The Empty Dream | ADVENIAT HIEMS – LOKI

ADVENIAT HIEMS – LOKI

 

Ed eccomi alla mia prima esperienza in ambito balck-ambient.

A dir la verità, la mia prima esperienza, risale al periodo dell’ascolto degli intramontabili album di Burzum che, però, avevo messo nel dimenticatoio, ritornando alle origini e ascoltando ciò che più mi piace. Ecco, perché, ogni volta che ricevo dischi, per così dire, “anomali” e un po’ fuori tema, so già che mi aspetterà un lavoraccio nell’arte dell’ascolto e meditazione.

Fortunatamente, questi Adveniat Hiems sono riusciti nell’ardua impresa di piacermi e coinvolgermi sin da subito.

Mi è bastata la sola intro e le prime note del secondo brano per riportarmi alla mente le gelide atmosfere tanto care a Burzum, quello più tetro e freddo nel sound.

Tuttavia, riconoscere all’interno del songwriting della band, le sole influenze Burum-iane, è assai riduttivo. Poiché, nello stesso, è palese il tributo pagato dalla stessa nei confronti di mostri sacri del black metal, quali Celtic Frost, Immortal, Carpatian Forest e, in linea di massima, di tutte quelle band che, nel bene e/o nel male, sono riuscite a far circolare il loro nome all’interno della scena del black metal.

Come d’uso e costume, però, avendo a che fare con una realtà che ha a che fare i conti con il sottobosco musicale nostrano, mi pare più che doveroso presentare gli Adveniat Hiems.

Gli Adveniat Hiems sono una formazione abbastanza giovane, formatasi nel 2008 a Milano per mano di tre musicisti, impegnati in diverse collaborazioni. Questi ultimi, a loro volta, non possono essere neppure definiti dei novellini, poiché, gli stessi, sono reduci da un’esperienza musicale della loro precedente band, i Lustnotes, scioltasi dopo la pubblicazione dell’album “Graveyard Ballades”.

Originale è anche il monicker della band, “Adveniat Hiems”, l’equivalente in latino di “venga l’inverno”. E, ad onor, mai nome fu più azzeccato dato che, il sound della band, sprigiona davvero una sensazione di freddo e gelo da ogni poro.

Le “contaminazioni musicali” si possono annoverare, dal punto di vista del songwriting dei nostri, da band storiche, quali i già citati Celtic Frost, Burzum e Carpatian Forest. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questi “grandi nomi”, poiché, i nostri, riescono nell’ardua impresa di miscelare le atmosfere più care a Burzum, con quelle più  epiche dei Bathory (a dir poco sensazionali), graziando altresì, l’ascoltatore, di un sapiente connubio con il doom e del symphonic black metal.

Il risultato è questo piccolo gioiellino pregno di luce nera, questo “Loki”, loro primo concept album di breve durata incentrato su temi mitologici tanto cari al Nord Europa. Un DEMO di 5 tracce (4, se si esclude la tetra intro strumentale) che, definire meravigliose, è, semplicemente, riduttivo. Analizzando nei dettagli le 4 songs che costellano questo dischetto di puro “atmospheric black metal”, è impossibile non rimanere estasiati e, allo stesso tempo, impressionati sin  dalla first track.

Quella intro, “Iving” (che prende il nome dal fiume che suddivide le terre degli dei da quelle dei mortali che, congelandosi, darà inizio al Ragnarock diventando, appunto, attraversabile e cancellando, al contempo, ogni impedimento e confine tra divinità e creature mortali, segnando l’inizio del tramonto degli stessi dei), introdotta da un incedere marziale e dal suono di campane che mettono i brividi al solo accolto. Il tutto, grazie, al sapiente utilizzo di giri di tastiera oscuri all’inverosimile e dal magistrale uso del drumming dannatamente marziale e ossessivo. Da sola, “Iving” è un ottimo biglietto da visita che ci catapulterà in “Loki”, la track successiva.

Tocca adesso alla title track, Loki, che ci presenta la figura dell’omonimo dio. Il brano è, semplicemente, perfetto. La sezione ritmica è martellante, ma mai esageratamente veloce. Questo, al fine di rendere meglio l’idea di ciò che si sta narrando. Stessa cosa vale per l’uso sapiente della voce, che bene alterna scream e growl tipici del black, accanto ad una voce più pulita e, allo stesso tempo, fredda e “senza tono”.

È indiscutibile la maestria di questi giovani che, con il solo utilizzo dei loro strumenti, riescono a rendere l’idea di ciò che sta accadendo e, cioè, la punizione subita da Loki dalle altre divinità  a causa della sua ribellione ad Odino. Lo stesso Loki, pur rimanendo “sconfitto”, nutre un forte senso di vendetta e attenderà il giorno del giudizio riuscendo a dominare quelle che sono le sue pene (“For every death I die, I come back even stronger – For every day in Hell, the more soul gets forged”). Semplicemente geniale.

“Midgardsorm” riesce a creare una discreta tensione grazie al suo sound, sempre cupo, e al suo incedere lento e solenne. Dal punto di vista lirico, il capolavoro, non manca. Midgardsorm è, infatti, il nome del serpente (uno dei figli di Loki) che viene gettato sul fondo del mare che circonda le terre degli uomini. Gli dei vogliano che perisca di fame ma, il serpente, grazie alle sue immense dimensioni, riesce a cibarsi della sua stessa coda avvolge dosi tutto intorno al perimetro del mondo, rigenerandosi continuamente da se stesso e originando cicli di vita e di morte (ovvero degli anni e stagioni che contraddistinguono lo scorrere del tempo degli uomini).

Anche qui, non mi resta che fare gli onori dovuti.

Ma è in “Fenrir”, la mi a song preferita, che i nostri arrivano a superarsi. Una traccia che, pur non discostandosi dalle cupe e gelide atmosfere che la band ha saputo sapientemente creare, riesce a mettere in risalto quel doom tanto caro alla stessa. Inoltre, la stessa song, alterna momenti più meditati e, cadenzati e riflessivi a stacchi improvvisi e accelerazioni sostenute da un ottimo drumming, dannatamente veloce che ben danza assieme al basso (un plauso alla sezione ritmica, a questo punto, è dovuto e meritato). Idem dicasi per le chitarre che riescono a creare dei riff che bene si amalgamano con le ambientazioni poste in essere dalle tastiere le quali, invero, non risultano essere mai l’elemento dominante nel sound della band, ma fungono come accompagnamento di fondo, in modo tale da dare ulteriormente prova della maestria dei nostri, nonché, ponendo bene in risalto quella sensazione di angoscia e tetralità che permane lungo l’ascolto dei quattro brani contenuti in “Loki”. Fenrir è, altresì, il nome del lupo che scatenerà il Ragnarock, liberandosi dalle catene che l’opprimono e tengono prigioniero nelle tetre pianure di fronte ai cancelli dei morti e che, balzando, ingoierà il sole gettando il mondo nell’oscurità più totale e nel gelo terni.

Essendo una figura mitologica che ricorda con desolazione la sua provenienza, le sue terre lontane da cui fu bandito, “Fenrir” può annoverarsi la palma ad honorem quale track migliore del lotto, poiché ben si amalgama al connubio di atmosfere di cui l’omonima song è pregna.

A chiudere le (oscure) danze, ci pensa “Hel”, traccia che prende il nome dall’ultima figlia di Loki e regina delle terre dei defunti. La sua figura mitologica viene sovente ritratta con un rastrello con il qual, nelle notti più oscure, raccoglie le anime dei vivi e le trascina con sé nei regni dell’oltretomba.

Qui, invece, viene ritratta ancor più spietata. Hel strappa le unghia degli esseri umani e li obbliga a costruire la nave con cui Loki, nel giorno del giudizio, viaggerà fino alle terre degli dei per ingaggiare la battaglia finale con costoro.

Il brano si chiude in maniera terribilmente funerea, con un basso che scandisce tempi marziali volendo imitare quel suono di campane, lo stesso presente in “Iving”, che davano inizio al concept. Questo senso funebre, questa malinconia, è assai “sottile”, poiché riesce a delineare bene i lineamenti di Hel, figura solitaria.

In conclusione questo “Loki”, pur essendo un EP di debutto, può ben annoverarsi tra le perle di black metal nostrano, più oscuro, più tetro, gelido all’inverosimile, tinteggiato da atmosfere cupe e dardeggianti, e scandito da un sapiente utilizzo della sezione ritmica e delle tastiere che impregnano, le composizioni, di quella atmosfera doom e funerea che rende “magico” il disco e le song tutte.

Song che, invero, sono autentiche perle. Pure perle che brillano di una luce incredibilmente oscura ma, allo stesso tempo, inverosimilmente meravigliosa.

Perché, se paragonato ad un gioiello, lo stesso può essere visto dal punto di vista complessivo, onde rimanerne estasiati immediatamente e, al contempo, graziato da quelli che sono i 4 gioielli che bene vengono incastonati nello stesso, tale da regalargli quella bellezza di cui gode.

L’ultimo accenno lo faccio nei confronti della produzione. Pur essendo non di caratura ottimale, non inficia minimamente il lavoro partorito dalle menti geniali di questi ragazzi . in fin dei conti siamo al debutto e, per di più, il disco è autoprodotto.

E, quando ho a che fare con dei gioielli autoprodotti, mi sembra di avere tra le mani un diadema del valore immenso creato dalle mani di un orafo di vecchia scuola.

Con un’unica ed essenziale differenza: gli Adveniat Hiems, pur non avendo alle spalle una lunghissima storia, si sono dimostrati autentici lupi di mare, molto più bravi e in gamba di certi aborti della natura che sovrastano le scene del metal tutto.

E chi capisce, capisce.

Non mi resta che fare i ringraziamenti alla band per avermi dato l’occasione di ascoltare questo disco che, chiunque, può ascoltare in streaming e/o reperire in formato MP3  recandosi sul loro sito ed effettuando un semplice download. Per i “maniaci” di certe sonorità, gli stessi, mettono a disposizione le tracks di “Loki” in formato “alta qualità”, disponibili su iTunes e sui principali store multimediali. Inoltre, alla stampa digitale si affianca quella di un CD disponibile nell’e-store di Amazon, oppure ordinabile dal sito della stessa band.

Auguri di cuore ragazzi. Gli sforzi sono sempre premiati, sempre. Continuando così, ben presto, salterete fuori dal sottobosco nostrano.

Lo stesso in cui era incatenato il vostro Fenrir……

 

VOTO: 9.5

 

TRACKLIST:

1.      IVING (INTRO) – 1:57

2.      LOKI – 4:45

3.      MIDGARDSORM – 4:19

4.      FERNIR – 5:08

5.      HEL – 4:35

TOTAL RUNNING TIME: 20:44

 

GLI ADVENIAT HIEMS SONO:

·         AGANUSH – GUITAR & BASS

·         RAGNO – DRUMS

·         ISHTAR – KEYBOARDS

AND SESSIONIONISTS:

·         ANDREA – SESSION SINGER FOR LOKI

 

CONTATTI:

Ø  Myspace: http://www.myspace.com/adveniathiems

Ø  Youtube:

ü  Promo: http://www.youtube.com/watch?v=O3RMKCkVL4A

ü  Video Loki: http://www.youtube.com/watch?v=tSZSAo6YmHA

Ø  Album Download (formato MP3 VBR): http://www.archive.org/download/adveniathiems_loki/Adveniat_Hiems__Loki.zip

Ø  Official Merchandise (T-shirts Sweaters, etc..): http://adveniathiems.spreadshirt.it

 

 

 

 

 

Commenti (2) -

Adveniat Hiems
Adveniat Hiems
19/12/2009 07:12:51 #

Ciao ragazzi,
riporto le impressioni della band dopo aver letto la recensione del nostro EP.

Innanzitutto, è ovvio ma comunque doveroso dirlo, ci sentiamo lusingati dal 9.5: gran voto, che onestamente ci da una gran carica per andare avanti ancor più decisi nel nostro percorso!
Oltre al piacere del bel voto però, ci teniamo a sottolineare come ci sia piaciuto che la recensione abbia saputo cogliere finezze che spesso passano inosservate: che orecchio, complimenti! Ne citiamo una per tutte: la ripresa delle campane iniziali nella chiusura dell'ultima traccia non l'aveva capita nessuno fino ad ora, grandi!!!

Complimenti anche per l'impostazione intelligente e libera da fanatismi che avete dato alla 'zine tutta e in particolare in questo caso nell'interpretazione di un lavoro in ambito black metal. Abbiamo apprezzato l'aver approfondito le tematiche del concept, l'interesse mostrato per le liriche e le idee, mentre molti altri si limitano a misurare quanto il suono del gruppo sia aggressivo o quanto satanismo ci sia nelle parole delle canzoni. Ottimo approccio e ottima apertura mentale, cosa purtroppo rara da incontrare nel black!

Dovete sapere infine che questo album è auto-prodotto, dalla prima take fino al mastering finale. Da qui si capisce il motivo della produzione non eccelsa (sebbene la scelta dell'auto-produzione sia stata indotta anche dal nostro essere affezionati al suono un po' torbido degli apripista di questo genere), ma forse anche della passione che traspare dal prodotto. Lo sentiamo "nostro" forse anche grazie al fatto di averlo creato dal nulla tutto da soli, dunque vederlo compreso e apprezzato è una soddisfazione enorme!
Grazie e a risentirci presto!

Anatas
Anatas
19/12/2009 23:24:59 #

Carissimi amici, innanzitutto il fatto che il disco sia autoprodotto l'avevo capito immediatamente ^^ ed è proprio per questo che della produzione non me n'è potuto fregare niente. Andare a criticare la produzione di una band che si autoproduce significa non aver capito una pippa dello spirito della stessa band, del corpo e dell'anima che ci ha messo nelle composizioni. Idem dicasi per band che sono costrette a produzioni "amatoriali" e via dicendo. Gli esordi raramente nascono col botto. Ma, se c'è qualcosa che ho appreso ascoltando le band dell'undergorund, è che molte di loro, la quasi totalità, costituiscono l'eccezione alla regola del "botto". E voi ne fate parte.
Grazie per i complimenti, davvero.
E, QUANDO diventerete famosi, magari, potreste citarci in qualche intervista. O farmi assumere, in senso di riconoscenza, da qualche magazine a tiratura nazionale... ha ha!!! ^

Ci si snte amici e in bocca al lupo per il futuro! Possa essere roseo e pieno di cose positive!

Aloha!

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