The Empty Dream

Recensiamo band emergenti del panorama musicale underground

22. agosto 2012 22.25
by Rage
0 Commenti

Roberto Diana, Raighes VOL I

22. agosto 2012 22.25 by Rage | 0 Commenti

Pure beauty.
Pura meraviglia, pura poesia, questo album di Roberto Diana, primo volume del previsto doppio "Raighes", che in sardo significa radici. Quello che a prima vista - e a primo ascolto - potrebbe apparire come un ottimo connubio di chitarristica virtù e melodia è, in realtà, un progetto molto più profondo e sfaccettato. La chitarra è sì, ovviamente, il centro di tutto, ma non è solo un mezzo, ma è anche il fine, la voce che racconta diverse storie, personali e non solo, e le riunisce come fil rouge attraverso questo concept album strumentale in cui a vibrare non sono solo le corde, e ciò lo si percepisce chiaramente sin dalle prime note.

La classe e la raffinatezza si notano già da "S'astore", brano iniziale che racconta, attraverso gli occhi di un falco (S'astore, appunto) storie della terra e del passato. Un arpeggio nervoso, che si fa subito tenue, apre "Coffee Break", che racconta di come all'aeroporto di Los Angeles, ci si possa al tempo stesso estraniare con la propria chitarra e far parte del frenetico viavai delle persone giocandoimmaginare le loro storie e i loro sogni. Ovviamente, sorseggiando un agognato caffè.

"If you are Happy" è un brano dedicato al padre, e alla sua perdita, ed ecco affiorare tutte quelle 'vibrazioni' non prettamente strumentali di cui sopra. E' una canzone particolarmente sentita e in cui per la prima volta compaiono anche altri strumenti (la batteria, e il piano, che in coda riprende il tema iniziale). E' proprio la cassa della batteria a svelare un po' di rabbia, in una traccia delicatissima. "In my mind" è legata a doppio filo alla traccia precedente, e racconta in due parti un nuovo dramma, quello della perdita della madre, a neanche un anno da quella del padre. Queste tracce, così come l'album in toto, dimostrano quanto la sofferenza possa contribuire in modo sostanziale - oserei un 'giovare', se non suonasse tremendamente cinico - alla composizione di melodie particolarmente intime e toccanti. In questo caso, il messaggio è talmente riuscito che coglie l'ascoltatore anche senza l'ausilio di un testo esplicativo. 

Torniamo all'aeroporto di Los Angeles, un punto di ritorno fisico, in un punto di non ritorno nella vita. L'afmosfera di "Day off", dapprima soffusa, prende carica con il passare del tempo, per tornare ancora dolce nel finale. Cosa può esprimere questo doppio cambio di tempo? Indecisione? Smarrimento? Forse, del resto è un momento delicato. Ma la decisione, inevitabile e giusta, è quella di non guardarsi troppo indietro, anzi di guardare avanti, come suggerisce già dal titolo il brano successivo, "Move on". La decisione è comunque sofferta ed esprime la consapevolezza che la strada è oscura (sentite che effetto fa il violoncello, con una singola arcata). Ma è la slide guitar a trascinare nell'abisso emozionale convulso di quello che risulta essere il momento più sofferto, proprio quello del cambiamento. "Prayer" è una preghiera, inquieta, prima di tuffarsi nella nuova vita, sconosciuta e potenzialmente piena di scoperte e sorprese. Emozioni ed esperienze da cercare avidamente, quasi andandone a caccia, come invita a fare la traccia conclusiva, "Soul Hunter". Tutto ciò che c'è stato prima, tutti coloro che si sono incontrati non sono che una scia, un retrogusto. Ciò che conta, ora, è ciò che verrà.

Ecco qui, un album che dura circa 30 minuti, senza un secondo di respiro e tanto meno di banalità, e che ci costringe ad attendere con ansia la seconda parte. Roberto Diana è un giovane chitarrista sardo, già chitarrista dei Lowlands, collaboratore con Pietro Nobile, fondatore del progetto acustico Ses Cordas. L'album è uscito nel giugno 2012 ed è stato presentato in Lussemburgo e in Italia proprio nei mesi estivi.

"Che le cerchiamo o no le nostre radici ci sono, spesso ci tengono in piedi, quasi senza accorgercene. Sono le uniche cose che non ci lasceranno mai, qualunque strada prenderemo, sono quelle che ci spingono lontano, verso l'ignoto, in cerca di nuovi posti, nuove anime, nuove emozioni, ma le stesse che ci tengono ancorati al luogo da cui siamo partiti. Per quanto sarà lungo il nostro viaggio, per quante numerose potranno essere le nostre tappe e impervio il percorso che abbiamo scelto, una parte di noi, sarà sempre nel nostro punto di origine, là dove tutto è iniziato."

Un enorme plauso a Roberto, per aver saputo tradurre meravigliosamente in musica queste parole.

 VOTO: 9

Tracklist:

1 - S'astore
2 - Coffee Break
3 - If You Are Happy
4/5 - In My Mind
6 - Day Off
7 - Move on
8 - Prayer
9 - Soul Hunter

Musicisti:

Oltre a Roberto Diana, se ne alternano diversi a seconda dei brani, con strumenti differenti, alcuni dei quali "non convenzionali", vedi la macchina da scrivere Olivetti.

Roberto Diana - Acoustic Guitar, nylon string guitar, cajon, weissenborn, lap steel, resophonic guitar, slide, cello, mandolin
Furio Sollazzi - Old Typewriter Olivetti Lettera 22, Attache-case full of Gravel, cajon, cymbals
Alessia D’Andrea - piano
Chiristian Marras - bass
Alex Bonacci - drums
Edward Abbiati - resophonic guitar
Francesco Bonfiglio - accordion

Sito Web:

http://robertodiana.altervista.org/

 

Pingbacks and trackbacks (4)+

Aggiungi Commento

  Country flag

biuquote
  • Commento
  • Anteprima
Loading