamma che scalda i cuori. Il plot velocità - cambio tempo - ritornello orecchiabile - assolo viene ripetuto ad libitum, fino a portare a compimento un album coeso ma non memorabile

Così è per "Spread your wings" e sembrerebbe anche per la successiva "Fires and Storm" (il solito limitatissimo vocabolario della retorica power), che invece diventa strepitosa dal change in poi, forse l'apice dell'intero disco. La conclusiva title-track "Return to the Past" non aggiunge nulla di nuovo, chiude 45 minuti di piacevole e monotono tupa-tupa con poche divagazioni, con qualche parentesi maestosa e altre stucchevoli.

 

Voto: 6,5

Tracklist

Liberty [4:45]
End Of The Road [4:41]
Through The Mirror [4:26]
Freedom Call [4:19]
Countdown [5:02]
Forest Majesty [4:09]
Spread Your Wings [5:24]
Fires And Storms [5:31]
Return To The Past [5:59]

 

Line-up

Lars Borup - Drums, backing vocals
Gabriel Tuxen - Guitars, backing vocals
Christian B. Strøjer - Guitars, backing vocals
Asger W. Nielsen - Keyboards, backing vocals
Nicolaj Marker - Bass, backing vocals
Erik "EZ" Blomkvist - Lead and backing vocals
Mik Holm - Composer, backing vocals
 

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